Ci sono cast e paesaggio, ma poi spunta Bisio

Il contorno c’è, quello che difetta è il piatto forte. C’è l’Appennino, c’è il paesaggio con i rustici e le osterie. Ci sono gli arredi, il commissariato periferico e il mobilio con il sapore dei tempi della nonna. C’è abbastanza anche il cast, l’ispettrice tosta, il poliziotto informatico bonaccione e l’ultima arrivata, la più sveglia. Nella nuova serie, Uno sbirro in Appennino, quattro serate su Rai 1 (giovedì, ore 21,45, 4 milioni di spettatori, 23,7% di share), regia di Renato De Maria, produzione Picomedia, a zoppicare è proprio lo «sbirro», il Vasco Benassi interpretato da Claudio Bisio. Intanto, l’espressione scelta per identificare il commissario, utile forse a metabolizzare il fatto che al conduttore di Zelig le divise non sono «mai piaciute». È negli ambienti malavitosi che la si usa e chissà, forse questo gli ha permesso di sopportare la finzione. Tuttavia, Benassi è un commissario controvoglia, con il tic della parolaccia trattenuta, che dopo aver girato mezza Italia, è tornato a Bologna e poi, causa un errore in un’indagine, viene rispedito a Muntagò, il paese d’origine. Dovrebbe essere una punizione, ma rivedendo le colline eccolo riaprire i conti con il passato, chi l’avrebbe detto: amori incompiuti, come quello con Nicole (Valentina Lodovini), nel frattempo diventata sindaco di Bologna, e il fantasma che ogni tanto riappare di una sorella morta in circostanze mai chiarite. Poi ci sono i conflitti con i giovani, habitué della cannabis (figuriamoci se Bisio non si pronunciava per la legalizzazione). La fama di «miglior sbirro» della zona aiuta Vasco a controllare qualche insicurezza persistente e il resto lo fanno l’aiuto del fidato agente Fosco (Michele Savoia), dell’ispettrice Gaetana (Elisa D’Eusanio) e della giovane recluta Amaranta (Chiara Celotto), con la quale s’instaura un rapporto paterno e di confronto sui metodi investigativi. Quelli di Benassi sono piuttosto eccentrici, come si vede nell’indagine per la morte di un anziano che vive solo, accudito dalla bella badante bielorussa. È lei la colpevole, istigata dal movente dell’eredità o è il solito pregiudizio? Bisio ammicca, esibisce stupore, vaghezza e interrompe la celebrazione del funerale per spiegare le conclusioni dell’inchiesta. Ma per quanto faccia, sembra sempre sul palco di Zelig.
Negli ultimi anni abbiamo avuto Rocco Schiavone (Marco Giallini), Il commissario Ricciardi (Lino Guanciale) e I bastardi di Pizzofalcone (con Alessandro Gassmann) ma, come dimostrano gli ascolti delle repliche, siamo sempre orfani di Montalbano.

 

La Verità, 11 aprile 2026