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Con Lo stato delle cose Giletti gioca d’anticipo

Porte girevoli in televisione. Per un Amadeus che se ne va lamentando l’assenza di affetto di matrigna Rai c’è un Massimo Giletti che vi fa ritorno sottolineando di averla sempre considerata «casa mia», e questo vabbè. Più significativo un altro accenno: «Adesso dietro la telecamera 2 c’è un signore che si chiama Anthony (inquadratura), ma quando feci il mio primo programma, dietro quella telecamera c’era suo padre. Questa è la bellezza di tornare in Rai». Il nuovo inizio di Giletti nella tv pubblica, dopo la parentesi a La7 e i primi approcci con alcuni speciali, è nel lunedì sera di Rai 3, non la domenica contro Fabio Fazio né il martedì, già saturo di talk show. E forse non è solo una scelta di ripiego perché, piazzato a inizio settimana, può costringere la concorrenza ad agire di rimessa.
Anche il titolo, Lo stato delle cose, nasconde l’ambizione di fornire notizie e nozioni affinché il pubblico si faccia la propria opinione. Un’ambizione che sfiora l’equidistanza e l’«oggettività» (virgolette obbligatorie), proposte attraverso faccia a faccia con gli ospiti e confronti fra posizioni diverse (lunedì, ore 21,25, share del 5,4%, 840.000 telespettatori). L’incipit è affidato all’intervista a Matteo Renzi sul futuro dell’alleanza di centrosinistra. Sarà campo largo o campo santo? E come risponde a Giuseppe Conte che l’ha definito una tigre di carta, come Mao Tse Tung descrisse gli avversari della rivoluzione? Giletti ha il pregio di porre le domande che porrebbe ai politici la gente comune. E un altro pregio ha mostrato, l’altra sera, interrompendo il dialogo con il senatore di Rignano per non perdere di vista l’attualità e aggiornare sulla situazione al confine con il Libano con l’inviato Daniele Piervincenzi. Vivace anche lo scambio fra il generale Roberto Vannacci e l’«attivista» Francesca Pascale, esageratamente aggressiva con l’eurodeputato («Non si deve permettere questi sorrisini…»; «Io sorrido quanto mi pare»): entrambi molto ipotetici fondatori di nuovi partiti. Quando è entrato in studio Michael Cohen, grande accusatore di Donald Trump nel caso dell’ex pornostar Stormy Daniels, ci si è chiesti se Giletti si stia spostando a sinistra. Per ora, ricordando che siamo comunque su Rai 3, non sembra che il suo approfondimento sia un’altra fumeria d’oppio o l’ennesima palestra antigovernativa. Vedremo.

Post scriptum Lunedì sera, dopo un accenno di ripresa nel fine settimana, sul Nove Chissà chi è di Amadues è riprecipitato al 2,8% (590.000 spettatori). Il motivo? Forse l’edizione straordinaria del Tg1 dedicata alle notizie provenienti dal Medio Oriente. Forse.

 

La Verità, 2 ottobre 2024

«L’ideologia fa vomitare anche più della Senna»

Insieme a Federico Palmaroli, in arte @lefrasidiosho, firma del Tempo e di Porta a Porta, proviamo a impaginare l’album fotografico dell’estate.
Il primo scatto è l’intervista al Corriere della Sera di Marina Berlusconi che sui diritti civili si confessa vicina alla sinistra di buon senso. Un fulmine a ciel sereno?
«Credo che Marina Berlusconi raccolga un lascito degli ultimi anni del padre. Ricordiamo la sua vicinanza con Francesca Pascale e gli incontri con Vladimir Luxuria. La Pascale l’ha sensibilizzato e lui forse si è fatto trascinare. La figlia ne raccoglie l’eredità. Berlusconi è stato criticato per i suoi comportamenti verso le donne e oggi la sensibilità dei figli su questi temi può sorprendere. Ma forse ce lo racconta meglio di come lo ricordiamo».
Da qui alla cena di Marina e Pier Silvio con Antonio Tajani il passo è breve?
«Tra lo spostamento a destra o a sinistra di Forza Italia vedo più il secondo. Non mi stupirei di trovarla vicino al Pd, anche perché tutti si affollano in un unico campo largo, larghissimo. Certo, il partito fondato da Silvio Berlusconi in una coalizione di centrosinistra stride parecchio, ma il riposizionamento di Matteo Renzi su quell’asse fa riflettere».
Altro tassello: il dramma estivo è la separazione tra Paola Turci e Francesca Pascale?
«Davero. Fa impallidire le vicende dell’Ucraina e di Israele».
Ora che ha più tempo libero, Pascale sogna l’alleanza tra Forza Italia e Pd.
«Lo dicevamo, è da sempre focalizzata sui diritti civili, presente ai pride. Il povero Silvio era terrorizzato che svelasse pure la sua fede interista. Ricordando cosa dicevano nel Pd delle donne che circondavano il Berlusca dei tempi d’oro, non sarebbe male vederla candidata con la Schlein».
Che Massimo Cacciari invita a tenersi pronta perché Giorgia Meloni sarebbe agli sgoccioli.
«Su questo Cacciari ha l’attendibilità della veggente di Civitavecchia. O di Piero Fassino quando profetizzò: “Se Grillo vuol far politica fondi un partito, vediamo quanti voti prende”. Ecco, s’è visto…».
Anche Cacciari scambia un suo desiderio per realtà?
«Può darsi. Ma non credo riescano a mettere insieme tutte le anime della sinistra, compresa quella renziana, considerando che stanno raccogliendo le firme per abrogare il jobs act. Mi sembra un bel miraggio».
Però alla Partita del cuore Elly e Matteo stavano avvinghiati.
«Sicuramente hanno dimostrato di avere buona intesa in campo, estromettendo Giuseppe Conte, che per altro si defila di suo, dal tridente d’attacco. Quando Elly è andata a segno su assist di Matteo, il gol è stato annullato per fuorigioco. Diciamo che l’alleanza nasce viziata all’origine».
Sapevi che Renzi rimbalzava Obama al telefono?
«No, l’ho appreso dai giornali. Ricordo quella cena alla Casa Bianca, c’erano pure Bob Benigni e Bebe Vio. Si vedeva Michelle che illustrava le meraviglie dell’orto alla moglie di Renzi, magari le avrà proposto di portarsi ’na cassa de pomodori. Comunque, sembravano amiconi e Renzi aveva sottolineato più volte il legame fortissimo con Obama. Se vede che la realtà era n’antra».
Cosa ti ha destato Ilaria Salis che debutta al Parlamento europeo con Mimmo Lucano e Carola Rackete?
«Associarla all’estate me la fa andare di traverso, la assocerei di più all’inverno. Per carità, sono contento che Ilaria Salis non sia più in catene in Ungheria. Ma mi chiedo cosa sarebbe accaduto se il centrodestra avesse candidato un già condannato come lo era lei. Così come, vedendo l’inchiesta di Fanpage sui giovani di Fratelli d’Italia, mi chiedo cosa si scoprirebbe se si approfondissero le frequentazioni di Ilaria Salis».
In quella foto mancava Aboubakar Soumahoro?
«Dev’essere molto risentito con Nicola Fratoianni perché avrebbe dovuto candidare sua moglie o sua suocera. Le quali, per altro, non sono ancora state condannate».
Un altro neo-europarlamentare, il generale Roberto Vannacci, pensa di fondare un suo partito a destra della Lega.
«Sospendo il giudizio, ma se potessi dargli un consiglio, gli suggerirei di evitare certe esternazioni, tipo il video con la x della Decima Mas, che possono essere strumentalizzate dalla sinistra. Vannacci è una persona strutturata, si capisce da come replica alle tante obiezioni, e io stesso amo la beffa, ma la provocazione è già stata candidarlo e farlo eleggere. Continuando su questa linea si rischia di trasformarsi in macchiette».
A Piero Fassino concederesti il patteggiamento del furto del profumo con 500 euro?
«Certamente, perché qui non si parla della bravata di un ragazzotto, ma di un problema serio. Non posso pensare che Fassino, un parlamentare, faccia un furto per risparmiare qualche centinaio di euro. Non voglio parlare di cleptomania perché non sono un medico, ma fossi stato il titolare del duty free avrei evitato la denuncia. Il cazzeggio ovviamente è lecito, ma le conclusioni sul caso sono altre».
Altra foto storica: l’attentato a Donald Trump, vivo per una questione di millimetri.
«È un fatto che crea molti dubbi, visto che i cecchini appostati sul tetto erano stati avvertiti. Poteva essere il colpo definitivo su Joe Biden. Per me la sua uscita di scena è una botta micidiale pari a quella di Gigino DI Maio».
Perdi un filone fecondo?
«Eccome. Non che Trump non offra spunti, anzi. Ma com’è che l’America non riesce a produrre due candidati migliori di questi?».
Il ritiro di Biden ha oscurato l’attentato a Trump.
«Subito dopo l’endorsement di Elon Musk che ha promesso 45 milioni di dollari al mese a Trump, Biden ha cominciato a cercare qualcuno che gli sparasse a un orecchio. Adesso non è facile per The Donald rimodulare la campagna su Kamala Harris».
Qual è il segreto di Temptation islands, evento tv dell’estate?
«Premesso che non l’ho mai visto…».
Manco io.
«Nessuno sfugge ai confronti fra innamorati, gelosie, tradimenti, sospetti… A tutti i livelli di censo e istruzione le problematiche sentimentali sono quanto di più democratico ci sia al mondo».
Parlando ancora di tv cosa pensi di Matteo Salvini e Giorgia Meloni che litigano sui vertici Rai?
«Le bizze nel centrodestra ci sono sempre state. Salvini lo conosciamo, quando è al governo fa un po’ l’uomo delle istituzioni e un po’ il leader d’opposizione. Lo si vede anche sull’Ucraina. Però credo che alla fine prevalga il buon senso delle scelte condivise che è uno dei punti di forza del centrodestra».
L’evento globale invece sono le Olimpiadi. Per quale foto verranno ricordate? Sergio Mattarella e gli altri capi di Stato lasciati sotto l’acqua?
«Quella è stata una disattenzione grave».
L’avesse fatto Orbán?
«Sarebbe stata una mancanza di rispetto voluta, invece si è stemperato tutto con un sorriso. Forse il Trattato del Quirinale dev’essere perfezionato perché troppo al ribasso per l’Italia, al posto dell’ombrello prevedeva ’a pellicola pe conservà ’a lasagna».
La parodia dell’Ultima cena?
«Non mi sono scandalizzato tanto perché anch’io sono un iconoclasta cui piace giocare con le immagini sacre. Piuttosto, mi faceva rabbia che negassero fosse la rappresentazione dell’opera leonardesca. Ricordo anni fa quando una freccia accese il braciere a Barcellona e la grandezza di altre inaugurazioni delle Olimpiadi. Mi vien da dire Olimpiadi, ma forse il Papa parlerebbe di frociadi…».
E se la parodia fosse stata di un soggetto islamico?
«Memori di Charlie Hebdo hanno evitato d’incorrere in altri problemi».
Gli atleti che vomitano dopo aver nuotato nella Senna?
«È l’ideologia che provoca il vomito. Al di là della sindaco che ci ha fatto il bagno e adesso si starà cagando sotto in tutti i sensi, e dello stesso Macron che aveva promesso di farlo ma se n’è guardato bene, è evidente che la Senna non era adatta. Il mio Macron si rammarica: “Se Parigi avesse lu mere gli atleti non li avremmo fatti ammalere”. Per quanto scenografica basta guardare il colore dell’acqua per dire che la Senna non è bandiera blu».
La partecipazione al torneo di boxe femminile dell’atleta intersessuale algerina Imane Khelif?
«Altra questione delicata. Certo, il fatto che siano andate in finale due atlete dal sesso controverso come lei e Li Yu Ting forse fa capire che c’è un problema da affrontare».
Un problema enfatizzato dalla destra italiana e dalla guerra ibrida di Putin contro Macron?
«Anche da sinistra si è ricordato che Khelif era stata esclusa ai Mondiali 2023 e poi ammessa alle Olimpiadi. Poi, sarà pure nata donna, ma se i cromosomi ti danno una spinta in più… L’ha detto anche Anna Paola Concia che è una competizione non equa. Parliamo solo del fatto agonistico, non è un discorso sociale o di costume. Riconoscere che c’è qualcosa di strano non vuol dire essere omofobici, transfobici o intersessuofobici. È solo la difesa dell’equità nello sport».
Un altro momento topico è stato il pianto di Novak Djokovic dopo la conquista della medaglia d’oro?
«È un’immagine su cui non ho ironizzato perché vedere un campione che ha vinto tutto emozionarsi in quel modo ha commosso anche me. Dà il segno di ciò che rappresentano le Olimpiadi per un atleta. Djokovic è stato oggetto di tante critiche, perciò sono contento per lui».
Thomas Ceccon che dorme sul prato del parco?
«Indica la grande disorganizzazione di questo evento. Coloro che si sono lamentati del Villaggio olimpico, per l’assenza dell’aria condizionata, per i letti di cartone e il cibo scadente, persino dei vermi nel pesce, non sono camerati influenzati dalla fasciosfera, come si è letto. Sbandierano l’ecosostenibilità e la scelta green e poi fanno fare le gare di nuoto nel fiume inquinato?».
Quest’estate abbiamo imparato intersessuale e fasciosfera, qualche mese fa avevamo imparato eco-ansia, poi prima del voto che poteva premiare Marine Le Pen tra gli intellò francesi è spuntata la demo-ansia. Il vocabolario si arricchisce?
«Ormai ogni questione viene ideologizzata e si cerca di mettere un’etichetta a tutto, al punto da coniare un lessico militante. Aridatece petaloso».

 

La Verità, 10 agosto 2024

Guida semiseria alle prime elezioni col fantasma

Le premesse sono chiare: andrà tutto male. O bene, dipende dai punti di vista. Quella che è appena cominciata è la campagna elettorale più anomala della storia repubblicana. Una campagna con alcune prime volte e parecchi déjà vu. Vediamo una a una le variabili che incombono nei prossimi due mesi di calendario con vista sul 25 settembre, cominciando dagli elementi inediti.

Campagna tropicale Non era mai accaduto che la caccia all’elettore si svolgesse con il solleone. Siccome le disgrazie non vengono mai da sole, ad alzare la temperatura di un confronto già febbrile di suo in qualsiasi stagione dell’anno, stavolta si aggiungono anche le temperature record dell’estate più torrida dell’era moderna. Troveremo militanti che ci vogliono convincere a scegliere la parte giusta in spiaggia, nei rifugi di montagna, nei traghetti per le isole. Troveremo volantini e santini elettorali nel b&b e nei chioschi dei pedalò. Conquisterà il voto chi offrirà la granita migliore.

Pd b&b Bellicista e banchiere. Tra le prime volte della campagna in corso c’è l’inedito posizionamento del partito scarrozzato da Enrico Letta, il segretario più innovativo di sempre. Il Pd infatti è tutto cambiato. Irriconoscibile? Ma no, è finalmente libero dalle zavorre della tradizione. Basta con le pedanterie del pacifismo, meglio un bel elmetto e una mimetica griffata Ispi. Idem per la difesa dei lavoratori e dei ceti deboli, che appartengono all’archeosinistra. Ai tempi del Covid si portano di più banche e banchieri. Quella per SuperMario non è una sbandata, una cotta passeggera. Il feeling tra i dem e le banche viene da lontano, ricordate Carlo Padoan presidente di Unicredit? Con Draghi è solo salito a Palazzo Chigi. Per restarci? Sarebbe lui il perfetto candidato premier del campo-largo-meno-5stelle. Se no, a spoglio ultimato partirà la processione verso Città della Pieve per convincerlo a tornare in sella. L’Umbria è regione di santuari…

Con il fantasma E qui ecco un altro inedito: le elezioni fantasy. Un banchiere si aggira per la campagna. SuperMario c’è o non c’è? Gioca con noi o si nasconde? Lo si nota di più se si candida ma resta in disparte, o se non si candida e lo si deve supplicare molto? Dai Mario salvaci tu. Nell’attesa ci si può sempre rinfrescare con l’Agenda Draghi. Cioè il draghismo senza Draghi. Che, se non è efficace proprio come un condizionatore, almeno ci illude quanto un ventilatore.

Passiamo ora alle variabili note e già attive o in procinto di esserlo.

Allarme democratico Il tasto on è già stato premuto. Il fascismo è alle porte. L’onda nera. Le «nubi nere» all’orizzonte. I nazisti e il passato che non passa. Lo scrivono anche i giornali stranieri che di sicuro hanno fonti attendibili e al di sopra delle parti. Per non parlare dei giornaloni italiani. Del resto Giorgia ha un cognome con la stessa iniziale di Mussolini. L’abiura non ha mai convinto. «Il fascismo male assoluto»: Gianfranco Fini sì, era un vero compagno. Invece Giorgia M. figlia del secolo ci riporta in braccio ai militanti di Forza nuova, le SS del Terzo millennio. Mica come quei bravi ragazzi del battaglione Azov.

Papa straniero Caccia al. È un gioco di società dei fogli di riferimento, vediamo chi ha l’idea giusta. Nomi a caso del passato: Nanni Moretti, Roberto Saviano, Liliana Segre… Adesso si parla di Maurizio Landini e di Luigi De Magistris. Ma il più cool è sicuramente Beppe Sala, con il suo «modello Milano». Città di single e aperitivi. Le famiglie sono così esigenti, signora mia, meglio se stanno in periferia. Beppe potrebbe essere l’uomo giusto del grande rassemblement che accelera la svolta green e promuove l’agenda Lgbt sdoganando le adozioni per le coppie gay. Monopattini e calze arcobaleno. Indossando dei bermuda viene anche meglio. E la guerriglia tra nordafricani in Stazione centrale? Ma quella è già pevifevia, noi vinciamo nel centvo stovico.

Liti a destra Puntuale come a ogni tornata elettorale, va in scena la rissa sulle liste e sul candidato premier. Non ci s’inventa campioni di autolesionismo da un giorno all’altro. La premiata ditta Giorgia-Matteo-Silvio non si smentisce mai. Se poi ci si aggiunge anche Antonio (grisaglia) Tajani… L’ultimo ballottaggio a Verona fa da memento. E come dimenticare la non candidatura di Guido Bertolaso a Roma? Però per il 25 settembre si può fare di meglio. Il premier lo deciderà, con regola cristallina, il partito della coalizione che prenderà più voti? O, per impapocchiare tutto, lo decideranno i parlamentari eletti? E se lo decidessero i referenti europei di Fdi, Lega e FI? E i governatori di centrodestra, perché no? Perdere da favoriti è un’arte sopraffina.

Endorsement inattesi Giuliano Ferrara ha annunciato il suo voto per il Nazareno. Il Pd del ddl Zan, dei matrimoni gay, dell’utero in affitto, della cannabis legalizzata. È quel Giuliano Ferrara che nel 2008 si scatenò in difesa della vita inventando una visionarissima Lista pazza contro l’aborto? Pare di sì. Come si cambia quando c’è di mezzo la comune passione a stelle e strisce. Francesca Pascale invece ha annunciato che lascerà l’Italia se vinceranno i sovranisti. Chiara Ferragni e Gegia resteranno?

Inchieste della magistratura Ancora non pervenute. Ma date tempo. Perché in questi casi la tempistica è fondamentale. Per influire a dovere nelle urne, i provvedimenti devono smuovere un’onda emotiva. E, com’è noto, le emozioni durano lo spazio di un coito. Perciò vedrete che alla vigilia arriverà sicuramente qualcosa di sugoso. Tipo un’indagine per cessione di droga contro Luca Morisi. Do you remember?

Macchina mediatica Ai posti di comando. Lucia Annunziata ha rinunciato alla trasferta in Ucraina per montare la guardia democratica. Marco Damilano sta raggiungendo in anticipo la postazione della striscia quotidiana su Rai 3. Con grande abnegazione ci si riducono le ferie per garantire il servizio al momento del bisogno. Nella grande stampa tornano a martellare i veterani di tante battaglie. È vero, i giornali ormai non li legge più nessuno. Ma ci sono i tg e le maratone, le feste dell’Unità (senza il giornale) e i PremiStrega, i 100.000 volontari e le LucianeLittizzetto. Sommati, fanno la realtà parallela, praticamente una distopia. La bolla dei pesci rossi. Fatta di appelli di sindaci e interviste a Gianrico Carofiglio, di MonicheMaggioni e immancabili patti della Repubblica (non il giornale, o forse sì), di palingenetici piani green, transizioni ecologiche e climate change. E di cinghiali. Ma perché rovinare la narrazione con la dura realtà? L’unico dettaglio da sistemare potrebbe essere l’esito del voto. Ma, eventualmente, a impapocchiarlo ci penserà Sergione nostro, come al solito. Fulminante il post di GianniKuperlo su Twitter appena (auto)giubilato il Migliore: «Siamo pronti per perdere le elezioni e governare lo stesso».

Varie ed eventuali Inutile dilungarsi, già ci stanno deliziando. Allarme dei mercati, spread in rapida risalita, agenzie di rating, prelati e vescovi post-ulivisti, centri e centrini con la schiena dritta, ma la scoliosi del patto di desistenza inclinata a sinistra…

Andrà tutto bene o tutto male. Buona campagna a tutti.

 

La Verità, 26 luglio 2022