Nella seconda serie gli 883 sembrano i Blues Brothers

La sovrapposizione tra la seconda stagione della Leggendaria storia degli 883 e il secondo disco di Max Pezzali e Mauro Repetto è già nel titolo. Entrambi si chiamano Nord sud ovest est, ma soprattutto sono entrambi, la serie come l’album, attesi «al varco». Ma cosa sarà poi ’sto varco? La conferma, meglio ancora la crescita, dopo la prova d’esordio. Case discografiche, Festivalbar e critici musicali son tutti ad aspettare di capire se quei due sbarbati di provincia sono qualcosa di reale e credibile e non una delle tante meteore che hanno brillato una sola estate. C’è vita dopo Hanno ucciso l’Uomo ragno? E c’è una storia vera, una storia che tiene dopo il successo della prima stagione su Sky, apprezzata da (quasi) tutti, pubblico e critica, per la freschezza, la leggerezza e l’approccio schietto? Sydney Sibilia e Matteo Rovere (Groenlandia del Gruppo Banijai e Sky Studios) scommettono di sì e vincono. Non solo perché con quasi 1,5 milioni di telespettatori medi di total audience nella prima settimana per gli episodi d’esordio sono il debutto migliore di una serie su Sky degli ultimi cinque anni. Ma anche perché il tono scanzonato immune a moralismi e ideologie, la qualità della scrittura e la cura dei dettagli continuano a trasmettere l’originalità dell’epopea 883 che, nei primi Novanta, dalla provincia degli outsider spopola nel dorato mondo solo con la forza del talento e dell’amicizia. Come per il secondo disco anche per la seconda stagione, confermarsi è più difficile che affermarsi, ma Nord sud ovest est ci riesce perché riesce a raccontare il vuoto d’aria di Max e Mauro (Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli) dopo il successo inaspettato del primo disco, eppure «solo» al quarto posto nelle classifiche di vendita. Del quarto arrivato in qualsiasi gara non si ricorda nessuno e adesso, per arrivare in cima, servono le «canzoni della maturità». Ma, scolasticamente parlando, la maturità l’hanno mancata e chissà nella vita e nella musica. Ma chissenefrega, maturi non lo saremo mai, conclude Max con la sua aria da timido che però al momento giusto spiazza tutti perché sa quello che vuole come un Forrest Gump di Pavia. Così, dopo l’attesa al varco, salta per aria anche il luogo comune delle canzoni della maturità. Il successo, a volte, scaturisce anche da robuste dosi di improvvisazione. Sibilia sembra esserne molto consapevole e le vicende sentimentali dello sprovveduto Max, con il suo perenne spiazzamento lunare, ne sono una conferma. Il terzo episodio che racconta come nacque Rotta x casa di Dio sembra un piccolo spin off di The Blues Brothers di John Landis.

 

La Verità, 18 ottobre 2026