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Le parole d’ordine del bon ton sanitario di Rai 3

Il galateo sanitariamente corretto è la nuova variante, o sfumatura, mediatica che la pandemia ci sta lasciando in eredità. Gli esempi pullulano nei commenti delle testate benpensanti, nei talk show dell’ortodossia virologica. È iniziato il riflusso del Covid 19, le ondate si ritirano, ma sul bagnasciuga rimangono sempre le conchiglie del perbenismo in camice bianco. Nei salotti di tendenza c’è sempre lo scrittore radical chic che presenta il suo libro o quello più spiccatamente engagé (a volte entrambi), il comico che ricorda il tour teatrale e la virostar con il memento paternalistico a «non abbassare la guardia» e la nostalgia per la mascherina, «il nostro burqa laico», «la nostra copertina di Linus»…

Il bon ton sanitario ha accenti suadenti e vellutati, ma di fronte ai non allineati il buonismo dei migliori smarrisce il proverbiale aplomb. Qualche sera fa a Le parole di Massimo Gramellini (Rai 3, sabato, ore 20,20, 1,4 milioni di telespettatori, 6,3% di share), con ospiti Daria Bignardi e Maria Amelia Monti si chiacchierava di libri, scuola e teatro, quando a un certo punto è comparsa in collegamento l’immunologa Antonella Viola. Già la sera prima, ospite di Otto e mezzo su La7, la dottoressa aveva accusato Giorgia Meloni, rea di non voler vaccinare sua figlia, di diffondere notizie false sull’efficacia dell’iniezione per i bambini. Ora, al cospetto del pubblico del sabato sera di Rai 3, Viola poteva accomunare all’anatema sanitario Matteo Salvini, a sua volta protagonista della stessa scelta riguardo ai suoi figli. Per la solita compagnia di giro il salto da La7 a Rai 3 è particolarmente breve. La parola suggerita per l’occasione dal conduttore era «Genitori», cosicché, oltre che colorazione politica, la reprimenda assumeva anche carattere pedagogico perché Meloni e Salvini erano accostati a quei genitori di Modena privati della patria potestà dal giudice perché pretendevano sangue no vax per il trapianto cui deve sottoporsi il loro bambino. Insomma, genitori degeneri. Subito dopo arrivava Roberto Saviano per il promo del programma che seguiva in palinsesto: purtroppo la compagnia di giro e Le parole d’ordine sono spesso tristemente prevedibili. Sorprendente sarebbe se Gramellini invitasse uno come Massimo Arcangeli, il linguista promotore dell’appello contro lo schwa, per altro sottoscritto da intellettuali come Angelo D’Orsi, Paolo Flores d’Arcais, Ascanio Celestini, per citarne alcuni fra i tanti. Ma chissà, forse in quel contesto, quelle per la difesa della grammatica italiana, risulterebbero parole di disordine.

 

La Verità, 15 febbraio 2022