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A In Onda Parenzo fa da spalla a Concita

Qui dentro è tutto nuovo tranne…». Ha esordito così Concita De Gregorio alla conduzione della nuova stagione di In onda in condominio con David Parenzo, verso il quale ha rivolto il braccio indicando l’unico elemento di continuità con le annate precedenti. In effetti, attorno al tavolo a mezza luna del talk show di La7 tira un’aria nuova. Non più le pari opportunità tra i due conduttori (il partner di Parenzo era Luca Telese) che si dividevano spazi e interventi come due soci, due complici in missione per conto dell’informazione alla romana, de sinistra, ma pur sempre con un certo grado di scapigliatura. Ora no, con l’innesto dell’editorialista di Repubblica, già direttrice dell’Unità, sembra di essere nel salone di un parrucchiere d’alto bordo, tutto bon ton e seriosità. «Tradizione e innovazione», ha replicato Parenzo all’incipit della collega. La quale, nelle prime due serate, peraltro suffragate da ospiti di rilievo – Roberto Fico e Matteo Salvini – si è assunta onere e onore dell’introduzione.

Pur con l’aria furbetta da Topo Gigio, il simpatico Parenzo appare destinato a lunghe pause al cospetto di De Gregorio che, con la postura protesa e la frequente scossa alla chioma bionda ricorda vagamente Duchessa, la mamma degli Aristogatti. Anche la prolissità vagamente autoreferenziale delle domande e la scelta cromatica della conduttrice, l’altra sera uno sgargiante arancione nello studio bianco e grigio, assegnano a Parenzo il ruolo classico della spalla. Vedremo se, strada facendo, si adatterà al copione. Nel frattempo va riconosciuto che, a differenza di quanto avviene abitualmente a Otto e mezzo, De Gregorio e Parenzo hanno lasciato argomentare Salvini sul ddl Zan, sull’immigrazione, sul destino del governo Draghi dopo la rottura tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Essendo, però, spesso costretti a «girare pagina» per non essere travolti, come sulle manifestazioni blasfeme dei militanti Lgbt dell’ultimo Gay pride. Ma riservandosi di scuotere la testa a mo’ di dissenso. E di accreditare una mutazione politico-estetica del leader leghista, in giacca e cravatta e, curiosamente, collegato da una sala con una bella biblioteca. Tutt’altra empatia si era registrata la sera prima con Fico. Oltre a quella sulle sorti del M5s, De Gregorio aveva voluto sapere l’opinione del presidente della Camera sullo ius soli e sulla Nazionale in ginocchio… E avrebbe voluto interrogarlo anche sul ddl Zan e molti altri argomenti, come si trattasse di un’intervista one to one. Ma non ce n’era stato il tempo. Mentre c’era anche Parenzo…

 

La Verità, 1 luglio 2021