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Il gioco di squadra non abita in Viale Mazzini

Stasera è una serata no, per me», ha cominciato a lagnarsi fin dall’anteprima Bianca Berlinguer, martedì scorso. A farle da spala, c’era, come al solito l’«alpinista scrittore» Mauro Corona. Pausa pubblicitaria e imbeccata studiata ad hoc. No, con la «Biancaneve» non si può scalare, non si può finché la neve non è ben assestata. «Lei è assestata, Bianchina?». «Questa sera non sono per niente assestata, tutt’altro!», ha replicato la conduttrice. «Sono molto arrabbiata, ma non posso dirlo ai nostri telespettatori, non sarebbe giusto. Ma troverò il modo di comunicarlo…». Si sussurra di una telefonata di protesta ai piani alti di Viale Mazzini.

Il motivo del lamento è come mai Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, abbia scelto di sconfinare su La7 chez Giovanni Floris per difendersi dalle accuse di tenere bordone ai no-vax. Figuriamoci. La questione è grave ma non seria, come sempre in Italia, tanto più nella Rai del servizio pubblico. Detto in due parole: oltre che conduttore di Report, Ranucci è anche vicedirettore di Rai 3. Lunedì sera, all’interno del suo programma, aveva mandato in onda un’inchiesta nella quale si ponevano alcuni interrogativi sull’obbligo della terza dose vaccinale. Apriti cielo: il Comitato di salute pubblica, il mix di politici e opinionisti gauchistes che governa l’infodemia emergenziale, ha gridato allo scandalo, signora mia! Con la sua erre blesa e la sua aria ingannevolmente pacioccona, Ranucci ha dovuto trovare il modo di difendersi. Ho fatto solo del giornalismo, ha detto, dubitando che i detrattori del servizio incriminato l’avessero visto davvero perché, nel dettaglio, era tutt’altro che funzionale alla mentalità no vax.

Il problema per la Rai targata Carlo Fuortes, improvvisamente divenuta nella narrazione mainstream un posto idilliaco, è che queste argomentazioni Ranucci è andato a rappresentarle a DiMartedì (share del 4,8%, un milione scarso di spettatori), programma concorrente di #cartabianca (4,2%, 852.000 spettatori) in onda sulla rete che vicedirige. Bizzarro, no? Dopo aver scoperto che era stato regolarmente autorizzato, ancor più bizzarramente si è scoperto che, invece, non era stato invitato nel salotto di B.B. Ovviamente, Floris non ha perso l’occasione di ospitare il giornalista al centro delle polemiche. Così, ai piani alti di Viale Mazzini, hanno facilmente potuto replicare alla Berlinguer che avrebbe dovuto giocare d’anticipo. Ma si sa, il gioco di squadra non è esattamente il punto di forza della Rai. Per Fuortes e Marinella Soldi c’è ancora parecchio da lavorare.

 

La Verità, 5 novembre 2021

Milena Gabanelli e l’arte di lasciare al momento giusto

È stata una sorpresa il saluto finale di Milena Gabanelli al termine dell’ultima puntata di Report (Rai 3, lunedì, ore 21.30, share del 7,56 per cento). Sorpresa non tanto per il congedo dopo vent’anni di conduzione dello storico programma, di cui si aveva già notizia. Quanto per il modo in cui è avvenuto. La giornalista ha presentato al pubblico uno a uno i colleghi che compongono la squadra e firmano le inchieste. «A Sigfrido Ranucci passerò il testimone. Siete in buone mani, siamo in 13 e come vuole la tradizione degli Apostoli, Report tornerà a Pasqua. Ma stavolta toccherà a lui portare la croce. Per quel che mi riguarda resterò nei paraggi, ma di certo sono stati 20 anni indimenticabili». Poi, intonando I’ve been loving you too long di Otis Redding, si è girata ad abbracciare i collaboratori e, come si usa, ha strappato la scaletta lasciandosi andare alla commozione. Anche l’algida Gabanelli ha un cuore. La conduttrice inflessibile, autrice di un giornalismo senza cedimenti, bombardata da querele regolarmente vinte, mai chiacchierata per questioni che non fossero di stretta natura professionale, mai compiaciuta della sua popolarità, certamente uno dei migliori esempi di cosa significhi fare servizio pubblico, ha mostrato il suo lato tenero. Si può tranquillamente azzardare che la commozione non deriva da egocentrismi o da dipendenza da video come tanti altri casi insegnano, ma dall’allentarsi del rapporto con i telespettatori. Per rispetto dei quali l’ultima puntata della stagione aggiornava lo stato delle inchieste con l’hashtag #comèandataafinire. La proposta avanzata dal programma di gestione statale diretta dell’accoglienza ai migranti senza far ricorso a opache cooperative, lo stato di manutenzione dei viadotti dell’Anas dopo il crollo di quello in provincia di Lecco, gli investimenti in diamanti proposti dalle banche, la gestione del marchio Ferrari e l’improvviso divorzio da Luca Cordero di Montezemolo, i ripetitori abusivi sulla Torre Massimiliana a Verona, i gettoni d’oro dei premi dei concorsi Rai coniati dalla Zecca dello Stato. Al termine su schermo nero con il logo di Rai 3 è comparsa la scritta: «Grazie Milena Gabanelli». Anche su Twitter è stato un diluvio di omaggi e ringraziamenti. È stato notato che i giornalisti di Report sono esterni ai quali la Rai rinnova annualmente il contratto: sarà paradossalmente per questo che fanno giornalismo d’inchiesta da servizio pubblico? Personalmente sospetto di sì. L’alto grado d’indipendenza ha consentito un’informazione che, negli anni, è andata a scomodare senza indulgenze politici e massimi dirigenti di enti e aziende di primissima grandezza, Rai compresa.

La Verità, 30 novembre 2016