Lo spy action Fauda riflette sulla paura e la vendetta

Trattandosi di una serie che racconta azioni e travagli di un nucleo di agenti dello Shin Beat, uno dei tre servizi di intelligence israeliani, è difficile parlarne prescindendo dagli schieramenti sulla crisi di Gaza, la strage del 7 ottobre e la successiva azione bellica del governo di Benjamin Netanyahu. Ci proveremo, consapevoli dei limiti di questa rubrica. Giunta alla quinta stagione, Fauda, una serie israeliana sicuramente di parte, trasmessa in Italia da Netflix, compie uno scatto narrativo rispetto alle quattro precedenti, quando la squadra di agenti infiltrati nelle formazioni nemiche si prefiggeva di scongiurare le azioni di Hamas e dell’Isis e di liberare i compagni fatti prigionieri dai terroristi islamici. Questa nuova stagione è stata riscritta dall’ideatore Lior Raz, anche interprete del protagonista Doron Kabilio, e da Avi Issacharoff, dopo gli avvenimenti seguiti al 7 ottobre. Dunque, stavolta, anziché anticipare l’attualità, la ripercorre. Il sentimento di assedio e di insicurezza domina le circostanze e attraversa il volto di Doron, complesso agente operativo autore di azioni non sempre ineccepibili. La difesa e la sopravvivenza di Israele – minuscolo Stato accerchiato dal Nordafrica occidentale fino all’India da nazioni musulmane che ne desiderano la sparizione – è la missione in cima ai pensieri e alle azioni della sua squadra, ma la paura è la scomoda convivente quotidiana.

Sollecitato da Salem, un tracciatore arabo, Eli (Jacob Zada Daniel), capo ora a riposo del team, va a Marsiglia per colpire l’attivista di Hamas che il 7 ottobre ha sterminato la sua famiglia, moglie e due figlioletti. Com’è prevedibile la missione si complica e tocca a Doron intervenire insieme a Steve Pinto (Doron Ben-David), ma anche loro devono fronteggiare una serie di imprevisti, gestiti con la supervisione del capitano Ayub (Itzik Cohen), capo dei servizi. Tutti sono segnati da ciò che è successo il 7 ottobre e il sospirato ritiro dalla «prima linea» non regge più.

La serie privilegia la dinamica delle missioni sul tentativo degli agenti di preservare le complicate vite private, ma negli episodi chiave che raccontano la strage dei giovani del Festival Supernova e i massacri nei kibbutz, le due linee narrative si intrecciano con grande realismo e un’efficacia particolarmente coinvolgente. Così, senza perdere la forza del thriller spionistico e d’azione, Fauda diventa anche una meditazione sulla forza magmatica della paura, sul senso di insicurezza, sulla legittimità e la crudeltà della vendetta.

 

La Verità, 24 settembre 2026