Perché Bibi Ballandi mancherà a tutti

Mancherà. Mancherà ai suoi artisti, ai collaboratori, ai suoi cari. Mancherà agli amici e anche a quelli che l’hanno conosciuto per lavoro e magari frequentato poco. Mancherà ugualmente, perché Bibi Ballandi, morto a 71 anni dopo aver a lungo combattuto il tumore, era così speciale che gli bastava poco per farsi amare. E per lasciare un segno con la sua umanità nobile e profonda. Un segno incancellabile. Hanno questo significato i tanti messaggi che tutti i cantanti e gli uomini e le donne di spettacolo hanno diffuso sui social o con brevi dichiarazioni. Fiorello ha sospeso per due giorni il suo programma su Radio Deejay. Milly Carlucci, quando ha bruscamente appreso la notizia in diretta a Unomattina, è rimasta addolorata e senza parole. Lo ricordano tutti con gratitudine e afflizione, da Gianni Morandi ad Antonella Clerici, da Laura Pausini a Paola Cortellesi, da Giorgio Panariello ad Adriano Celentano.

Ballandi era un pezzo di storia dello spettacolo e della televisione italiana. Aveva iniziato giovanissimo subito dopo la terza media, affiancandosi al padre Iso, tassista che accompagnava cantanti e orchestre per concerti in Emilia Romagna. Poco alla volta aveva iniziato a produrre gli spettacoli di Caterina Caselli, Mina, Orietta Berti, Little Tony, Rita Pavone. Negli anni Settanta si era avvicinato ai cantautori, lavorando con Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Pierangelo Bertoli, Roberto Vecchioni, e con Fabrizio De André per la tournée dopo il rapimento in Sardegna. Fondò lo storico «Bandiera gialla» di Rimini. Nel 1997 organizzò il concerto-evento per Giovanni Paolo II a Bologna dove si esibì Bob Dylan. Conobbe e istruì il giovane Beppe Caschetto, futuro agente di molte star, uno tra i più provati dalla morte di Bibi. Da fine anni Novanta aveva prodotto gli one man show di Fiorello («Per lui sono stato il padre che ha perso presto, per me è stato il figlio che non ho mai avuto»), Celentano, Panariello, Roberto Bolle, le tournée di Mariangela Melato e Renato Zero, i varietà di Antonella Clerici e Ballando con le stelle di Milly Carlucci. Era una persona preziosa, stabilizzatrice, ironica, insostituibile. Con la sua bonomia, la sua umiltà mista alla sagacia popolare che si condensava nei fulminanti proverbi («Volare bassi per schivare i sassi»; «Riunione di volpi, strage di galline»; «Predica corta, tagliatelle lunghe»), manteneva il buonumore e il controllo della situazione anche nei momenti di massima tensione che, nella produzione di grandi eventi capitano sempre, soprattutto quando ci sono di mezzo personalità eccentriche, pressioni politiche e interessi con tanti zeri.

Lo conobbi nel 2005, dietro le quinte di un grande show televisivo, e dopo pochi mesi di collaborazione dovette assentarsi per le prime cure. Mancherà moltissimo a tutti. Perché, in un ambiente così materiale e calcolatore come quello della televisione, un altro con la sua fede e la sua umanità non c’è.