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Rai, con lo spoil system a metà comanda Coletta

Usando un eufemismo, il crash test d’inizio stagione per la nuova dirigenza Rai non sta andando benissimo. Scarso l’apporto dei nuovi volti e dal recupero dei vecchi accantonati, modesta la difesa delle truppe rimaste in casa. Innanzitutto, la tv pubblica subisce sonore sconfitte a causa delle prestazioni degli ex. Fabio Fazio imperversa sul Nove la domenica sera e presto, con lo spacchettamento del Tavolo spostato al venerdì dopo Fratelli di Crozza, la rete di Discovery (gruppo Warner Bros) conquisterà ulteriore visibilità. Passata a Mediaset, Bianca Berlinguer continua a doppiare l’audience di Avanti popolo di Nunzia De Girolamo. Ma la Rai fa buchi nell’acqua anche in altri orari, cominciando dalla striscia di Mercante in fiera di Pino Insegno, o il lunedì, dove Liberi tutti, l’escape room ideata dal direttore dell’Intrattenimento prime time Marcello Ciannamea (condotta da Bianca Guaccero, Beppe Iodice e I Gemelli di Guidonia), si è fermato al 3,2%. È, più o meno, lo share abituale di questi programmi, con il risultato che Rai 2 è sempre più scheletrica. È stato conteggiato che nel primo mese della nuova stagione, il servizio pubblico ha perso circa 250.000 telespettatori. E non è un bel vedere, anche perché l’erosione continua.

Alcuni analisti hanno subito sentenziato il flop di TeleMeloni. Ma la conclusione è un tantino sbrigativa e qui si prova a suggerirne una diversa visione, accompagnata da un paio di consigli non richiesti. È vero che la nuova dirigenza è stata nominata dal governo secondo i dettami della riforma voluta da Matteo Renzi nel 2016. Ed è ancora vero che qualche innesto nella programmazione sia stato favorito dai buoni rapporti con il premier. Tuttavia, essendo anch’essa un pesante carrozzone pubblico, come in tanti ministeri dove contano più certi funzionari che i titolari degli stessi, anche in Rai esiste la deep tv: comanda l’apparato, il sottobosco dei dirigenti che hanno davvero le mani nel palinsesto. Per mettersi al riparo da sempre più frequenti sorprese, come nella macchina amministrativa anche nella tv pubblica bisognerebbe portare fino in fondo lo spoil system (applicato in modo scientifico nei Paesi anglosassoni). Altrimenti, mentre si accreditano a TeleMeloni errori e flop, in realtà, sottotraccia, manovra ancora alla grande la vecchia struttura Rai, quella dove, secondo Michele Santoro, «il Pd ha più sezioni che in tutto il resto del Paese».

Uscendo dal generico, il solito Ciannamea, considerato vicino alla Lega, appena nominato responsabile dell’Intrattenimento di prima serata, ha pensato bene di confermare tutti i vicedirettori di Stefano Coletta, il predecessore in quota Pd a maggio divenuto capo della Distribuzione (leggi palinsesti). Se questo spostamento doveva servire a ridimensionarne l’incidenza, in realtà, l’ha potenziato perché, oltre a continuare a gestire, tramite Federica Lentini e Giovanni Anversa, varietà, game, reality e infotainment di prima serata (la seconda non esiste, quindi da dopo i tg fino a notte fonda), il simpatico Coletta ne organizza anche la programmazione. Per intenderci, il divieto a Fedez di partecipare a Belve è imputabile per interposti vice a lui, già responsabile del mancato controllo delle esibizioni del rapper a Sanremo. Invece, il regalo di Chesarà su Rai 3 a Serena Bortone (3% fisso), sempre sconfitta anche da Massimo Gramellini su La7, è da attribuire a lui senza mediazioni.

In fondo, controllo diretto o indiretto, poco cambia perché si fa tutto in famiglia. Qualche giorno fa, Ciannamea, doveva andare in trasferta a Torino e in agenda c’era la riunione per mettere a punto i palinsesti da gennaio in poi. Che si fa? Si sposta la riunione e Coletta e i suoi (ex) vicedirettori aspettano che il responsabile dell’Intrattenimento, mica un fattorino, torni a Roma? Ma no, e che sarà mai, fate, fate pure, poi mi riferite… Morale: se lo spoil system si ferma a metà, i dirigenti delle ere precedenti continuano a favorire i propri clan e a lavorare per ostacolare il successo dei nuovi.

Con l’organizzazione aziendale divisa orizzontalmente in aree come Intrattenimento, Palinsesti, Approfondimenti, Fiction… e senza più i direttori di rete, i veri plenipotenziari sono i capi area. Alla faccia del ridimensionamento e dello spoil system, il dem Coletta sensibile ai diritti Lgbtq, capo dei palinsesti e, attraverso le sue ramificazioni, molto interventista nell’Intrattenimento è, concretamente, l’uomo più influente della Rai chiamata TeleMeloni. Non male come paradosso.

Il secondo consiglio non richiesto alla nuova dirigenza è provare a superare una certa mancanza d’iniziativa. Quando nel 1987 Pippo Baudo e Raffaella Carrà passarono a Mediaset (allora Fininvest), Biagio Agnes si guardò intorno e contrattaccò consegnando ad Adriano Celentano le chiavi del sabato di Rai 1. La tv di Stato divenne la locomotiva del dibattito nazionale e nel giro di un paio di stagioni Raffa e Superpippo fecero dietrofront. Oggi, con le dovute proporzioni, visti gli abbandoni di Fabio Fazio, Bianca Berlinguer e Massimo Gramellini, anche l’amministratore delegato Roberto Sergio e il direttore generale Giampaolo Rossi potrebbero tentare il contropiede. Pino Insegno, Max Giusti e Bianca Guaccero non riempiono il palinsesto. E serve a poco che Bortone faccia la brutta copia di Che tempo che fa. Per contrastare la rivalsa di Fazio ci vorrebbe qualche idea nuova, altrimenti l’effetto collaterale sono le inchieste sempre più forzate di Report. Con tutta la simpatia verso De Girolamo, per lottare nel fango del martedì sera, tra È sempre cartabianca, Dimartedì, Belve e Iene, forse serviva un peso massimo o un giornalista di provata esperienza. Tanto più se si ha memoria del recente flop di Ilaria D’Amico con un format simile di Fremantle. Ora il ritorno di Massimo Giletti avviene nel momento giusto, ma la controprogrammazione non s’improvvisa. Guardarsi intorno, cercare fuori dal recinto, vedere che cosa si muove oltre Viale Mazzini può aiutare. Qualche possibile nome a disposizione: Paolo Bonolis, Piero Chiambretti, Michele Santoro, Peter Gomez, Pietrangelo Buttafuoco, Linus…

La Verità, 26 ottobre 2023

Caso Fedez: TeleMeloni? Macché, comanda Coletta

Altro che TeleMeloni, in Rai funziona ancora alla grande TeleColetta. Comandano sempre i soliti noti. Una squadra di derivazione dem, con intense sfumature arcobaleno. Eppure la narrazione è di tutt’altro tipo. Per capirlo serve riavvolgere il nastro. La faccenda della censura a Fedez è andata proprio come dice l’ultima nota della Rai e «non ha nulla a che vedere con la politica, che non si è minimamente interessata al caso se non per strumentalizzare la vicenda, dopo il post di Fagnani». Lo ha confermato anche l’amministratore delegato della Rai Roberto Sergio: «Il problema non è riferito alla presenza retribuita o gratuita. La decisione è legata a una valutazione di opportunità riferita alle ultime sue presenze in Rai, sia per il 1° maggio che per l’ultimo Sanremo». Ciò nonostante la colpa è finita sul conto della nuova dirigenza, leggi governo delle destre. Si sa, «la politica» fa il suo gioco. E imputare a TeleMeloni lo stop all’invito a Belve di Rai 2 del rapper Federico Leonardo Lucia, tuttora ricoverato in ospedale dove è stato operato due volte in pochi giorni per curare un’emorragia da ulcera, è manovra fin troppo facile. Non a caso i dichiaratori di professione, da Matteo Orfini a Francesco Verducci del Pd fino a Dario Carotenuto, grillino in commissione di Vigilanza, ci si sono buttati a peso morto. Ma le cose non stanno così e qui si prova a ricostruire come e perché sia avvenuto il dirottamento delle responsabilità.

Si deve sapere che la dirigenza che sovrintende all’Intrattenimento del primetime della Rai, da cui dipende il programma di Francesca Fagnani, è la stessa identica che lo governava ai tempi di Carlo Fuortes. È vero, è stato cambiato il direttore: ora Marcello Ciannamea è subentrato al sempre potente Stefano Coletta, già direttore di Rai 3, poi di Rai 1, poi appunto dell’Intrattenimento della prima serata fino al maggio scorso. Quando, nonostante la lunga serie di flop da lui firmati (Parlami d’amore, Da grande, Il cantante mascherato per citarne alcuni) è stato promosso direttore della Distribuzione, ovvero l’organizzazione dei palinsesti. Un uomo forte, professionalmente parlando. Una figura storica dell’azienda, ora titolato di un ruolo che, a seconda di come lo si interpreta, può essere di grande potere. Alla presentazione dei palinsesti a Napoli del 7 luglio scorso, Coletta ha recitato la parte del leone e tutto è stato subito chiaro. Fatto mai accaduto finora, qualche giorno dopo il suo successore Ciannamea ha confermato in blocco tutti i vicedirettori: Giovanni Anversa, Claudio Fasulo e Federica Lentini, quest’ultima protagonista di un’ascesa professionale che l’ha portata rapidamente fino alla supervisione dell’ultimo Festival di Sanremo. Durante il quale i Ferragnez hanno imperversato: Chiara, con la sua ospitata, la promozione del profilo Instagram e della serie di Amazon a loro intitolata, che ha procurato una multa dell’AgCom di 170.000 euro; Fedez, con le esibizioni tutte virate contro esponenti del governo, il sottosegretario Galeazzo Bignami e il ministro Eugenia Roccella e, nella serata finale, con la simulazione di un atto sessuale con Rosa Chemical. Come si ricorderà, Coletta prese le distanze e sottolineò l’autonomia creativa dell’artista. Ma il mancato controllo sui contenuti delle performance del rapper è rimasto come una brutta macchia sul curriculum.

A metà maggio, con l’arrivo della nuova dirigenza, Coletta è stato spostato alla Distribuzione. Ma è tutt’altro che neutralizzato, anzi. Continua a muoversi con disinvoltura sulla scacchiera aziendale grazie al fatto che i suoi uomini e le sue donne sono rimaste dov’erano. Blog e siti lo sponsorizzano. Qualche giorno fa, a proposito dell’esordio stagionale di Belve, Giuseppe Candela del Fatto quotidiano online e Dagospia ha postato su X: «Vola #Belve al 10%, vola #StaseraceCattelan 8,5%. Serata firmata Stefano Coletta, va detto». Infine, ed è ciò che più conta per il funzionamento della connection, egli è fedelissimo ai suoi. A Serena Bortone, per esempio, promossa da Agorà della sua Rai 3 a Oggi è un altro giorno della sua Rai 1 e ora sistemata a Chesarà nel weekend di Rai 3. Al suo protegé Paolo Conticini, piazzato nelle fiction e alla conduzione di game e rubriche varie. E, come detto, ai suoi ex vicedirettori, che pare incontri di mattina per un caffè molto operativo, nel quale si valutano ospitate, si promuovono volti amici, si stoppano passaggi sgraditi. Oltre al semaforo rosso per Fedez a Belve, per esempio, l’altro giorno è stato alzato anche quello per Memo Remigi che avrebbe dovuto tornare in Rai, ospite di Domenica in, dopo la radiazione decisa per le molestie ai danni di Jessica Morlacchi proprio in Oggi è un altro giorno, il programma condotto da Bortone. Niente da fare anche per lui, la vendetta ha la memoria lunga e non ammette eccezioni.

Federica Lentini è inflessibile e controlla anche i budget dei programmi di Intrattenimento. Ma questo non spiega la sottolineatura del comunicato Rai che quella di Fedez a Belve sarebbe stata una «partecipazione retribuita». Tutti gli ospiti, infatti, percepiscono un cachet, motivo per cui il programma è prodotto esternamente da Freemantle. Più pertinente, invece, la precisazione che si tratta di «un programma di intrattenimento e non di una trasmissione giornalistica». È per questo che ricade sotto la giurisdizione di Ciannamea e dei suoi vicedirettori. Quelli di TeleColetta.

 

La Verità, 3 ottobre 2023