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La volpe Sinner domina highlander Djokovic

Troppo Sinner per Djokovic. Supremazia netta e risultato mai in discussione: 6-4 6-4 6-4. L’abbraccio finale tra i due è rispettoso e affettuoso. Concentrato, concreto, atleticamente brillante, potente nei colpi e molto efficace al servizio, il campione altoatesino si è espresso nella sua versione migliore: 40 vincenti, 15 errori e 14 ace contro il miglior ribattitore del circuito. L’ex numero uno del mondo ora sceso all’ottavo, bugiardo, posto, ha dato il meglio di sé, ma contro questo Sinner non poteva bastare. «È bellissimo per me tornare qui e disputare un’altra finale del torneo più speciale che abbiamo», dice prima di lasciare il campo. «Novak è un grande campione, un esempio per le nuove generazioni. Con lui giochiamo sempre partite lottate, in Australia ho perso, dovevo adattarmi, ho cercato di essere aggressivo e di servire bene, provando a mescolare le cose. Sono soddisfatto. Il mio team mi mette sempre nella condizione per performare al meglio. Sono davvero felice. Grazie a tutti».
Domani, per difendere il titolo di un anno fa, Jannik se la vedrà con Alexander Zverev che ha disputato un ottimo torneo e ha regolato la rivelazione Alexander Fery (7-6 6-2 6-4 il punteggio).
Ormai è letteratura. Mitologia, epica, fiaba. Più che un classico, Jannik Sinner contro Novak Djokovic si candida ad archetipo dei duelli. Mors tua vita mea. Siamo dalle parti di BorgMcEnroe e FedererNadal, per citare nobili precedenti nella stessa disciplina. Sconfinando, tornano in mente CoppiBartali e ClayForeman. Rivalità epocali, somiglianze e contrasti. Ci sono 15 anni di differenza, 39 Novak e 24 Jannik, ma il più giovane si specchia nel più vecchio. E il più vecchio si rivede nel più giovane. Djokovic ha un grande avvenire dietro le spalle, cerca lo slam numero 25 e l’erba di Wimbledon, in assenza di un certo Carlos Alcaraz, può essere l’ultima chiamata. Sinner prova a scrivere la storia, è campione in carica e quest’anno non ha ancora vinto un major. Mitologia ed epica: le ragnatele di Spiderman contro la spada di Highlander. Letteratura e fiaba: la Volpe rossa contro il Lupo d’inverno (titolo del doc sul campione di Belgrado, dal 20 agosto su Prime video).
Siamo al dodicesimo duello, i precedenti dicono 6 a 5 per l’italiano, ma l’ultimo disputato a Melbourne se l’è portato a casa il serbo. Ogni sfida, però, è un romanzo diverso. Stavolta, Nole si presenta forte del successo conquistato al super tie-break del quinto set contro Felix Auger-Aliassime dopo oltre cinque ore di battaglia. In tutto il torneo è stato in campo 16 ore e mezza, tre in più del nostro campione e anche questo, pur con due giorni di riposo, potrebbe avere un certo peso, soprattutto se il match si allungherà. Dal canto suo, quest’anno sul verde dell’All England Club, Jannik non ha espresso il suo tennis migliore. Falloso soprattutto con il dritto. Bene, invece, il servizio. Se vuole prendersi la rivincita degli Australian open sa bene che deve alzare il livello di gioco. Insomma, Sinner è più riposato del Joker, ma il fatto di non aver incontrato finora avversari probanti può rivelarsi un handicap. Tirando le somme, se Jannik è lievemente favorito, quando il gioco si fa duro il Lupo ha più pelo sullo stomaco della Volpe.
Si comincia. Nel box di Novak c’è la moglie Jelena con i due figli, Stefan e Tara; in quello dell’italiano solo il team al completo. I primi game sono di studio, con tante prime di servizio in campo si scambia poco. Djokovic annulla la prima palla break al quinto gioco. Sembra una partita a scacchi, ma Jannik è solido anche con la seconda di servizio, mentre il Joker commette qualche doppio fallo. Nel nono gioco arrivano altre due palle break: Sinner sbaglia uno smash facile, ma trasforma un passante lungolinea di rovescio e, senza scossoni, incamera il primo set.
Rispetto ai giorni scorsi, Jannik sembra un altro. Determinato, poco falloso, potente e creativo allo stesso tempo. Djokovic non gioca male, ma la palla di Jannik è più pesante. Il serbo deve provare a mischiare le carte perché un match impostato su ritmo e violenza è favorevole all’italiano. Che è sempre efficace al servizio, il colpo chirurgico che, all’occorrenza, gli risolve qualche piccolo problema. Da fondo campo, poi, Sinner è una macchina. Colpi tosti e profondi, e a un ritmo che Novak stenta a tenere. Quando arrivano altre due palle break, il pubblico del centrale lo incoraggia: Nole, Nole, Nole. Il serbo regge, ma deve cedere nel successivo game di servizio dopo un rovescio incrociato e una palla corta improvvisa di Jannik. Che nel gioco successivo scaglia tre ace consecutivi. La sua superiorità è netta e un altro 6-4 gli consegna il secondo set. Nel primo gioco del terzo, Djokovic salva tre palle break, ma alla quarta perde la battuta, l’esito del match sembra scritto. C’è ancora un sussulto quando Novak conquista la prima palla break del match, innescando i cori del pubblico. Ma con due ace, Sinner spegne subito i propositi di rimonta e va a prendersi la finale di domani. La Volpe è troppo giovane per questo Lupo. Se gioca così, non si vede chi possa metterla in gabbia.

 

La Verità, 11 luglio 2026

Flavio lotta come un leone ma Zverev sfata il tabù

Disteso sulla terra rossa, Alexander Zverev si gode il momento di felicità. Alla quarta occasione ce l’ha fatta a conquistare il suo primo slam. Onore a Flavio Cobolli che ha lottato per cinque set. A Roma Adriano Panatta aveva dato appuntamento a Jannik Sinner per la premiazione sul Philippe Chatrier del Roland Garros. Invece, con grande eleganza, ha consegnato il trofeo al tedesco con il profilo da guerriero normanno, vincitore con il punteggio di 6-1 4-6 6-4 6-7 6-1.

La curiosità attorno a questa finale inedita riguarda soprattutto Alexander Zverev, già tre volte finalista di slam (Open Usa 2020, Parigi 2024 e Australian open 2025) e mai vincitore: gli sfuggirà questa irripetibile occasione, in assenza di Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, di conquistare il primo major? Sascha si avvicina alla trentina e chissà mai quando gli ricapiterà, inchiodato al numero tre delle classifiche ora che anche Novak Djokovic ripiega. Dall’altra parte c’è Flavio Cobolli, faccia d’angelo di strada, adolescenza fra Trigoria della Roma calcio e il Parioli, il circolo dei grandi. Quello di Adriano Panatta, che oggi è in tribuna d’onore per premiare il vincitore 50 anni dopo il memorabile 1976 quando i francesi lo ribattezzarono «Panattà» e, vedendo le sue volée in tuffo, scrissero che «cammina sulle acque».

Come Zverev anche Cobolli detto «Cobbo» è allenato dal padre. In questo i due amici si somigliano, come si somigliano i rapporti vivaci tra padri e figli del tennis. «Ammiro Flavio più come uomo perché come tennista può migliorare ancora tanto», ha detto Stefano Cobolli. Di rimando, il ragazzo gli fa pesare quando predisse che non sarebbe mai entrato nei primi 10. Invece, grazie all’exploit di questo torneo è già in top ten. E ora, in caso di vittoria, si isserebbe al numero cinque. Zverev non progredirebbe in classifica nemmeno vincendo, ma sfaterebbe un tabù che cambierebbe curriculum, autostima e conferenze stampa. Le carte in regola le ha tutte come dimostra il disco rosso alzato in faccia alla nouvelle vague, i vari Rafael Jódar e Jakub Menšík incontrati sul suo cammino. Cobbo invece consacra il momento di gloria di les italiens, con Matteo Arnaldi e Matteo Berrettini nei quarti di finale di un torneo senza Lorenzo Musetti e Jannik Sinner, fuori al secondo turno.

Zverev è più esperto e abituato a questi match, ha un servizio più potente, un rovescio più sicuro e un registro di gioco più limitato. Il suo punto di forza è la regolarità, soprattutto sulla diagonale del rovescio. Cobolli possiede un dritto esplosivo, maggior varietà di colpi, è dotato di gambe fenomenali che gli consentono grandi recuperi. La sua arma può essere la smorzata, perché Zverev non è un fulmine quando deve correre in avanti. I precedenti dicono 3-1 per il tedesco che per la prima volta si presenta da favorito alla finale di un major. Ma in questa primavera siamo uno pari, Cobbo vincitore a Monaco, Sascha a Madrid. Sarà decisiva la testa. Cioè, concentrazione, tranquillità e capacità di stare lì a giocarsi ogni singolo punto.

Pronti via, c’è il break e l’italiano deve subito inseguire. Sascha è solido con il rovescio e incrocia stretto con il dritto. Cobbo affretta i colpi nel tentativo di rientrare, ma diventa falloso. Il primo set è perso in un soffio. Bisogna liberarsi della tensione e aspettare con pazienza l’occasione buona. All’inizio del secondo set, Flavio è più disinvolto ed efficace al servizio. Riduce gli errori, introduce la smorzata e ottiene il break. Ora è Cobolli a comandare, i suoi turni di servizio si accorciano, quelli di Zverev si allungano. Al decimo game un ace e un lungolinea di rovescio portano l’italiano sull’uno pari. La situazione è capovolta. Flavio è più intraprendente, mentre Sascha ha perso sicurezza. Nel quarto gioco del terzo set, quando Cobbo annulla due palle break la fiducia cresce. Invece, mentre l’italiano si fa prendere dalla fretta, il tedesco non fa regali e si prende il terzo set. Ma il break conquistato all’inizio del quarto rimette subito in partita l’italiano. Nel sesto gioco il tedesco rientra. Il nemico di Flavio è la fretta che lo rende falloso. Il tie-break è un mezzo romanzo. Dopo un passante miracoloso, Cobolli manca una palla set facilissima, ma si rifà con un lungolinea di dritto. Si va al quinto. Flavio cede subito il servizio e poi ancora una seconda volta. Nel quarto gioco non sfrutta tre palle break per provare a rientrare. Finisce in un batter d’occhio. Vince il tedesco con il profilo da guerriero normanno, ma il ragazzo con la faccia d’angelo di strada può competere con i migliori del mondo. A presto.

 

La Verità, 8 giugno 2026