vitadacarlo-cavevisioni.it

La serie di Verdone, prodotto corale con solista

Autobiografica («al 35%», dice lui), autoironica, comica e malincomica, insomma, una bella serie tv. È Vita da Carlo, 10 episodi di mezz’ora dal 5 novembre su Amazon Prime Video. Carlo Verdone l’ha scritta (con Nicola Guaglianone, Menotti e Pasquale Plastino), diretta (con Arnaldo Catinari) e interpretata. E anche il cast scelto è un bell’esempio di collaborazione e coralità: Max Tortora (che interpreta sé stesso), Monica Guerritore (l’ex moglie), Caterina De Angelis (la figlia), Antonio Bannò (il suo fidanzato), Andrea Pennacchi (Signoretti, presidente della regione Lazio), Anita Caprioli (una farmacista affascinata da Verdone), Maria Paiato (la domestica), Giada Benedetti (la segretaria). Perdonerete il lungo elenco, ma è per dare rilievo al super cast coinvolto dalla produzione Filmauro. Perché, come da tempo si va dicendo, la migliore serialità non ha nulla da invidiare al cinema. Vita da Carlo lo conferma e ribadisce a cominciare dalle scelte degli attori, per proseguire con la qualità della sceneggiatura e le scenografie, la splendida casa del protagonista, la meravigliosa terrazza con vista sulla città ripresa negli scorci meno visti.

All’uscita da una farmacia, davanti all’incidente di un motociclista causa buca del fondo stradale, Verdone si lancia in uno sfogo su Roma poco amata dalla politica e la politica, vista la viralità dell’invettiva, lo arruola immediatamente. Alle prossime elezioni sarà lui il candidato sindaco del partito guidato dal presidente della regione Signoretti. Ovviamente, è solo il pretesto narrativo di una storia che si beve come un sorso d’acqua di montagna, ma si snoda tra incubi, notti insonni e ipocondrie varie, per lo scoramento del povero Carlo.

Assediato dai fan ai quali non riesce a negare un selfie, acclamato dai sostenitori che lo vedono già insediato al Campidoglio, incapace di misurare la propria generosità, Verdone passa dal confortare un’ammiratrice malata di tumore al dissuadere un attore deluso dalla volontà di suicidarsi buttandosi dal Colosseo. Il vero rovello che però lo assilla è la difficoltà a liberarsi dei personaggi dei primi film (Furio, Mimmo, Ivano…), continuamente richiesti dai fan e dal produttore (Stefano Ambrogi), per svoltare finalmente nel cinema d’autore (con relativa, godibile, presa in giro dello stesso). Insomma, una commedia in cui si ride spesso e qualche volta ci si commuove. E alla quale aggiungono freschezza gli imprevedibili camei di Roberto D’Agostino, Antonello Venditti, Alessandro Haber, Rocco Papaleo, Morgan, Paolo Calabresi e Massimo Ferrero.

 

La Verità, 9 ottobre 2021