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Tre Davis di fila, Italia nella storia anche senza Sinner

E tre. La Coppa Davis è nostra per il terzo anno consecutivo. Siamo i re della mitica Insalatiera per la quarta volta. Siamo il regno del tennis. Nell’era moderna, da quando non c’è il challenge, è la prima volta che una nazione vince per tre anni di seguito. Dopo i successi del 1976 in Cile, del 2023 e 2024 contro Australia e Olanda, la quarta vittima è la Spagna. Matteo Berrettini ha regolato in due set (6-3, 6-4) Pablo Carreño Busta al termine di una partita mai in discussione. Flavio Cobolli ha sconfitto Jaume Munar al termine di un match tesissimo, in rimonta: 1-6, 7-6, 7-5. Nella fase finale di Bologna l’Italia non ha perso neanche una partita. Oltre che dei giocatori, il merito è di tutta la squadra, a cominciare dal capitano Filippo Volandri che ha tenuto insieme il gruppo e creduto nei giocatori a disposizione, e dei tecnici dello staff, da Vincenzo Santopadre a Umberto Rianna.

Anche senza Jannik Sinner e Carlos Alcaraz è sempre Italia Spagna. Anche senza i numeri 1 e 2 del ranking mondiale e anche senza i numeri 2 di entrambi i Paesi, Lorenzo Musetti e Alejandro Davidovich Fokina, è sempre un duello all’ultimo punto. La Davis ha un pathos unico. Italia Spagna nel tennis, 13 sfide in totale, avanti l’Italia 7 a 6 (ma gli iberici hanno vinto sei Davis, noi tre), è un po’ come Italia Germania nel calcio. Una rivalità storica ed emozionante. Questa è la prima volta che ci si incontra nella finale. Noi schieriamo Berrettini, attuale numero 56, e Cobolli (22), loro presentano Carreño Busta (89) e Munar, numero 36. Ma in Davis la classifica conta fino a un certo punto (per esempio, Lorenzo Sonego è 39). Sia perché non sempre rispecchia lo stato di forma del giocatore, sia perché è una competizione che smuove sentimenti oltre i contenuti strettamente tecnici. Il tennis è uno sport individuale, ma in Davis la squadra e il senso di appartenenza sono fondamentali. E, quanto a spirito di squadra, l’Italia non è seconda a nessuno. È stata la vittoria dell’amicizia tra Flavio e Matteo (che coinvolge i due Lorenzo, Sonego e Musetti), della stima fra i tecnici e dell’equilibrio sapiente di Volandri. In un certo senso, è un piccolo vantaggio incontrare la Spagna al posto della Germania che, con il numero 3 del ranking Alexandre Zverev, partiva quasi sicuramente da 1 a 0.

Carreño Busta è un atleta regolare, difficile da scardinare. Sabato ha vinto un tie break contro il tedesco Jan-Lennard Struff recuperando da 1-6. La prima di Berrettini funziona bene da subito e poco alla volta comincia a farlo anche il dritto. Lo spagnolo è ordinato ed evita di innescare il colpo migliore di Matteo che varia con qualche discesa a rete e la palla corta. Il break arriva nell’ottavo gioco e Berrettini va a servire per il primo set. Con un ace e altri due servizi vincenti incassa il 6-3. Nel primo gioco del secondo set lo spagnolo si salva annullando due palle break. La percentuale di prime di Matteo è molto alta, ma il secondo set sembra una copia del primo. Al nono gioco, dopo due errori di dritto di Carreño Busta, Berrettini lo trafigge con un passante e conquista tre palle break consecutive. Basta la seconda per mandare Matteo a servire per il match. Dopo un’ora e 18 minuti di partita è uno a zero per l’Italia.

Tocca a Cobolli contro Munar, l’avversario più ostico, battuto da Zverev solo con due tie break. Lo spagnolo parte forte e nel primo gioco mette a segno due ace, mentre a Flavio difetta la prima di servizio e si trova sotto 0-30. Risale, ma dopo uno smash non definitivo concede subito il break. Sembrava un punto fatto ed è diventato la porta girevole del set. Cobolli sembra travolto dall’onda perché allo spagnolo riesce tutto. Il primo set è compromesso. Nel quinto gioco non sfrutta cinque occasioni di break. Munar continua a martellare e incamera il primo set 6-1. In questo momento è difficile immaginare che qualcosa possa cambiare. Ma il tennis è strano. Volandri lo sprona, suggerendogli di alzare la traiettoria della palla. Pur lottando, Cobolli cede anche il primo gioco del secondo set. Ma nel game successivo lo spagnolo commette i primi errori del match e arriva il controbreak. Ora gli scambi si allungano, Flavio ha più pazienza e lavora di più la palla. Nel sesto gioco, dopo un nastro sfortunato di Flavio, si scalda anche il pubblico. Calano le percentuali di servizio di Munar e Cobolli inizia a comandare il gioco. Sul 6 a 5, lo spagnolo annulla quattro set point con il servizio. Ma nel tie break non può nulla alla prima palla set che Cobolli gioca con la sua battuta. Nel terzo set si procede seguendo i turni di servizio, sempre più determinante. Ma lo spagnolo non è più in grado di replicare al dritto a sventaglio di Flavio. Sul 5 pari c’è il break e il nostro giocatore va a servire per il match. E con servizio e dritto inside-out chiude il conto. Gioco partita Coppa Davis.

 

La Verità, 24 novembre 2025

Jannik, Matteo and Co: è la Davis degli amici

Testa di Jannik Sinner più grinta di Matteo Berrettini fanno Coppa Davis bis. Per il secondo anno di fila siamo in vetta al mondo del tennis. E alziamo al cielo la preziosa Insalatiera. Merito di un gruppo unito, senza gelosie, guidato da Filippo Volandri, coraggioso a preferire contro l’Argentina il doppio «dream team» a quello composto da Simone Bolelli e Andrea Vavassori che quest’anno aveva disputato due finali slam. Si conclude con questo bellissimo successo il 2024 spaziale del tennis italiano che comprende anche la conquista della Billie Jean King cup, la Davis femminile. Un gruppo con caratteristiche precise che consacra soprattutto loro due, Jannik e Matteo. Il leader umile, il numero 1 ambizioso che vuole migliorare, il fuoriclasse che cerca ancora di imparare. E l’amico, il partner rinato, dopo un periodo di appannamento a causa di guai fisici. Uno che si era già issato al numero 6 del ranking, con una finale a Wimbledon nel 2021.

Sinner e Berrettini hanno vinto un’altra volta la Coppa Davis. Il secondo anno consecutivo. Per la verità, l’anno scorso Matteo era stato spettatore dell’apoteosi di Jannik che, per rincuorarlo, aveva stretto con lui un patto: «L’anno prossimo la rivinceremo insieme». Promessa mantenuta. Superati nel girone Belgio, Brasile e Olanda (con Flavio Cobolli, Matteo Arnaldi, Bolelli e Vavassori oltre a Berrettini), a Malaga abbiamo battuto in sequenza Argentina, Australia e di nuovo Olanda. «Siamo contenti di aver conquistato un trofeo di questa importanza da condividere con tutto il popolo italiano», la dedica finale di Jannik.

Oggi Sinner appare un campione quasi imbattibile. Sabato, dopo la nona sconfitta consecutiva in altrettanti incontri, Alex De Minaur l’ha definito «un puzzle impossibile da risolvere». Ieri, contro il numero 1 orange, il determinato Tallon Griekspoor, quando affiorava qualche sintomo di stanchezza al termine di una stagione lunghissima sempre al vertice, ha fatto appello alla sua forza mentale per giocare meglio i punti decisivi nel tie break al termine di un primo set complicato. Dopo un colpo di coda a inizio del secondo, con break e contro break consecutivi, Jannik non ha mollato la presa e ha strappato il servizio a Griekspoor proprio quando sembrava ritrovare spavalderia. Con freddezza e lucidità l’ha spento, rimettendo le mani sull’Insalatiera.

Con un fuoriclasse così, si parte sempre dall’1 a 0, perciò il match decisivo è quello che disputa l’altro singolarista. Contro Botic van de Zandschulp, Berrettini ha ottenuto il break a zero al nono gioco, quando l’avversario ha smarrito la prima di servizio. Nel secondo set il game di svolta è stato il terzo. L’olandese era avanti 40 a 0, ma Matteo è risalito con due passanti, due dritti sulla riga per conquistare la parità, poi un lungolinea che ha incenerito il rivale che ha ceduto il gioco con un eloquente doppio fallo. Da lì è stata una partita in discesa, nobilitata da una grandinata di ace e dritti abrasivi. 6-4 6-2 il risultato finale contro un giocatore che nel girone di Bologna lo aveva fatto sudare parecchio. Dopo un periodo di problemi, infortuni e anche la tentazione di mollare tutto, Berrettini è tornato il giocatore che avevamo ammirato fino a un paio di stagioni fa. Più maturo e consapevole, però.

Dietro Jannik e Matteo, il leader e il gladiatore, il predestinato e il martello, c’è la forza del gruppo. «Tutte le sere ci riuniamo a discutere equilibri, decisioni, scenari. Ogni scelta è condivisa dal team», ha rivelato Berrettini. È la vittoria della fiducia e della positività. Di un leader che contagia chi gli sta intorno. Matteo l’ha raccontato dopo il successo in doppio con l’Argentina: «Jannik è un ragazzo speciale, anche se è il numero 1 si comporta con l’umiltà dell’ultimo arrivato. Sto prendendo spunto dalla sua voglia di migliorare sempre. Uno così lo guardi e ti domandi in cosa potrebbe crescere ancora, eppure lui cerca di fare sempre di più. È un’ispirazione». Basta pensare alla concentrazione, alla tenuta mentale, all’equilibrio di questo ragazzo di 23 anni che gioca, continuando a migliorarsi, pur avendo in un angolo della testa il fantasma del ricorso presentato dall’Agenzia mondiale antidoping (Wada) al Tribunale arbitrale dello sport (Tas) sul caso del Clostebol, l’agente chimico contenuto in un farmaco usato dal suo fisioterapista per medicare una ferita, e finito per uno 0,1 milionesimo di grammo per litro nel suo organismo. Sono talenti anche l’equilibrio, la concentrazione, l’autocontrollo. Chi conosce il tennis lo sa. E capisce quale tesoro sia avere con noi un ragazzo così speciale. Così adesso siamo la nazione più forte, il Paese con il movimento tennistico più vincente del pianeta. Considerando anche i successi di Jasmine Paolini, numero 4 del mondo, finalista a Parigi e a Wimbledon, il fortissimo doppio con Sara Errani (medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi), con Lucia Bronzetti, Elisabetta Cocciaretto e Martina Trevisan, capitanate da Tathiana Garbin, fresche vincitrici della Davis femminile.

Godiamoci queste vittorie, belle e piene di contenuti. Con la fiducia che potranno arrivarne altre.

 

La Verità, 25 novembre 2024