«L’Ue ci toglie 2 milioni ma dà 6 miliardi a Putin»
L’Unione europea toglie due milioni alla Biennale e dà sei miliardi in sei mesi a Putin. Ecco dove s’intorbida l’acqua». Non china la testa il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco. Anzi, durante la presentazione della 83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica, dal 2 al 12 settembre, va all’attacco della Commissione europea mettendone a nudo l’ipocrisia. Citando un titolo dell’Huffington Post di questi giorni, replica all’Ue che l’11 luglio ha confermato la decisione di tagliare i fondi all’istituzione veneziana, colpevole di aver riaperto il Padiglione russo – di proprietà della Russia – in occasione dell’ultima Esposizione d’Arte contemporanea. E ricorre all’amato Fedro che, con Il lupo e l’agnello, ha suggerito il titolo, Lupus in fabula, della sua trasmissione appena cancellata dalla Rai.
Il caso c’è tutto e coinvolge le istituzioni italiane ai massimi livelli. Perché la replica immediata del ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce la posizione del governo: «Accogliere gli artisti russi è stata una scelta molto imprudente. Non ero favorevole, si potevano invitare i dissidenti», dice il vicepremier. Invece la presenza degli artisti di Stato ha creato «molto, molto stupore. La Russia è un paese che ha aggredito l’Ucraina, in violazione del diritto internazionale, e provocato centinaia di migliaia di morti da una parte e dall’altra». La distanza tra la Fondazione veneziana e il governo appare incolmabile. Forse aiuterebbe riconoscere la diversità di piani su cui operano, rispettando l’autonomia di una delle nostre istituzioni culturali più note e invidiate nel mondo.
«Ci lascia un compagno di strada, ma la Biennale non può certo sottostare, noi non facciamo politica, non assecondiamo tamburi», scandisce Buttafuoco. «Noi siamo chiamati qui alla ricerca a livello internazionale nel campo delle arti. Obbedendo ai loro desiderata verremmo meno ai principi di autonomia e di libertà di espressione e di ricerca, di fantasia, d’immaginazione che da 131 anni sono propri di questa istituzione». Prima che il direttore artistico della Mostra Alberto Barbera snoccioli il cartellone che segna il ritorno in forze del cinema italiano a un festival, con cinque film in concorso (The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, Succederà questa notte, di Nanni Moretti, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, L’estranea di Paolo Strippoli, Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis) sui venti totali, dopo che sia Berlino che Cannes non ne avevano invitato nessuno, Buttafuoco rivela: «Ben tre lettere della Commissione europea, ecco chi è il compagno di strada che è venuto meno, hanno avuto tre dettagliate risposte e ripetevano le stesse domande come se non ci fossero mai state le puntuali risposte. E, caro Alberto», dice rivolto a Barbera, «con Fedro potrebbe dirsi Lupus in fabula, superior stabat lupus». L’enigma diplomatico si trasforma nell’apologo del lupo che si disseta al torrente, ma accusa l’agnello che si abbevera più in basso di intorbidare l’acqua. «La Commissione europea è il lupo che invia la prima lettera e toglie i due milioni alla Biennale», prosegue. «E cito un titolo di Mattia Feltri sull’Huffington Post, “dà sei miliardi in sei mesi a Putin”. Ecco dove diventa torbida l’acqua. Ma in una seconda lettera accusa l’agnello in una precisa data in cui l’agnello non era ancora nato. E in una terza lettera se lo mangia: se non sei stato tu, allora è stato tuo padre».
In mancanza di motivazione contro la Biennale Arte, la Commissione decide di punire la Biennale cinema. Il 21 luglio l’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura ha revocato definitivamente il finanziamento di due milioni destinati a progetti cinematografici. «La ricaduta di questo taglio non sembra avere conseguenze sull’attività», sottolinea Barbera. «Non mi è stato chiesto di rinunciare a nulla o di tagliare alcunché in quelle che sono e che rimarranno le attività programmate per quest’anno e per l’anno prossimo». I due milioni sono i contributi di tre anni, di 2026, 2027 e 2028, a sostegno delle attività del Venice Production Bridge e di Biennale College. «Ma la Biennale per fortuna ha altre risorse in grado di sopperire a questo improvviso buco di bilancio che è di circa 700-750mila euro all’anno. L’attività della Mostra del Cinema non ne risentirà minimamente», conclude il direttore artistico, confortando i giornalisti e i critici cinematografici presenti nella sede della Biblioteca.
Meno tranquillizzante è la conclusione di Buttafuoco: «Troveremo un giudice a Berlino», dice annunciando la volontà della Fondazione di contestare la decisione della Commissione nelle sedi competenti. «Ma intanto, ecco: il tribunale di Fedro si è espresso. Questo è uno spazio creativo di vitale necessità perché ha come obiettivo l’aiuto concreto ai giovani, al loro futuro e all’incoraggiamento dei loro sogni». Perché, chiude il presidente dell’istituzione veneziana ricorrendo a un’altra immagine letteraria, «lo dico nel fitto silenzio, lo scopo è costruire la città dei poeti, non certamente quella della Commissione europea. Lo dico per sfregiare il silenzio con il verso di Ezra Pound: è la città dei poeti, la città che ha terrazze color delle stelle». Pound contesta l’omertà e il silenzio fitto che ha circondato il finale di partita. Dove fitto, stando a una delle ultime storie postate su Instagram da Buttafuoco e rivelata da un giornale locale, va scritto con la effe maiuscola, in riferimento a Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per le riforme. Silente su tutta la vicenda.
La Verità, 24 luglio 2026








