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La triste scelta delle Kessler, gemelle in tutto

Inseparabili fino alla fine. Gemelle in tutto. Anche nell’ultimo atto: scegliere la morte, insieme. Alice ed Ellen Kessler sono state ritrovate ieri senza vita nella loro casa a Grünwald, vicino a Monaco di Baviera, dove vivevano in due appartamenti attigui, divisi da una parete scorrevole. Secondo il quotidiano Bild hanno fatto ricorso al suicidio assistito. Avevano compiuto 89 anni lo scorso 20 agosto. Gli agenti di polizia sono stati informati dopo che le due donne erano già decedute e quando sono arrivati non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. A determinate condizioni, la legge tedesca consente la pratica del suicidio assistito. Secondo indiscrezioni, la loro eredità andrà a Medici senza frontiere: «Non abbiamo parenti. Loro sono seri, rischiano la vita per gli altri», avevano dichiarato.
Nate a Nerchau, vicino Lipsia, in territorio che dopo la Seconda guerra mondiale passa alla Germania est, a 16 anni fuggono a Ovest per diventare danzatrici al Palladium di Düsseldorf. L’avvenenza, la statura, la particolarità di essere gemelle spalanca loro le porte dei migliori teatri. Approdano al Lido di Parigi, nelle Bluebell girls. Ma non saranno solo ballerine. Sono versatili, eclettiche, cantano, recitano. E vivono tutto in simbiosi. Debuttano nel cinema, inaugurando una carriera che le porterà a esibirsi al fianco di star come Fred Astaire e Frank Sinatra.
In Italia atterrano nel gennaio del 1961, quando esiste solo il primo canale Rai. Il regista principe è Antonello Falqui, il direttore d’orchestra Gorni Kramer, il coreografo Don Lurio, i cantanti sono il Quartetto Cetra. Il programma si chiama Giardino d’inverno, loro volteggiano calamitando gli sguardi sulle chilometriche gambe, lasciate scoperte dall’abito che si ferma alle anche. Il loro fascino nordico è il contraltare di quello latino delle maggiorate che imperversano nel cinema. L’Italia è in pieno boom economico e l’ottimismo s’irradia anche da Cinecittà e dal Teatro delle Vittorie. Ma i costumi sono ancora rigidi. Lo scandalo è troppo per la Rai di Ettore Bernabei che impone alle «gemelle teutoniche» pesanti calze di lana scura. Ma Alice ed Ellen hanno il gradimento del pubblico e il tabù della censura fa da volano. Nel varietà successivo, lo storico Studio uno con Mina, interpretano la sigla Da-da-un-pa che rimarrà una delle loro canzoni più famose. Anche i registi cinematografici si accorgono di loro. Recitano ne Il giovedì di Dino Risi e poi ne I complessi, con Alberto Sordi. In un’altra edizione di Studio uno la sigla finale intitolata La notte è piccola suona gradevole presagio per il grande pubblico del sabato sera. A teatro, si cimentano nei musical di Garinei e Giovannini, ma sconfinano anche in quello impegnato di Bertolt Brecht. In una puntata dell’Odissea televisiva interpretano le sirene. Anche la pubblicità si accorge dell’enorme popolarità delle gemelle tedesche, trasformandole in seducenti testimonial dei Caroselli di un importante marchio di calze femminili. Sono presenza irrinunciabile della grande stagione dei varietà, dopo Studio uno, Biblioteca di Studio uno, Canzonissima, Milleluci. Al fianco ancora di Mina, Raimondo Vianello, Raffaella Carrà e Johnny Dorelli, forse il preferito «per il suo stile internazionale». Lavorano anche con Pippo Baudo, ma con lui rimane un rapporto solo professionale. Molta più familiarità s’instaura invece con Franco Zeffirelli anche se, al contrario, non hanno motivo di lavorare con lui. A quarant’anni, confermando una certa spavalderia che le ha sempre accompagnate, posano per Playboy. Sempre insieme. Il sogno erotico degli italiani resiste. Sempre fianco a fianco, non solo per motivi di carriera, si allontanano temporaneamente solo a causa delle rispettive storie d’amore. Alice è stata a lungo compagna di Enrico Maria Salerno, Ellen di Umberto Orsini.
Negli anni Ottanta diventano conduttrici, su Rai 2 (Buonasera con… Alice ed Ellen Kessler) e Rai 3 (La fabbrica dei sogni). Approderanno anche a Mediaset (Una rotonda sul mare e Super Ciro).
Quando si ritirano tornano a vivere in Germania, vicino a Monaco di Baviera. Ma non disdegnano qualche viaggio, sempre in Italia, magari per essere ospiti del Festival di Sanremo, come nel 2014. L’addio alle scene è pragmatico e senza rimpianti: «Quello che potevamo fare dieci anni fa non possiamo più farlo», avevano dichiarato in una recente intervista, «quindi perché mostrarsi se non abbiamo più la capacità di essere brave come una volta?».
Sempre nella stessa intervista al Corriere della Sera, parlando della morte, avevano dichiarato: «Il nostro desiderio è andarcene insieme, lo stesso giorno. L’idea che a una delle due capiti prima è molto difficile da sopportare». In un’altra conversazione con un quotidiano tedesco avevano detto che desideravano essere cremate e che le loro ceneri fossero «conservate in un’unica urna con quelle della madre». Dopo la notizia della morte con il suicidio assistito Mara Venier ha rivelato: «Sono venute spesso da me a Domenica In e sono sempre state molto disponibili. Le avevo fatte chiamare anche recentemente, ma mi avevano detto che una delle due non stava bene».
Inseparabili durante la vita. Inseparate nell’ultima ora.

 

La Verità, 18 novembre 2025

 

Nuovo gioco a Domenica In: molesta il maschio

C’è l’incidente diplomatico con la comunità ebraica, provocato da quello «Stop genocidio» pronunciato da Ghali. Poi c’è il sermoncino a scoppio ritardato di Dargen D’Amico, che già durante il Festival aveva infarcito le esibizioni d’intermezzi moralistici. Ultimi, ci sono gli eccessi a sfondo erotico e gli apprezzamenti pruriginosi di Mara Venier ed Enrica Bonaccorti sui cantanti fluidi, casualmente entrambi di origine magrebina. Sarà il palco dell’Ariston, da dove è andata in onda Domenica in con ascolti stratosferici nell’edizione post-sanremese con i cantanti e i giornalisti ospiti; o sarà il tentativo di spegnere gli altri fuochi politici, fatto sta che, davanti al solito Ghali e al solito Mahmood, conduttrice e ospite hanno perso i freni inibitori. «Bravo, elegante, intenso… Io ti amo!», ha esaltato zia Mara l’interprete di Casa mia. Il cantante era un filo in imbarazzo. Ma a rincarare la dose è arrivata Enrica Bonaccorti: «Voglio dirti una cosa intima… tu sei molto sexy. Ho visto come ti muovi». E Venier: «Ragazzi, io lo vedevo da dietro, è tanta roba». Ecco.

Ancora più esplicito il gioco con Mahmood, presentatosi con pellicciotto, cinture slacciate e pantalone a vita bassissima che lasciava in vista le mutande (in realtà è un modello di pantaloni fatto così). Zia Mara non ha perso l’occasione: «Ma i pantaloni! Perdi le braghe!», ha esclamato in preda alla tachicardia. C’era da far riascoltare il duetto delle cover e da fargli cantare il brano in gara. Ma il vero duetto l’ha fatto lei con Mahmood, parlando di pigiama party e dandogli appuntamento per una prossima intervista a letto. «Ma quante mutande hai?», è intervenuto Gabriele Cirilli. «Niente mutande». Gridolini, applausi, sospiri. Venier palpitava. Ancora Bonaccorti: «Anche tu sei tremendamente sexy, l’unica cosa è che io li avrei tolti quei pantaloni». Altro imbarazzo: «No dai, non esageriamo, da zia Mara no…».

Si dirà: è il clima festivaliero, il carnevale in corso, la festa della musica italiana eccetera. Bene. Ma qualche domanda nasce ugualmente spontanea. Su Rai 1, con la scusa di Sanremo, è tutto concesso? Anche due ultrasettantenni che fanno apprezzamenti a sfondo erotico su due cantanti trentenni? Senza inutili moralismi, proviamo a fermare l’onda festivaliera. Se la situazione si fosse verificata a parti rovesciate? Se due conduttori ultrasettantenni si fossero lasciati andare a commenti sulla carica erotica e le mise di un paio di femminucce, il reggicalze di Annalisa per dire, che cosa sarebbe accaduto? Non si parlerebbe d’altro, purtroppo. Altro che genocidio. Ma è il mood di Mahmood.

 

La Verità, 13 febbraio 2024