Tag Archivio per: Paramount+

Benigni come un format, la sorpresa è altrove

Comincia a esserci una certa stanchezza attorno all’ennesima esibizione tv di Roberto Benigni. I motivi sono numerosi. Una certa ritualità, innanzitutto, che rende ripetitive le performance, riguardino la Costituzione italiana, l’Unione europea, San Pietro o San Francesco, ormai appuntamenti irrinunciabili di quella che viene chiamata TeleMeloni. Poi il fatto che San Francesco – Il Cantico era un prodotto visibile su Paramount+ dal dicembre 2022 e riciclato dalla Rai per gli 800 anni dalla morte del patrono d’Italia. Infine, l’abitudine all’enfasi benignesca che, grazie alle iperboli e all’aggettivazione superlativa, trasforma qualsiasi creatura o creazione nella prima di tutte, nella migliore di sempre, nella «più grande costruzione istituzionale, politica, sociale, economica degli ultimi 5.000 anni realizzata dall’essere umano sul pianeta terra» (qui si parlava dell’Unione europea). Se un monologo diventa prevedibile come un format esaurisce la propria spinta propulsiva. Lo conferma anche il dato degli ascolti: lo show di Benigni su Rai 1 ha raggiunto il 20.2% di share e 3,7 milioni di spettatori, battuto di 5.5 punti e un milione di telespettatori dalla Ruota della fortuna di Canale 5 (25.7%, 4,7 milioni).

Al contrario, non ci si aspettavano audience stratosferiche da Francesco – Il santo di tutti (14.3%, 1,8 milioni di telespettatori), lo speciale in onda dopo le 22 e condotto da Giorgia Cardinaletti. Che invece è stato la vera sorpresa della serata per la versatilità e la sicurezza della conduttrice nel gestire gli snodi e le interviste agli ospiti, per la varietà dei linguaggi frequentati, dalla danza alla musica, dalla storia dell’arte alla letteratura e all’esegesi delle parole chiave che identificano il santo di Assisi. Numerosi i contributi originali di cantanti e performer, a cominciare da Simone Cristicchi, autore e interprete di Franciscus, per proseguire con i brevi ma efficaci interventi del critico d’arte Jacopo Veneziani e del poeta Davide Rondoni, utili a correggere la pubblicistica corrente, pigramente adagiata sulle formule del «poverello d’Assisi» primo ambientalista, primo pacifista, primo influencer… Insomma, un ottimo mix di leggerezza e approfondimento, nel quale spiccano la testimonianza del perdono di Davide Cavallo, il ragazzo che ha perso l’uso delle gambe per l’aggressione subita un anno fa a Milano da cinque coetanei, e la partecipazione di Alessandro Baricco con la lettura, senza inutili invenzioni creative, del Testamento di San Francesco. Ora lo sappiamo: Rai Cultura è in grado di proporre intrattenimento di qualità.

 

La Verità, 6 ottobre 2026

The Agency, la crème di Hollywood può far meglio

È appena terminata la seconda stagione e già si attende la terza, che ci sarà, fidatevi, impossibile troncare una storia a quel modo. Sempre più spesso le serie si concludono preannunciando il seguito, irrisolte. The Agency, thriller spionistico di Showtime visibile su Paramount+, più di altre. Diciamo con una metafora, senza spoilerare troppo, che il protagonista è appeso con un filo di seta sopra un rogo. E quindi arrivederci a presto.
Nel remake di Le Bureau – Sotto copertura, ambientato nel servizio che forma e segue gli agenti segreti francesi all’estero, siamo invece nella sede della Cia a Londra. Dopo parecchi anni di missione da infiltrato in Etiopia, dove si è innamorato della misteriosa Samia Zahir (Jodie Turner-Smith), Martian (Michael Fassbender) viene improvvisamente richiamato alla base per dedicarsi alla formazione di altri agenti tra cui la promettente Danny Morata (Saura Lightfoot-Leon) destinata a Teheran. Ci sono parecchie operazioni delicate nei teatri di guerra, ma Martian fatica a liberarsi del ruolo dell’ultima missione anche perché ricompare a Londra la sua amante. Per proteggersi reciprocamente saranno costretti a violare parecchie regole destando i sospetti dei loro superiori. Nel caso di Martian, che gioca di sponda con l’MI6, soprattutto quelli del capo delle strategie della Cia di Londra (Jeffrey Wright), a sua volta contrastato da Bosko (Richard Gere), responsabile ultimo dell’agenzia. A complicare il quadro ci si mette la psicologa (Harriet Samson Harris), incaricata di sorvegliare la salute mentale dei diversi agenti.
Sullo sfondo dei tanti doppi e tripli giochi c’è molta geopolitica, dalla fabbricazione dell’atomica dell’Iran al commercio di diamanti nel Centrafrica, dalle guerre civili in Sudan al mercato delle terre rare, senza dimenticare il ruolo dei servizi cinesi e russi. Questa è forse la parte più complicata e confusa di tutta la trama, che le azioni cariche di suspence nel deserto o nelle montagne mediorientali non bastano a definire. Da una serie tanto ambiziosa e griffata, con la crème di Hollywood e della scuola anglosassone, che annovera tra i produttori esecutivi George Clooney e Grant Heslov, qui anche regista di parecchi episodi, tra gli showrunner Jez e John-Henry Butterworth e, alla regia, il Joe Wright di M. Il figlio del secolo, e vanta un cast con, tra gli altri, attori cool come Michael Fassbender, un Richard Gere grazie a dio nell’ambito del suo mestiere, e la vecchia conoscenza di queste situazioni, Jeffrey Wright, ci si aspetterebbe una scrittura più nitida e calligrafica.

 

La Verità, 2 agosto 2026

Il malincomico Verdone sulla terrazza della vita

Carlo Verdone è un buono non buonista, un autore brillante e poetico, un interprete malincomico. Che la seconda stagione di Vita da Carlo, passata da Prime Video a Paramount+, sia ancora più bella della prima l’hanno già scritto tutti e lo scrivo anch’io. Stavolta, anziché alle prese con un’impossibile candidatura a sindaco di Roma, Carlo è intenzionato a trarre un film d’autore da «Maria F.», la vicenda personale raccontata in La carezza della memoria (Bompiani), diario traboccante di ricordi segreti e aneddoti da coatto dello spettacolo. «Maria F.», il più struggente di quei ricordi, è la storia dell’amore breve e impossibile tra il giovane Carlo e una prostituta. Ora Verdone vuole raccontarlo in un film da lui diretto, ma nonostante giuri di voler fare «solo quello che mi va di fare», la sua bontà d’animo lo mette nelle situazioni più improbabili delle quali finisce immancabile vittima. Salvo poi, lungi da ogni buonismo, uscirne alla sua maniera. Così il tracotante produttore (Stefano Ambrogi simil Aurelio De Laurentiis) gli impone il riluttante Sangiovanni nel ruolo di lui stesso ragazzo, protagonista del film. L’eccentrica scrittrice di libri per bambini (Stefania Rocca) lo costringe a un’anacronistica trasferta in campeggio con i suoi lettori. Il petulante amico attore Max Tortora lo tormenta con le sue fisime e la costante ricerca del ruolo che lo consacri. La nevrotica ex moglie (Monica Guerritore) ancora gelosa lo incastra con consigli sballati. Fabio Traversa, attore frustrato a causa del ruolo recitato in Compagni di scuola, lo ricatta in tutti i modi per ottenere una parte nel nuovo film.

Circondato da simile compagnia, Verdone non può che finire nel frullatore mentre il famoso film d’autore, discreta ironia sulle ambizioni cinefile sue e di tutto l’ambiente, non decolla. Anche perché nel frattempo la figlia Maddalena (Caterina De Angelis) ha un bimbo in pancia, non si sa bene se figlio di Chicco (Antonio Bannò), lo spiantato quasi fidanzato, o di qualcun altro. Ma mentre gli adulti sono tutti più o meno svalvolati e sopra le righe, sui più giovani Verdone allarga uno sguardo tollerante e benevolo. In fondo, ancora un po’ di tempo per capire meglio chi sono ce l’hanno a disposizione. Come ce l’aveva lui, un tantino acerbo all’epoca dell’infatuazione per Maria F. (Mita Medici). Malgrado Carlo riesca quasi mai a fare quello che vuole fare, a soccorrerlo c’è lo sguardo della poesia, pure quando sconfina nella malinconia. Il punto di vista da dove gustare la bellezza come da una terrazza affacciata su Roma.

 

La Verità, 22 ottobre 2023