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Lo stridore tra la Rai di Coletta e l’Italia di Meloni

A un certo punto, nel suo italiano approssimativo ma diretto, Heather Parisi ha detto: «Il mondo è diventato troppo sbracato. Si pensa che tutto è possibile, ma questo è sbagliato». Di fronte aveva Cristiano Malgioglio, agghindato con una palandrana catarifrangente lunga fino ai piedi e la solita acconciatura bicolore. Si era a Mi casa es tu casa nella prima serata di Rai 2 (appena il 5,3% di share con 900.000 telespettatori sebbene su Rai 1 non ci fosse praticamente nulla). Ma forse lei non se ne rendeva conto perché quando si è troppo dentro una situazione si fatica a realizzare dove ci si trova realmente. Invece a un telespettatore qualsiasi, minimamente vigile, forse balzerebbe agli occhi il contrasto fra testo e contesto, lo stridore tra ciò che vien detto e il posto in cui lo si dice. O forse no, perché poco alla volta, Fiorello a parte (che mercoledì ha raggiunto il 15% di share), Rai 2 e, in modo più strisciante anche Rai 1, sta diventando vetrina mediatica e bacino di raccolta del mondo Lgbtq, della cultura gay, della fluidità. Nelle sue varie gradazioni. È la linea editoriale perseguita dal direttore dell’Intrattenimento prime time Stefano Coletta, vero burattinaio dell’operazione.

Tutti i pomeriggi a Bella Ma’ Pierluigi Diaco non perde occasione per divulgare la sua unione con Alessio Orsingher, spalla di Tiziana Panella a Tagadà, contemporaneamente in onda su La7, e promuovere i temi della comunità arcobaleno. Nell’attesa che venga sbloccato Non sono una signora, nuovo show condotto da Alba Parietti, protagonisti attori ed ex calciatori che si travestiranno da drag queen, giudicati da una giuria di vere drag, la sera della Prima della Scala ha debuttato anche il programma di Malgioglio. Mi casa es tu casa cita espressamente A raccontare comincia tu di Raffaella Carrà, ricordata anche nella sigla dei Varry Brava che per l’occasione la rivisitano in salsa almodovariana con la partecipazione dello stesso Malgioglio. Il nuovo confidential show fa avanzare lo storytelling gay inaugurato e sdoganato anni fa con un certo stile da Kalispera di Alfonso Signorini su Canale 5 e proseguita su Rai 2 da Stasera casa Mika. Qui siamo in piena estetica camp con Pedro Almodóvar che spunta ovunque.

Venuta appositamente da Hong Kong, Heather Parisi si fa intervistare in un diluvio di «amore», «adoro», «sono una star» dal padrone di casa dall’ego traboccante fino a sovrapporre ricordi e filmati personali a quelli dell’ospite. Sulla spinosa questione dei vaccini, Malgioglio evita domande alla no vax proveniente da uno Stato dove le ferree restrizioni sono da poco state allentate. Mentre ritrova intesa perfetta con l’ospite sulla difesa «dei miei amici gay» contro «questa situazione di omofobia… Dimmi, dimmi. Io sono stato così contento quando è stata approvata la legge Cirinnà…». È la mission editoriale del programma, mentre il filo narrativo sono i partner con cui ha lavorato la showgirl di origini calabresi nata a San Francisco e sbarcata diciannovenne in Italia. La lista è lunga e conviene risparmiare elogi e definizioni spesi per Giancarlo Magalli, Beppe Grillo, Pippo Baudo, Raimondo Vianello, Corrado, Mike Bongiorno, Adriano Celentano, Gigi Proietti, Alberto Sordi, Lino Banfi. Più breve l’elenco delle partner femminili: Milva, l’immancabile Carrà, Lorella Cuccarini («andiamo d’accordissimo, ci scriviamo spesso su Instagram e Twitter») e soprattutto Stefania Rotolo di cui, nel finale, compare la figlia Jasmine. Le prestigiose collaborazioni di Heather vengono riproposte attraverso i filmati delle inesauribili Teche Rai che evidenziano l’impietosa differenza qualitativa fra la televisione di qualche decennio fa, un esempio su tutti lo sketch con Sordi doppiatore di Ollio, e quella di oggi. Che, nonostante la maggioranza degli elettori si sia di recente pronunciata in favore di una visione culturale diversa da quella rappresentata da questo servizio pubblico, resta tuttora in mano a dirigenti come Stefano Coletta.

A proposito di stridore.

 

La Verità, 9 dicembre 2022