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E l’overdose di Telecorona finì per cancellare il Tg

Improvvisamente, tutti sudditi di Sua Maestà. Era dall’8 settembre, giorno della morte della regina Elisabetta II d’Inghilterra, che il Tg1 si preparava. Ma quello a cui abbiamo assistito ieri è stato un piccolo contrappasso: lo speciale Elisabetta II, l’addio, immancabilmente condotto da Monica Maggioni, ha fagocitato il Tg1, ridotto a tre minuti di titoli telegrafici con i quali la povera Laura Chimenti ha sintetizzato i fatti di giornata. È stata la prevedibile conclusione di un martellamento di dieci giorni di tg della sera e di mezzodì farciti di servizi di corrispondenti e inviati, con le altre notizie ridotte in pillole. Per non essere fraintesi va detto che ieri l’evento c’era tutto. Alle solenni esequie della regina del Commonwealth partecipavano oltre 200 presidenti (esclusi i rappresentanti della Federazione russa, non invitati) e 500 dignitari provenienti da tutto il mondo. La tradizione, la solennità, la scenografia trasudavano di un’austerità e di un rispetto dell’autorità di altri tempi. E difatti, oltre allo Speciale Tg1, anche il TgLa7 con Enrico Mentana (Dario Fabbri ed Enrica Roddolo del Corriere della Sera) e Canale 5 con Silvia Toffanin (Cesara Buonamici e Francesco Rutelli) hanno trasmesso in diretta il lungo addio. Quelli che stonano sono l’enfasi, la retorica e l’afflato condito da centinaia di aggettivi. Alle 14 Mentana ha ceduto la linea al telegiornale per dare le notizie di giornata, mentre sulla Rai 1 del presunto servizio pubblico si è andati avanti imperterriti con Telecorona. Bisognava seguire la cerimonia minuto per minuto senza perdere un battito di ciglia di Carlo III di Windsor e della consorte Camilla Shand, di Harry e William e delle loro mogli. O privarsi di un’inquadratura del percorso del feretro dopo la liturgia nell’Abbazia di Westminster, prima a piedi per le vie di Londra e poi in auto fino al Castello di Windsor, illustrato persino su Google maps. Così la cronaca in stile Downton Abbey si è dipanata per tutto il giorno. «In un’epoca in cui succedono milioni di cose in un istante», si è accorata Maggioni, «ci sono 4,5 miliardi di persone a guardare il rito lento e solenne di saluto alla regina». A sostenere l’imperversante direttrice c’erano i corrispondenti Marco Varvello e Natalia Augias, la scrittrice Simonetta Agnello Hornby, il docente di Letteratura inglese alla Sapienza Andrea Peghinelli. Tutti hanno sottolineato le ali di folla sul percorso del corteo funebre perché «il popolo era affezionato alla regina, la narrazione dei populisti che divide il popolo dall’élite è sbagliata». Siamo tutti sudditi di Sua Maestà.

 

La Verità, 20 settembre 2022