Cacciari, Kraus e una provocazione da raccogliere
Può essere solo una tivù di testimonianza quella che al sabato sera diffonde una Lectio magistralis di Massimo Cacciari, in piedi davanti a un leggio, un megaschermo alle spalle, tra scaffali e scrivanie della biblioteca della Biennale di Venezia. È lì che la Videa di Sandro Parenzo ha ripreso qualche giorno prima e rimontato con la regia di Ranuccio Sodi l’evento promosso dal presidente dell’istituzione veneziana Pietrangelo Buttafuoco e trasmesso da Nove, il canale di Discovery+. Massimo Cacciari racconta “Gli ultimi giorni dell’umanità”, il capolavoro pacifista pubblicato da Karl Kraus nel 1922, mandato in onda alle 22 (non alle 21.30 come previsto) contro la serata speciale per Padre Pio su Rai 1 e le prime partite dei Mondiali, non poteva che essere tivù testimonianza, evento isolato, un unicum dedicato ad Angelo Guglielmi. Come una rarità è seguire Cacciari in una veste costruttiva, fuori dai panni, per altro spesso necessari, dell’irascibile bastian contrario. Perciò, non fanno testo gli ascolti minimi (182.000 spettatori, 1,35% di share) di questa ora e mezza di racconto impegnativo, con brani letti/recitati da Paola De Crescenzo e Massimo Venturiello, tratti da Friedrich Nietzsche, Fëdor Dostoevskij e papa Benedetto XV, variamente concordi, ognuno con la propria voce, nel prevedere, anticipare, allarmare per la catastrofe incombente: la Grande guerra.
L’Europa è il continente della civiltà, la patria del progresso, ma anche degli Stati assoluti, con i loro eserciti e apparati. In questa Europa avviene un «mutamento di stato» etico, estetico, morale che poi, con la Seconda guerra mondiale, conseguenza della Prima, trascinerà nella catastrofe il mondo intero. Con l’espandersi del capitalismo si allargano le diseguaglianze e crescono le ambizioni di potenza delle nazioni fino a cementare varie forme di statolatria. Nella sua Fiaccola, la rivista di riferimento della cultura mitteleuropea, il viennese Kraus raccoglie l’allarme di quelle voci sull’abisso e denuncia il conformismo dell’epoca. Ma è una lezione attualissima, piena di analogie e spunti per il presente. Basta dire che il bersaglio prioritario di Kraus è «il giornalismo ornato» che abbellisce la catastrofe, dà dignità alla guerra cieca ed edulcora l’apocalisse dopo la quale trionferà l’Anticristo. Un giornalismo responsabile dell’informazione corrotta in propaganda e retorica. Il secondo monito è la dimenticanza del collante giudaico-cristiano dell’edificio europeo, così da renderlo anonimo e manovrabile dalle varie ideologie.
Chi voglia raccogliere la provocazione ha di che riflettere.
La Verità, 16 giugno 2026








