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«È stata la Juve a spingere per dare la Serie A a Dazn»

Previsione azzeccata. Intervistato dalla Verità nell’agosto 2019, a precisa domanda su dove sarebbe tornato a fare il telecronista Sandro Piccinini rispose: «Fra due anni, spero in un nuovo grande gruppo dello streaming, tipo Amazon o Apple, ai quali potrebbe servire un telecronista popolare». Ora è appena rientrato da Lisbona dov’è stato con Massimo Ambrosini per raccontare Benfica-Psv Eindhoven, playoff di Champions League, la competizione di cui, dal 15 settembre, Prime video trasmetterà la miglior partita del mercoledì. Nell’attesa, Piccinini ha ripreso confidenza con la diretta della Supercoppa europea (Chelsea-Villareal, l’11 agosto) e, appunto, dei playoff: «Settimana prossima toccherà al match di ritorno tra lo Shakhtar di Roberto De Zerbi e il Monaco. Sarà un’ulteriore occasione per rodare tutta la squadra. Oltre a me e Ambrosini, anche i nostri talent che sono tutte belle facce di calcio, da Gianfranco Zola a Julio Cesar, da Luca Toni a Clarence Seedorf, da Federico Balzaretti a Claudio Marchisio».

Alla fine sei andato dove avevi previsto.

«Già in ottobre gli uomini di Prime video mi hanno contattato in vista di questa stagione. Tornare a commentare la Champions era l’occasione che aspettavo. Farlo in un’azienda forte e con uno staff di professionisti di grande qualità mi ha definitivamente convinto. Poi c’è la sfida di vedere se sono ancora capace di fare le telecronache».

E dopo le prime due?

«Sono più sereno, ma all’inizio un filo d’agitazione c’era».

Sky non ha rilanciato?

«Stiamo parlando. Avendo i diritti di sole 17 partite, Prime video non chiede l’esclusiva. Potrei continuare partecipare al Club di Fabio Caressa o ad altri programmi del weekend. A Sky hanno capito che avevo bisogno di riflettere. Dopo la sosta per la Nazionale deciderò».

Senza la partita della domenica sera, il Club di Sky perde centralità?

«Ormai è un marchio consolidato, una buona fetta di pubblico continuerà a seguirlo. Nell’ultimo anno c’era un’audience che si sintonizzava dopo la mezzanotte, non legata al dopopartita. Credo sia una bella sfida resistere senza il posticipo, perciò fanno bene a non mollare… Dico “fanno” ma forse dovrei dire “facciamo”».

Cosa pensi del racconto del calcio, credi anche tu che stia perdendo genuinità?

«Credo si debba distinguere tra l’evento in diretta, che conserva il suo fascino, e la parte di commento che gli ruota attorno. A noi italiani prende soprattutto la partita, quello è il momento centrale. Lo si vede anche in quest’inizio stagione, con i primi turni di Coppa Italia su Mediaset. Sul resto sono d’accordo: i talk show rischiano di saturare. Considerato che ci sono partite quasi tutti i giorni, forse gli spazi di commento andrebbero ripensati».

In quegli spazi i poteri forti esercitano pressioni?

«Durante la mia collaborazione a Sky non ne ho avvertite. Nessuno ha fatto sapere che avrebbe gradito un orientamento o un altro. Personalmente mi sono espresso in totale libertà. Anch’io leggo i social e vedo circolare tanti sospetti».

Come giudichi il fatto che da Sky sono usciti tanti colleghi e qualche commentatore come Lele Adani?

«Lo ritengo un fatto fisiologico. Prima Sky aveva dieci partite in esclusiva, da quest’anno ne ha tre. Qualche taglio è naturale, come lo è il fatto che alcuni colleghi accettino altre proposte».

Nessuna influenza dei club più potenti, a cominciare dalla Juventus spesso trattata con i guanti?

«Sui media i grandi club godono di un occhio di riguardo perché hanno tifoserie più numerose. Una notizia sull’Inter ha un peso diverso di una sul Parma. Detto questo, io ho potuto criticare in tempo reale l’idea della Superlega e attaccare Andrea Agnelli sul caso Suarez».

Perciò nessuna alleanza tra Sky e Juventus?

«A Sky ci sono venti opinionisti, ognuno con la propria simpatia. Se si misurano le presunte alleanze sui fatti concreti, la Juventus è la società che ha spinto di più per togliere i diritti a Sky e assegnarli a Dazn».

A volte si ha la sensazione di una gestione orientata: il Chievo è stato escluso dalla serie B in un batter d’occhio mentre un verdetto sul caso Suarez è atteso da un anno.

«E cosa c’entra con Sky?».

Non ho visto grande preoccupazione per la trasparenza del campionato né campagne sul caso Suarez.

«Questo dovunque, non farti influenzare dai social. Ripeto: la Juve ha spinto per dare i diritti a Dazn».

Se il telespettatore vuole seguire tutto il calcio ha bisogno di una consolle per i telecomandi?

«Oggi il pubblico è smaliziato. Pur di vedere la partita l’appassionato supera tanti ostacoli. Se perdi una serie tv te ne fai una ragione, se perdi il derby non so… Prime video ha scelto di mantenere lo stesso canone di abbonamento, senza sovrapprezzo, pur aggiungendo l’offerta della Champions».

Telecronache dallo studio o dallo stadio?

«Dal 15 settembre io e Ambrosini saremo sempre allo stadio».

Che cosa resterà della Superlega?

«Secondo me nulla. Per rientrare senza sanzioni nell’Eca (European club association ndr) i club ribelli hanno sottoscritto accordi vincolanti. Intanto l’Uefa ha avviato una revisione della Champions che comporterà una diversa distribuzione degli introiti. La formula della Superlega era molto discutibile: dieci grandi club che continuano a giocare fra loro. Un progetto sbagliato nella comunicazione e nel presupposto iniziale perché non è scontato che moltiplicando i big match si moltiplichino gli incassi».

Real Madrid, Barcellona e Juventus saranno escluse dalla Champions del 2022 come si paventa?
«È possibile. Ceferin mi sembra molto deciso. Può darsi che ora si apra una fase politica che porti a delle sanzioni nei loro confronti. Real, Barça e Juve mi sembrano arroccate nel loro progetto. Florentino Perez, che ne è l’ideatore, ha appena sborsato 120 milioni per acquistare Alaba: poi è facile dire che il bilancio è al collasso e ricorrere alla Superlega».

Ronaldo si è arricchito ma la Juventus deve risanare con un aumento di capitale.

«Anche perché Dybala vuole adeguare il suo contratto agli standard di Ronaldo e Chiesa a quelli di De Ligt».

Cosa significa Messi al Psg?

«È il sogno di ogni presidente, anche se non è il Messi di cinque anni fa. È un progetto fuori mercato. Al-Khelaïfi non ha speso niente per acquistarlo e può pagarlo con i suoi soldi senza indebitarsi».

Per questi club il fair play finanziario vale un po’ meno?

«È un’idea di Michel Platini che l’Uefa non è riuscita a imporre. Chi ha più soldi vince e la linea aerea del fondo può diventare sponsor del club. Uefa e Fifa stentano ad autoregolarsi».

Due anni fa con Antonio Conte all’Inter e Maurizio Sarri alla Juventus fu l’estate della rivoluzione, ora è restaurazione?

«È l’estate in cui riprende forza l’idea dell’“allenatore risolviproblemi”. Vista la scarsità di risorse, la Roma con Mourinho, la Lazio con Sarri e la Juventus con Allegri provano a compensare le lacune dell’organico».

Conte ha sbagliato a non restare?

«Mi spiace non sia rimasto perché avrebbe potuto dimostrare che un gande allenatore riesce a vincere senza Lukaku e Hakimi. Altri, sull’esempio della Nazionale di Roberto Mancini, hanno accettato la sfida di valorizzare al massimo quello che hanno a disposizione».

Abbiamo vinto gli Europei senza fuoriclasse, se non si vuol considerare tale Donnarumma.

«Donnarumma è un fuoriclasse, tanto che abbiamo vinto due partite ai rigori. Poi c’è stata anche una dose di fortuna: Chiesa, partito riserva, divenuto determinante, il gol di Arnautovic annullato per un fuorigioco millimetrico…».

Conte non ha capito il calcio al tempo della pandemia?

«Magari pensava di andare al Real Madrid, non lo sappiamo. Forse avrà pensato che alcune squadre risparmiano e altre no. E che lui poteva allenare in Francia o in Spagna».

Pirlo è stato un esperimento sintomo d’ingenuità o di arroganza?

«Agnelli ha pensato che gli scudetti li avesse vinti la società e non Allegri, Conte e Sarri. Tutti i presidenti la pensano così perché la società è la componente più forte. Ma l’allenatore serve e Pirlo non aveva esperienza. Senza Dybala e un centrocampo all’altezza, la sua è stata un’annata dignitosa, non catastrofica. Sì, scegliere Pirlo è stato un atto di presunzione».

Allegri avrà qualche problema a gestire tutti quegli attaccanti?

«Gira tutto intorno a Ronaldo, va o resta?».

E chi lo compra?

«Non bisogna sottovalutare gli sfizi dei ricchi. Se Mbappè va via, ad Al-Khelaïfi può venire in mente di far giocare insieme Messi e Ronaldo. Con Locatelli la Juve è migliorata ma, con tutto il rispetto, forse non a sufficienza. Poi magari Allegri riesce a valorizzare al meglio quello che ha».

Gigi Buffon ha fatto bene ad andare al Parma?

«Se ha ancora voglia di allenarsi tutti i giorni e si diverte ancora, perché no? Contesto quelli che vogliono che i grandi smettano prima. Come con Valentino Rossi… Ci vuole rispetto per i grandi campioni. Se parli con i giocatori di 35 anni ti dicono che è il momento che si godono di più perché non hanno più nulla da dimostrare e non patiscono lo stress».

Donnarumma ha fatto bene a lasciare il Milan?

«Il mercato è domanda e offerta e se ti offrono di più… È andato nella squadra che probabilmente vincerà la Champions. Al romanticismo della bandiera credevo quando i presidenti duravano: Giampiero Boniperti, Massimo Moratti, Silvio Berlusconi. Ma se ogni tre anni arriva un fondo americano che a ogni rinnovo mi presenta un manager diverso, a chi devo essere riconoscente?».

Sicuro che il Psg vincerà la Champions?

«Non si può mai essere sicuri, il Mancheter City doveva vincerla da anni… Da quando parte l’eliminazione diretta intervengono tante variabili, un errore arbitrale, un giocatore espulso, un altro infortunato. Però il Psg ci va vicino da due anni».

Corre il rischio figurine?

«È in agguato. Agli Europei la Svizzera ha eliminato la Francia e Mbappè ha sbagliato il rigore. Il Psg ha quattro attaccanti fortissimi, ma non è equilibrata in difesa».

Ti aggiungi a quelli che danno la Juventus favorita in Italia?

«Al momento sì, però vediamo come finisce il mercato. Se resta Lautaro e prende un altro attaccante, l’Inter non è così male. Poi c’è la Roma che ritrova Zaniolo, ha preso Shomurodov e Abraham. Se si crea l’alchimia giusta con Mourinho…».

 

La Verità, 21 agosto 2021