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La lezione di giornalismo di Capuozzo sul Pci

Raccontare il secolo del Partito comunista italiano con rispetto ma senza sconti si può. Lo dimostra Il sogno di una Cosa, reportage in due puntate, trasmesso da Focus, canale tematico di Mediaset, la sera del 30 aprile e del primo maggio. Certo, non è da tutti perché quasi nessuno ha la profondità di sguardo, la densità di linguaggio e la capacità critica di Toni Capuozzo. Certi giornalisti non dovrebbero mai andare in pensione e, nella società liquida fluida smart, dovrebbero continuare a testimoniare un mestiere solido, concreto e, quando serve, faticoso.

Da una citazione di Carlo Marx e dal titolo del primo romanzo di Pier Paolo Pasolini prende le mosse il road movie di Capuozzo, accompagnato dall’amico comunista ortodosso Vanni Della Lucia. L’appuntamento è alla sede della Falck di Sesto San Giovanni, teatro di storiche lotte operaie. Ma l’esordio è già una sorpresa, ovvero il pulmino Uaz di fabbricazione sovietica, design e filosofia spartanissimi, che accompagnerà la coppia nel viaggio attraverso luoghi e testimonianze fuori dall’ufficialità come fossero «briciole di Pollicino».

Sulla tomba di Pasolini a Casarsa della Delizia se ne rievoca l’espulsione dal partito dopo la scoperta che si appartava con i ragazzini. Sulla piazza di Cavriago (Reggio Emilia) resiste un busto di Lenin e lo storico militante Rodolfo Curti ricorda quando, mandato dal partito, frequentò l’Istituto di marxismo leninismo a Mosca. A Genova, davanti al monumento in memoria di Guido Rossa, l’operaio del Pci ucciso da quelle che «l’Unità chiamava sedicenti Brigate rosse» mentre gli assassini «venivano dalle stesse letture e dalle stesse canzoni», Capuozzo sottolinea la ferita che s’incise profonda nella sinistra. Grazie alla collaborazione dello storico e documentarista Roberto Olla, si delinea il contesto internazionale – dall’invasione dell’Ungheria alla repressione cecoslovacca alla caduta del Muro di Berlino – nel quale i fatti italiani avvengono. Davanti a un’edicola nel quartiere Prati di Roma, regalata dal partito a un’ex partigiana, Della Lucia osserva che il giornalismo italiano «ha sempre fatto i conti» con il comunismo. «Luciano Fontana, attuale direttore del Corriere della Sera, viene dall’Unità», chiosa Capuozzo. Che in chiusura si chiede cosa sia rimasto di 100 anni di Pci: «Il protagonismo degli ultimi e un’idea alta di politica militante», ma anche «lo statalismo e la presunzione di essere la parte migliore d’Italia».

Un reportage così andrebbe mostrato nei corsi di storia del Novecento o di giornalismo di scuole e università. Nell’attesa, intanto sarebbe bello vederlo in una rete generalista.

 

La Verità, 4 maggio 2021