Cosa farà da grande Zaia, il leghista progressista
L’uomo è di parola e mantiene le promesse. Aveva detto che a Pontida ci sarebbe andato e così è stato, sebbene lo slogan dell’annuale raduno leghista – «Non passa lo straniero» – fosse di quelli un filo troppo definitivi per lui. Ma Luca Zaia, il Doge con la passione dei cavalli fa quello che dice e quindi eccolo lì, sul palco della celebre spianata, nonostante quello slogan. Del resto, lui è il leader del «Sì, ma…», un po’ come Walter Veltroni è l’uomo del «ma anche». Sì, basta clandestini, ma gli immigrati ci servono. Sì, vogliamo l’autonomia differenziata, ma intanto approviamo la legge regionale sul Fine vita. Zaia è il Veltroni del centrodestra, senza l’allure intellettuale del fondatore dell’Ulivo, ma con la stessa capacità di mediazione, di arrotondare gli spigoli e di liofilizzare i concetti. Come davanti a Veltroni, anche quando parla Zaia, con la sua dialettica leggera, inclusiva e inoffensiva, viene in mente la birra analcolica e la pizza vegana. Sui suoi obiettivi, però, non deflette. Furbo e manovriero uomo del fare, da presidente del Consiglio regionale ha voluto far capire chi ancora comanda nella Serenissima. Due anni fa la legge sul suicidio assistito era stata bocciata per un solo voto, stavolta è passata con una maggioranza netta. Favorevoli gran parte dei consiglieri leghisti e gli uomini dell’opposizione, contrari gli esponenti di Fratelli d’Italia, astenuti quelli di Forza Italia. Così, sulla scorta dell’ascendente del suo ex Doge, il Veneto è diventata la prima regione di centrodestra ad approvare la legge sul Fine vita. Resta da vedere l’effettiva applicabilità del provvedimento in una materia così complessa e, peraltro, in contrasto con la linea del governo, ma intanto il segnale è chiaro.
Fin dai tempi in cui fu eletto con 61 voti consigliere comunale di Godega di Sant’Urbano, suo paese natale nel trevigiano, Zaia fa quello che dice. Anche se deve imbastire alleanze trasversali che assorbano pure la sinistra. Quello che invece non dice non lo fa, forse perché ancora non lo sa neanche lui. Se gli chiedete che cosa farà da grande, per esempio, potreste sentirvi rispondere alla veneta: «Se femo ’no spritz?». O, in alternativa, che dopo le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, d’intesa con Giovanni Malagò, gli piacerebbe portare a Roma quelle estive. Parliamo del 2032, perché quelle del 2028 sono già incardinate a Los Angeles. Zaia guarda lontano, ma da qui a sei anni possono succedere diverse cose, soprattutto considerando a quante cariche l’ex ministro dell’Agricoltura del Berlusconi IV è candidato in pectore. Nel 2017 quando non si sapeva se il Cavaliere avrebbe potuto ripresentarsi, per dire da quanto il suo nome volteggia sopra i palazzi, fu proprio Berlusconi a sponsorizzarlo come possibile premier del centrodestra. «Una manfrina», liquidò lui la faccenda. Oggi il ventaglio delle possibilità è a 180 gradi. Segretario di una Lega desalvinizzata. Segretario di una Forza Italia marinaberlusconizzata. Ministro della Sanità di un nuovo governo di centrodestra. Addirittura, sussurra qualcuno, possibile candidato al Quirinale in quanto moderato votabile da settori progressisti che non farebbero fatica a convergere su di lui guardando al suo orientamento sui diritti arcobaleno. Sostenitore del mantenimento della legge 194 («Io devo far osservare la legge, il prete no»), fautore del Centro per i disturbi sull’identità di genere presso l’università di Padova, favorevole ai corsi sull’affettività nelle scuole medie, molto preoccupato per l’omofobia in occasione del dibattito sul ddl Zan… Il tutto, beninteso, «da cattolico», come tiene a precisare, forse per proteggere la base dei consensi; salvo poi assumere posizioni così radicaleggianti da confliggere con quelle di Santa Romana Chiesa.
La maggioranza coagulata in Veneto in occasione del voto sul suicidio assistito è stata una buona prova generale. Nelle interviste lui nicchia e ammicca. È un concreto, un pragmatico, dicono gli analisti. Anche un leader paziente, che lavora sui tempi medi o lunghi. Doti derivate dalla cultura contadina, dagli studi in enologia all’istituto Cervetti di Conegliano veneto e dalla laurea in Scienza della produzione animale a Udine. Studi che lo hanno aiutato a promuovere i processi di iscrizione delle colline del Prosecco di Valdobbiadene e del Passito di Pantelleria nel patrimonio dell’Unesco. Traguardi di cui va giustamente fiero. Come dei tanti lavori fatti prima di dedicarsi alla politica: cameriere, muratore, operaio in un’impresa di pellami, istruttore di equitazione, pr in discoteca, organizzatore di feste. «Ma anche» turista con la Due Cavalli della mamma, 3000 chilometri on the road fino a Marbella.
Buon comunicatore, ha capito che non serve impuntarsi su dogmi impegnativi perché rende divisivi e fa perdere consensi. Basta dare un’occhiata a Il Fienile, il podcast fruibile su Spotify e realizzato con H-Farm, nel quale, in un contesto che sa di tradizione e identità, in realtà, conduce lunghe interviste a personalità di moda nel circuito mediatico. Come Veltroni ha sostituito il comunismo con il buonismo e l’armonia, così Zaia ha messo la modernità al posto del federalismo. La lunga marcia verso una Lega desalvinizzata continua ma senza bruciare le tappe. Però quando, nell’aprile scorso, l’ex governatore del Veneto ha pranzato a casa di Marina Berlusconi a Milano, molti hanno drizzato le antenne. Promotrice di un rinnovamento delle cariche di Forza Italia, la figlia del Cavaliere si è più volte pronunciata per l’approvazione di leggi che favoriscano i diritti civili. E, guarda caso, le prime iniziative dei nuovi capigruppo, Stefania Craxi ed Enrico Costa, sono volte a scongelare quella sul Fine vita ferma al Senato. Possono succedere tante cose, nei prossimi mesi e anni, nell’area che va dalla Lega progressista fino a Italia viva, passando per Noi moderati, Azione di Carlo Calenda e Forza Italia, che qualcuno chiama già Forza Mediaset. Con la legge sul Fine vita, Zaia ha fatto la sua puntata e aperto una linea di credito. Vedremo se si porterà a casa l’intera posta.
Il Timone, ottobre 2026
