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Gli Anelli del potere forgiati nell’ideologia woke

Desta relativa sorpresa il fatto che la serie kolossal Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del potere, di cui Prime video ha finora rilasciato due episodi, sia improntata all’ideologia woke che innerva l’immaginario produttivo delle piattaforme mondiali. Il megaboss Jeff Bezos è un grande appassionato dell’opera di John Ronald Reuel Tolkien e con il lancio del prequel della trilogia cinematografica firmata Peter Jackson realizza un sogno personale, oltre che un evento planetario. Dopo il primo giorno di programmazione è stato annunciato il debutto da record con 25 milioni di telespettatori nei 240 Paesi coinvolti. Ma subito dopo Amazon ha bloccato per 72 ore la pubblicazione delle recensioni nella speranza di raffreddare la rivolta dei tanti tolkeniani delusi dalla trasposizione infedele. L’intenzione dei critici più o meno improvvisati è influenzare con precoci stroncature l’accoglienza dell’atteso show. L’azione di review bombing, frequente in merito a opere di culto, ha lo scopo di boicottare il lancio del nuovo prodotto. Tuttavia, tralasciando le strategie delle community di fan, non occorre essere seguaci del britannico Tolkien o critici ipersensibili per accorgersi dei personaggi aggiunti dagli showrunner J. D. Payne e Patrick McKay solo per soddisfare il correttismo in voga particolarmente nei Paesi anglosassoni. Il male turbava i popoli della Terra di mezzo, umani, elfi e nani anche in «un tempo in cui il mondo era talmente giovane che non esisteva ancora il levar del sole». E così l’antefatto può dipanarsi…

Purtroppo, con l’innesto dell’elfo Arondir (Ismael Cruz Córdova) e della pingue principessa Disa (Sophia Nomvete), interpretati da attori di colore, Gli Anelli del potere si distanzia dal testo originale per assumere improbabili caratteri multietnici. Non serve attendere troppi episodi per cogliere quel manierismo inclusivo che condiziona il giudizio complessivo sull’operazione, altrimenti realizzata con grandi mezzi e una maestosità delle scenografie che meriterebbero la visione su mega schermi. Invece le cinque stagioni previste, con rilascio di un episodio settimanale, sono destinate alla tv o a dispositivi ancora più piccoli che ne penalizzano oggettivamente la fruizione. Per avere ulteriore conferma dell’interpretazione patinata della storia occorre invece verificare se anche nel seguito del racconto i personaggi più limpidi e attrattivi – la bionda e soave guerriera elfica Galadriel, la curiosa ragazzina Nori e la madre guaritrice Bronwyn – tutti di sesso femminile, resteranno tali.

 

La Verità, 7 settembre 2022