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Troppa farcitura rende indigesto l’almanacco

Poco o tanto le rivisitazioni sono sempre delle operazioni intellettuali. Alcune più azzeccate di altre. Da qualche giorno su Rai 2 va in onda Drusilla e l’almanacco del giorno dopo (ore 19,50, share tra il 4 e il 5%), nuova edizione di una storica rubrica di Rai 1 condotta da Paola Perissi e Ilaria Moscato, due delle annunciatrici più apprezzate della nostra televisione. Il fatto che nel titolo della nuova versione compaia il nome della conduttrice, Drusilla Foer, personaggio di complessa definizione – non trans, non drag queen, ma attore en travesti inventato e portato sulle scene da Gianluca Gori (presente tra i numerosi autori del programma) – fa intuire la differenza tra i due almanacchi. Quello trasmesso per 18 anni a partire dal 1976 era una rubrica che assemblava aneddoti storici, brevi biografie del santo del giorno, proverbi e tradizioni cucendo il passato e il presente per chi voleva avere una memoria storica utile. Nella versione drusilliana questa intenzione è conservata, come lo sono la sigla musicale (Chanson balladée, ispirata a una melodia francese trecentesca) e la grafica con caratteri antichi. Per il resto, tutto è diverso, dallo studio ai costi, ma soprattutto il linguaggio improntato alla leggerezza e alla fluidità, che sono la cifra della conduttrice già apprezzata all’ultimo Festival di Sanremo.

In genere le rivisitazioni consistono nel fatto che, mentre l’edizione originale di qualcosa, un programma, un quiz, una rubrica, inizia senza ambizioni particolari, è proprio la sua nuova edizione a trasformarlo in un format, in un modello che rende inevitabile il confronto. In questo caso siamo passati da una rubrica condotta da un’annunciatrice a uno show… en travesti di durata doppia, farcito di ospiti, finte telefonate, auguri di compleanno, inserti di varietà con accompagnamento al pianoforte, insegnanti di yoga, duetti con Topo Gigio, declamazioni poetiche, esperti di piante selvatiche, finti lamenti contro l’improvvisazione dell’editore, angolo della posta, digressioni di costume, consigli vari… Proprio la promozione da rubrica a show, con inevitabile allungamento dei tempi, sembra il virus che debilita il nuovo almanacco, troppo farcito come certi panini le cui salse traboccano quando provi ad addentarli. Una tantum ci può stare, tutti i giorni può influire sul colesterolo. Fate voi se affidare l’agenda televisiva quotidiana di una rete del servizio pubblico a una pur «eleganzissima» figura cross-dressing – oggi si chiamano così – sia un’operazione poco o tanto intellettuale.

 

La Verità, 12 giugno 2022