Il reportage di Capuozzo su GPII che cambiò il mondo
Se c’è uno che ha davvero cambiato il mondo è Giovanni Paolo II. Al momento della sua elevazione al soglio pontificio, Karol Wojtyla aveva trovato un pianeta paralizzato dalla Guerra fredda, in cui il comunismo aveva ancora enorme ascendente sulle masse e la Chiesa era ripiegata, intimidita e lontanissima dai giovani. Lo ha lasciato senza il Muro di Berlino, più critico verso le ideologie totalizzanti e con i giovani che gremivano le piazze (5 milioni a Manila nel gennaio 1995) per pregare e seguire il Papa venuto da un Paese lontano. Raccontare in due ore di televisione una figura tanto straordinaria, largen than life dicono gli americani, è impresa ardita perché, oltre alla difficoltà di renderne la poliedricità – i tratti mistici e quelli carismatici, le predilezioni personali e le sensibilità pastorali – implica raccontare l’intero Secolo breve, guerre, genocidi e rivoluzioni mancate. Ci è riuscito Toni Capuozzo, inviato di lungo corso di Mediaset, nel primo dei quattro Giganti (tra i quali non c’è Francesco Guccini, «un gigante» per il cardinal Zuppi) in onda da domenica sera su Rete 4, grazie a una sensibilità giornalistica da artigiano del mestiere che lo fa procedere ponendo e ponendosi domande sull’oggetto-soggetto da illuminare: la personalità potente, il grande comunicatore, il messaggero e testimone di Cristo anche nei giorni della malattia. Ma non assistiamo a un’agiografia né a un santino per un pubblico di devoti, sebbene a volte la musica trionfante rischi di farlo sembrare tale, nensì a un reportage storico. Capuozzo cammina per Wadowice e Cracovia per mostrare la casa natale del futuro Papa e interrogare i testimoni, tra i quali lo storico segretario Stanisław Dziwisz, ora cardinale. Tra gli italiani intervengono il vaticanista Fabio Marchese Ragona, la psicoterapeuta Stefania Andreoli e lo storico Andrea Riccardi che si premura di dire che quello di Giovanni Paolo II non è un papato da interpretare politicamente, in contrasto ai regimi comunisti. Eppure, sottolinea Capuozzo nel capitolo sull’attentato di Ali Agca, Wojtyla «non fu certo amato Oltrecortina», ed è stato il principale ispiratore del crollo del Muro, aiutando Solidarnosc di Lech Walesa, «protagonista della storia» in dialogo con le autorità di tutto il mondo e i capi delle altre religioni a cominciare da quelli delle comunità ebraiche. Fu sia un conservatore che un progressista, «ma non per doppiezza né per compromissioni», osserva ancora il conduttore che ribadisce il suo messaggio, mostrandolo mentre invita: «Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo». Perché San Giovanni Paolo II appartiene alla Chiesa, ma ha scosso il mondo intero.
La Verità, 1 settembre 2026









