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Sinner doma Alcaraz e fa il bis: è lui il Master 2025

Olé olé olé Sinner Sinner. Sarà pure «un carrarmato», un caterpillar, come l’ha definito Massimo Cacciari, ma dopo le Atp Finals che assegnano il titolo di Maestro della stagione, forse non vanno trascurate le doti tattiche e di forza mentale, che lo hanno fatto reagire nelle difficoltà, come quelle che ieri hanno consentito a Jannik Sinner di spuntarla al termine di un match combattuto e a tratti spettacolare, su Carlos Alcaraz, protagonista di un tennis «di sinistra», sempre secondo l’esegesi del tenebroso filosofo. Il risultato finale è 7-6 7-5. «Senza il team non siamo niente. È stata una partita durissima», ha commentato a caldo il nostro campione. «Per me vuol dire tanto finire così questa stagione. Vincere davanti al pubblico italiano è qualcosa di incredibile».
Aver sconfitto il fresco numero 1, oltre alla conferma del Master vinto l’anno scorso e all’incasso di oltre 5 milioni di dollari (4,3 milioni di euro), è di buon auspicio per il piano di riconquista del vertice che partirà dagli open d’Australia di gennaio. La sconfitta di settembre a New York è vendicata. Ora Sinner è atteso dal meritato riposo in famiglia e con la fidanzata, Laila Hasanovic. Alcaraz deve rinviare il proposito di riportare in Spagna il Master che manca al suo Paese dal 1998 quando lo vinse Alex Corretja (non ci sono riusciti il suo attuale coach Juan Carlos Ferrero e nemmeno Rafa Nadal).
Era inevitabile che, divenuta fenomeno pop, la rivalità tra Sinner e Alcaraz spingesse filosofi e intellettuali a farne dei simboli. Jannik pitagorico, Carlitos omerico. «Il yin e yang del tennis moderno», per Yevgeny Kafelnikov. La finale dell’Inalpi Arena di Torino è la bella dell’anno, ben oltre le posizioni del ranking, perché i duellanti ci arrivano dopo essersi divisi i quattro slam. L’italiano si è preso gli Australian open e Wimbledon, lo spagnolo il Roland Garros e Flushing Meadows. Nel conteggio degli scontri diretti di quest’anno, segnato per Jannik dai tre mesi senza tornei per il Clostebol, è avanti Carlos 4 a 1 (il match a Riad non fa testo, se non per il conto in banca), ma anche quando il nostro campione ha dovuto cedere sono state partite all’ultimo scambio, memorabile quella sul rosso sotto la Tour Eiffel. Nel corso del torneo dei maestri, l’italiano non ha perso neanche un set, mentre lo spagnolo ne ha ceduto uno a Taylor Fritz.
Ogni volta che li guardiamo affrontarsi siamo curiosi di scoprire quale nuovo colpo o tattica ha escogitato lo sconfitto del match precedente per ribaltare il pronostico. Ieri toccava a Sinner rendere più aggressivo il servizio per poter comandare gli scambi ed evitare il dritto dell’avversario, letale dal centro del campo.
All’inizio c’è qualche errore da entrambi le parti. Un passante di dritto di Carlos e un paio di ace di Jannik mantengono l’equilibrio. Dopo una lunga interruzione, l’italiano tiene un complicato turno di servizio. Olé olé olé Sinner Sinner, si scalda anche il pubblico. Si procede appaiati, gli scambi sono brevi. L’intenzione è evitare di offrire angoli allo spagnolo, tenendo il gioco sul terreno della geometria più che del ricamo o della trans agonistica. Dopo la prima palla break concessa – che è anche un set point – e annullata da Sinner, si arriva al tie break. Jannik non coglie un’occasione sotto rete, ma il rovescio successivo di Carlos esce di un niente come, subito dopo, una palla corta dell’italiano. Ma uno smash e un lob gli danno due palle set. Basta la prima. Alcaraz chiama il fisioterapista per un massaggio alla coscia destra, ma nel gioco non sembra frenato. Nel game d’apertura, dopo due doppi falli, Jannik cede per la prima volta nel torneo il servizio. Adesso, mentre scendono quelle dell’italiano, crescono le percentuali di prime dello spagnolo, ma dopo una volée e un dritto sbagliati, una palla corta di Jannik lo riporta sul tre pari. La prima latita, ma conquista il delicato, settimo gioco. Riprende il dominio dei servizi e Sinner sembra più solido. Mentre lui mostra il pugno al suo team, Alcaraz ci discute animatamente e cambia spesso posizione quando è alla risposta. Due passanti portano Jannik sul 6 a 5. Nel dodicesimo gioco lo spagnolo non è lucidissimo e si proietta avventurosamente a rete. Il Master 2025 è Jannik Sinner, il campione nel quale ci riconosciamo: «È stato più bello dell’anno scorso. Sono contento di dare qualcosa di positivo a tutti voi».

 

La Verità, 17 novembre 2025

Alcaraz è straripante, Sinner abdica al trono

Onore a Carlos Alcaraz. Ha giocato meglio, è stato più continuo e più efficace al servizio. E ha meritato di vincere: 6-2 3-6 6-1 6-4 il punteggio finale. Premiato il suo piano tattico, servire bene e rispondere bene. I colpi d’inizio gioco hanno fatto la differenza. Lo spagnolo si è preso tutto. Oltre al trofeo degli Us Open, con annesso assegno di 5 milioni di dollari, il più ricco del circuito, anche il primo posto della classifica mondiale. Jannik Sinner glielo ha ceduto dopo 65 settimane consecutive, al termine di una partita in cui è stato più timido, più balbettante al servizio, più falloso. Ci sarà da lavorare.

Ancora loro. Jannik contro Carlos era la terza finale slam di quest’anno. Un evento serializzato (i precedenti sono 9 a 5 per lo spagnolo). Sulla terra rossa del Roland Garros aveva prevalso Alcaraz in cinque set, sull’erba di Wimbledon Sinner in quattro. La finale di ieri sul cemento degli Us Open (quarta consecutiva nel 2025 per Jannik come riuscito solo a Rod Laver, Roger Federer e Novak Djokovic), nell’ultimo major della stagione, era la bella. Sull’Arthur Ashe stadium, 23.771 spettatori, il più imponente teatro di tennis del pianeta. E davanti a Donald Trump, la cui presenza ha richiesto importanti misure di sicurezza, e a una schiera di star hollywoodiane e celebrità. Con i Big Two lo show è assicurato. Il duello dei contrasti è adrenalina pura non solo per gli intenditori. Il rosso e il nero, l’uomo Lego e l’uomo magia, la solidità e la fantasia, la pressione e l’invenzione. Sinner e Alcaraz – la versione 2.0 di Djokovic contro il mix di Federer e Nadal – non stanno facendo rimpiangere, come si temeva, i Big Three. Una serie con parecchi episodi e parecchie stagioni. Perché terzi incomodi all’orizzonte non se ne vedono. Ma c’è da divertirsi anche così.

Dalla sconfitta di Wimbledon, lo spagnolo ha studiato. «Ho lavorato sulla mia costanza e la mia tenuta per eliminare qualche su e giù all’interno della partita», ha rivelato. Ma alcuni miglioramenti si sono visti anche nella solidità e varietà del rovescio. Al contrario, Sinner ha ammesso che avrebbe dovuto elevare il rendimento del servizio, colpo chiave del match: «Il mio non è dove vorrei». E aveva annunciato una maggiore attenzione tattica. Ma la potenza dei colpi di Carlos non ha permesso a Jannik di tessere il suo piano.

Al primo gioco, con un paio di errori gratuiti, Sinner concede subito il break. Alcaraz è molto concentrato e per Jannik non ci sono punti facili. Allora si spinge a rete per conquistarli, ma i suoi turni di servizio sono sempre sofferti. Stasera lo spagnolo è solido anche con il rovescio; sia il lungolinea che lo slice incrociato mettono in difficoltà l’italiano. In 37 minuti è 6 a 2, mentre i punti sono 31 a 18 per Carlos. Serve una reazione. I primi giochi del secondo set sono fondamentali. Mentre il murciano martella senza cedimenti, l’altoatesino tiene con fatica il primo turno, poi un secondo e lentamente sembra crescere in fiducia. Ora guarda il suo team mostrando il pugno. Improvvisamente sembra entrato in partita, si muove meglio, alza il ritmo e nel quarto gioco ottiene il break. Alle percentuali basse di prime palle, Sinner rimedia con una buona efficacia della seconda. Si prosegue punto a punto e in 42 minuti il campione italiano incamera il secondo set. Uno pari. Ma all’inizio del terzo, con un dritto in corridoio, cede subito il servizio. Al quarto gioco altro break. Il terzo set sembra il replay del primo, con un Alcaraz molto aggressivo e un Sinner più falloso. Adesso bisogna capire come fermare l’onda. L’italiano deve fare qualcosa di più, come minimo trovare continuità al servizio. Invece, la prima seguita alatitare e al quinto gioco c’è il nuovo break. La partita sembra segnata. Lo spagnolo aumenta la potenza e l’efficacia dei suoi colpi. Alla fine, Sinner ha avuto solo una palla break contro le dieci dello spagnolo. Carlos Alcaraz vince la bella e da oggi è il nuovo numero uno. Arrivederci alle Finals di Torino.

 

La Verità, 8 settembre 2025

Sinner, talento globale, tiene svegli gli italiani

Jannik Sinner è una spanna sopra. Più solido, più continuo, più vincente. 6-1, 6-4, 6-2: l’esito della sfida con Lorenzo Musetti non è mai stato incerto. «Ho giocato un match solido», ha detto Jannik ancora sul centrale di Flushing Meadows. «Io e Lorenzo ci conosciamo bene, veniamo dallo stesso Paese. Giochiamo la Davis insieme. Ma dobbiamo mettere da parte l’amicizia per la partita». Poi la riflessione sul momento dell’Italia: «Siamo sempre più italiani che giocano i tabelloni principali. Grazie a chi ci ha seguito fino a quest’ora». Lì era quasi mezzanotte, da noi quasi le sei del mattino. «Qualcuno in Italia non sarà andato a dormire per questo match. Siamo orgogliosi di essere italiani. L’Italia è un Paese che ci dà molto, abbiamo grandissimo sostegno e siamo ovunque. È bello essere italiani».

I dati precisi su quanti sono stati i telespettatori che dalle 3 e mezza hanno seguito il derby azzurro agli Us Open si conosceranno solo oggi. Tuttavia, il fenomeno Sinner è esploso da tempo. Stavolta, con e contro di lui c’era anche Lorenzo Musetti, un altro top ten. Tra gli uomini era la prima volta nei quarti di finale di uno slam (nel 2015, sempre a New York, Flavia Pennetta e Roberta Vinci disputarono una storica finale, vinta da Flavia). Dunque, anche complice il fatto che la partita, oltre a Sky Sport era visibile in chiaro anche su Supertennis, una fetta d’Italia non è andata a dormire o ha puntato la sveglia per seguire questo meraviglioso confronto di stili. Un piatto prelibato non solo per raffinati amanti della racchetta. Il tennis italiano è leader nel mondo. In questo torneo, delle 32 teste di serie erano quattro quelle azzurre (Flavio Cobolli e Luciano Darderi oltre a Jannik e Lorenzo). Nella classifica mondiale abbiamo nove giocatori tra i primi 90. Siamo noi la meglio gioventù, le due coppe Davis consecutive lo attestano. Trainato da questo ragazzo nato al confine con l’Austria ma «orgoglioso di essere italiano», il tennis tiene svegli come un tempo facevano certe partite dei Mondiali di calcio, qualche match di Nino Benvenuti, Alberto Tomba o le imprese di Luna rossa. Questione di passione sportiva, certo. Di attrattiva e identificazione con i protagonisti, pure. Ma il fatto che ci sia un’Italia vincente aiuta a scavalcare i fusi orari e a metabolizzare una giornata contrappuntata da qualche sbadiglio.

Sinner contro Musetti è un confronto di differenze. Jannik è quello che Susanna Tamaro definirebbe «un uomo Lego» e non solo per l’abitudine di rilassarsi giocando con i famosi mattoncini. No; anche perché fa della costruzione e della solidità la caratteristica del suo tennis: una sinfonia, una tessitura completa, basata sul ritmo asfissiante, letale per l’avversario. Quello del campione di Sesto Pusteria è un talento globale, che avrebbe potuto esprimersi ad altissimi livelli anche in altri sport: talento atletico, ma soprattutto mentale, di fiducia, consapevolezza e autocontrollo (ha detto Musetti dopo il match: «Jannik è opprimente, ti manda fuori giri. È impressionante, ha vinto sotto tutti gli aspetti»). Lorenzo è un «uomo fantasia», un esteta dei gesti bianchi (anche se ieri notte era in total black), uno degli ultimi interpreti del rovescio a una mano, un talento specifico della racchetta attorno al quale ha coagulato le doti di atleta. Il suo gioco è fatto di varietà, improvvisazioni e rotazioni. I precedenti dicono due a zero in favore di Jannik e, fino a qualche mese fa, anche il pronostico di questa sfida sarebbe stato tutto dalla sua parte. Da questo torneo Musetti ha cominciato a sentirsi a proprio agio anche su questa superficie ed è diventato più concreto.

Ma il tennis non è solo questione di singoli colpi, di alcuni jolly, o di scegliere una tattica che poi l’avversario ti contesta e allora tutto si complica. È anche questione di fiducia, di consapevolezza, di abitudine a volare a queste altitudini. È questione di saper gestire i momenti.

Il risultato finale documenta una supremazia netta, messa timidamente e brevemente in discussione solo nel secondo set. Il numero 1 riparte dalla stessa modalità Robocob messa in campo contro il povero Alexandr Bublik. Un ciclone inarrestabile. Lorenzo, vittima dell’emozione, non trova la prima di servizio e in un amen siamo già 5 a 0 e poi 6 a 1. La partita non è ancora cominciata. Per alimentarla, il numero 10 deve liberarsi dalla tensione e giocare più vicino alla linea di fondo. Finalmente la prima comincia a funzionare, Musetti dà segni di vita e nel quarto gioco conquista una prima palla break. Il gioco successivo è molto combattuto e anche Lorenzo deve cancellare una palla break. Il secondo set è decisivo per l’esito finale. Il tennista di Carrara è obbligato a vincerlo perché sotto 0 a 2 difficilmente potrebbe rimontare. Entrambi lo sanno: al netto di qualche imprecisione, Jannik è sempre una furia, mentre Lorenzo cresce nelle percentuali di prime e piazza qualche vincente (uno splendido passante incrociato di rovescio). All’inizio del nono gioco l’altoatesino vince una battaglia di rovesci, poi si avventa come un fulmine su una palla corta. Il primo doppio fallo di Lorenzo consegna a Jannik la possibilità di servire per andare due set a zero. I giochi sono fatti. Nei momenti chiave del match Sinner è sempre in controllo, concentratissimo, esente da errori. A differenza di Musetti. Incamerato il secondo set, il numero 1 ottiene il break all’inizio del terzo. La partita è in discesa. Non avendo più nulla da perdere, Lorenzo gioca più sciolto e conquista due palle per il controbreak, poi una terza e una quarta. Alla fine, saranno sette in totale, senza che riesca a trasformarne nessuna. Un ulteriore break catapulta Sinner in semifinale.

L’altoatesino è parso inscalfibile. Stanotte all’una, se ne attende conferma stanotte all’una contro Félix Auger-Aliassime. Il vincente incontrerà chi uscirà dalla semifinale tra Carlos Alcaraz e Novak Djokovic. Il campione nel quale ci riconosciamo deve difendere il posto di numero 1 del mondo e il titolo conquistato qui l’anno scorso.

Ci sarà da divertirsi. È bello essere italiani.

 

La Verità, 5 settembre 2025

Fenomenologia in 10 parole di Sinner, il prodigio

Sinner the winner. Un italiano in cima al mondo. Un marchio. Un brand da esportare, nel più globalizzato degli sport (si gioca in tutti i continenti, 11 mesi l’anno). Un ragazzo che unifica anche oltre gli steccati della politica. Il suo trionfo è stato salutato a tutte le latitudini, da Giorgia Meloni a Elly Schlein fino a Giuseppe Conte. Fa eccezione la solita tribù dei rosiconi e dei leoni da tastiera che gli imputano la cittadinanza monegasca, l’eccesso di spot pubblicitari, il patteggiamento per il caso Clostebol (imputabile ai suoi precedenti collaboratori, salomonicamente licenziati). E fa eccezione anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di cui non sono pervenuti messaggi di congratulazioni. Un silenzio che fa rumore. Una piccola ripicca per il mancato bacio della pantofola al rientro dal successo agli Australian open nel gennaio scorso, quando i medici consigliarono al campione altoatesino qualche giorno di riposo. Per il resto, in schiacciante maggioranza, siamo orgogliosi di questo ragazzo di Sesto Pusteria, ricci rossi e gambe da stambecco, che incarna un particolare modo di essere. Una filosofia. Uno stile, forse. Ma nulla di stiloso o di costruito perché genuino e autentico. Nel cerimoniale postpartita, la principessa del Galles Kate Middleton ha rivelato a un emozionato Jannik che i suoi figli George e Charlotte giocano a tennis: «Sei un’ispirazione per loro». Per anni ci siamo sentiti fortunati ad assistere alle mirabilie dei Big three, Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic. Ora possiamo non attardarci sul loro tramonto perché già possiamo godere della feroce e leale rivalità dei Big two, Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Anzi, possiamo goderne di più, visto uno dei due è italiano. In questa fenomenologia proviamo a raccontarlo in dieci parole chiave.

Accettare
Le battute d’arresto e le sconfitte. A cominciare da quella traumatica, lacerante, di un mese fa sul centrale del Roland Garros di Parigi. «Dopo quella sconfitta non mi sono lasciato andare», ha confidato domenica dopo il trionfo. «Sono riuscito a gestire il dispiacere e soprattutto il rimpianto. Intendiamoci, non è stato facile accettare quel risultato. Ma ho capito cosa avevo sbagliato, ho lavorato, non mi sono fermato». Pensieri agli antipodi di quelli degli studenti renitenti all’esame orale di maturità perché critici del sistema di valutazione dei voti.

Controllo
Niente euforia né vertigini da vittoria. «Non sono uno che piange per l’emozione», ha svelato. «A volte ho fatto fatica, mentalmente forse più in allenamento, perché in partita riesco a “staccare” la mente e a giocare. E credo che questo mi abbia aiutato molto».

Famiglia
Riferimento costante, citazione puntuale. E pazienza se per qualcuno è retorica. Presenza affidabile anche nei momenti difficili. «La settimana dopo Parigi è stata tranquilla, molto tranquilla. Sono andato a trovare i miei genitori, abbiamo fatto una grigliata, ho visto i miei amici, abbiamo giocato un po’ a ping pong, fatto cose normali (tra le quali portare il gatto dal veterinario con la Panda della mamma ndr). Proprio quello che mi serviva dopo un torneo stressante. A me piace sempre ritrovare serenità con le persone che mi conoscono davvero».

Lavoro
Una delle parole frequenti nel vocabolario sinneriano. Sinonimi: disciplina, applicazione, costanza. Non ci sono altri segreti, oltre ai doni di cui la natura, il Padreterno, lo ha dotato. Far fruttare il talento ricevuto. Moltiplicarlo, con la dedizione e l’impegno quotidiano.

Miglioramento
Altra parola ricorrente. Forse il suo vero mantra, sembra non pensare ad altro: dove e come posso migliorarmi. «A 23 anni non credo di essere al 100%, quindi ci sono tante cose, anche piccole, che fanno la differenza, lo 0,1%, ma sono quelle che contano. Sono alla ricerca proprio di quelle». Un’ossessione non ossessiva, ma costruttiva. Che lo aiuta ad affrontare con abnegazione il lavoro di ogni giorno.

Perfezione
Irraggiungibile, ma un traguardo cui tendere. «Il tennista perfetto», titolava ieri la Gazzetta dello sport il commento di Paolo Bertolucci. C’è uno spot pubblicitario che rende in modo scanzonato e autoironico questa attitudine. È quello di un marchio di caffè che si svolge nel backstage dello spot stesso, dove è lui a chiedere di provarlo, riprovarlo e riprovarlo ancora, fino all’esasperazione dell’intero staff. Si può sempre fare meglio.

Solidità
Forse, insieme al ritmo e alla potenza dei colpi, è la caratteristica principale del suo tennis. Non ha punti deboli, crepe nelle quali l’avversario possa infilarsi e far leva. Dritto e rovescio si equivalgono. Sotto la cura dei due coach, Simone Vagnozzi e Darren Cahill, negli ultimi due anni ha migliorato parecchio il servizio e il gioco a rete. Forse non dispone di un repertorio infinito come quello di Alcaraz, ma il suo standard è più autorevole e costante.

Storia
«Ho solo 23 anni, credo sia sbagliato parlare di storia. Aspettiamo a fare affermazioni del genere. Mi sento fortunato a essere italiano e penso che l’Italia si meriti tante cose belle. Sono contento di far parte di questa storia». Anche se non passa obbligatoriamente dalle ospitate al Festival di Sanremo o dall’essere un habitué del Quirinale.

Team
Praticamente la sua famiglia allargata. «Sono circondato da persone che mi vogliono bene, capaci di accettarmi per quello che sono e di farmi capire le cose che posso fare meglio». Nella squadra dev’esserci armonia, piena sintonia e condivisione del piano di lavoro. Darren Cahill, che prolungherà la sua collaborazione, ha un ruolo più paterno e di saggio consigliere, attento anche agli aspetti psicologici. Simone Vagnozzi è un confidente, un fratello maggiore, espertissimo sia dal punto di vista tattico che tecnico. Mix vincente (che verrà integrato).

Testa
Tra i tanti, il talento più spiccato. Solidità, controllo e predisposizione positiva che non hanno paragoni. È qui la genesi della resilienza di Jannik, la capacità di ribaltare le situazioni. Tutti ricordiamo i tre match point annullati a Djokovic nella semifinale di Coppa Davis del novembre 2023, una sorta di sliding door. Domenica, nel terzo set, sul 3 a 4, 30 pari, si giocava un punto decisivo. Poteva portare alla palla break che avrebbe potuto aprire la strada a Carlitos. Dopo la prima palla di servizio out, si è inventato un ace di seconda. A seguire un altro ace per aggiudicarsi il game. La testa s’impone nei momenti chiave.

 

La Verità, 15 luglio 2025

La rivincita di Sinner è il sogno-realtà di Wimbledon

Rivincita è stata. Cancellate le scorie della finale di Parigi. Sfatato il tabù dello spagnolo imbattibile. Jannik Sinner ha sconfitto in rimonta Carlos Alcaraz con il punteggio di 4-6, 6-4, 6-4, 6-4, conquistando il torneo di Wimbledon. Un trionfo. È il primo italiano della storia, dopo la finale persa nel 2021 da Matteo Berrettini contro Novak Djokovic, e da Jasmine Paolini l’anno scorso, battuta da Barbora Krejcikova. Jannik Sinner è un ragazzo, un campione nel quale possiamo orgogliosamente riconoscerci. Un esempio da esportare nel mondo. «È speciale. I miei genitori qui, mio fratello. A Parigi la sconfitta è stata durissima. Ma dopo ho lavorato per capire che cosa non ha funzionato e per migliorarmi su quello. Sono davvero contento di essere riuscito a controllare i nervi anche nell’ultimo gioco. Non avrei mai pensato di essere qui perché quando si è giovani questo sogno è lontanissimo. È il sogno dei sogni. Adesso sto vivendo il mio sogno. Grazie al mio team, continuiamo a insistere per diventare un team e un giocatore migliore, ma soprattutto una persona migliore». Un campione, in controllo anche da padrone del mondo.

La partita non è stata spettacolare come quella di un mese fa a Parigi. La posta in gioco era altissima. Jannik ha vinto in rimonta. Dopo un primo set contratto, la sua è stata una progressione graduale e costante e il match ha trovato il suo dominatore. Che, poco alla volta, ha scavato un solco sempre più profondo davanti al rivale. Il campione italiano si è dimostrato resiliente, superando difficoltà all’interno del suo team, infortuni e ribaltando il pronostico contro l’avversario per due volte consecutive trionfatore sull’erba dell’All England club.

Sul centrale di Church road si confrontavano due filosofie, due sistemi di gioco, due stili di vita. Si poteva dividere la lavagna a metà, incolonnando le caratteristiche di uno e dell’altro per inquadrare in modo schematico, l’evento di oggi. Il numero 1 è soprattutto ritmo, geometria, razionalità, pressione, solidità, freddezza, controllo. Il numero 2 è in prevalenza fantasia, invenzione, estro, improvvisazione, calore, impeto, eccesso. Jannik è più completo nei colpi e nelle varie zone del campo, Carlos ha punte di superiorità con il dritto e nel gioco a rete. Fuori dal campo: il rosso è un nerd di Sesto Pusteria che studia in modo maniacale ogni dettaglio; il nero è un ragazzo che frequenta Ibiza e dà il meglio quando gioca libero e divertendosi. Alcaraz vuole ribadire la supremazia nelle finali e negli scontri diretti (finora 8 a 4 per lui). E punta alla poltrona di numero 1 (nel ranking li separano 1.130 punti). Sinner vuole cancellare le scorie di Parigi e sfatare il tabù. La loro rivalità si staglia ormai un gradino o forse due sopra il livello degli altri protagonisti del circuito. Con il solo passaggio a vuoto del match contro Grigor Dimitrov, nel quale era sotto due set a zero soprattutto a causa dell’infortunio al gomito, il campione italiano non ha trovato ostacoli particolarmente impegnativi. Lo stesso si può dire per lo spagnolo, costretto al quinto set da Fabio Fognini nel match d’esordio e poi impegnato da Taylor Fritz in semifinale. Entrambi, se sono in forma, sono inavvicinabili dagli avversari.

I primi game sono di studio, ma Sinner sembra più intraprendente in risposta. Nel quinto gioco Carlos smarrisce la prima di servizio e Jannik ottiene il break. Il segreto è evitare il dritto dello spagnolo dal lato sinistro del campo, da dove può esplodere lo sventaglio e tirare il colpo inside in. Il controbreak arriva all’ottavo gioco, Jannik serve poche prime e perde uno scambio lungo. Un ace che compensa un doppio fallo porta avanti lo spagnolo: 5 a 4. Nel gioco successivo, latita la prima di servizio e un doppio fallo genera un set point che Alcaraz trasforma dopo uno scambio spettacolare. Dal 4 a 2 in suo favore, Sinner ha perso quattro giochi consecutivi, mostrandosi contratto sia nel servizio che negli scambi da fondo campo.

Il secondo set si apre con il break in favore di Jannik. Finalmente ritrova la prima e vince il gioco successivo ai vantaggi. Ma il braccio non sembra completamente libero: forse l’emozione della prima finale sull’erba o forse i postumi ancora in circolo del Roland Garros. Anche nel quarto gioco si va ai vantaggi. È importante continuare a vincere i propri turni e fare corsa di testa perché dopo il breve passaggio a vuoto, Alcaraz è di nuovo concentrato. Il settimo game, nel quale scaglia tre ace e commette due doppi falli consecutivi rischiando di subire un secondo break, fa capire anche la labilità del suo gioco. Sul 5 a 4 per lui, Sinner va a servire per il secondo set, disputa il suo game migliore con due vincenti di dritto che lasciano fermo l’avversario. Può essere il gioco che lo sblocca. È così. All’inizio del terzo set, Jannik mette finalmente a segno il primo ace. Lo spagnolo ne ha già scagliati 11 (con sei doppi falli). Pian piano l’italiano trova fiducia, migliora le percentuali di servizio e intensifica la frequenza degli ace. Uno arriva con la seconda sul 30 pari dell’ottavo gioco e un altro ancora subito dopo: 4 pari. Adesso ogni punto è pesantissimo. Ma Jannik cresce e ottiene il break per andare a servire sul 5 a 4 per lui. Con un ace, uno smash e una prima vincente incamera il terzo set. Questa autorevolezza può scongiurare il quinto set. Nel quarto, con due lungolinea vincenti di rovescio, Sinner strappa il servizio allo spagnolo e si porta 2 a 1 e servizio. L’italiano comanda, non sbaglia più. Resta concentrato anche quando deve fronteggiare due insidiosissime palle break che possono rimettere in corsa Alcaraz, sotto 3 a 4. La supremazia è netta. E regge anche agli ultimi tentativi di Carlos. Ma sono i sussulti, prima della fine. Sinner is the winner.

 

La Verità, 14 luglio 2025

Jannik doma Nole e studia la rivincita con Carlos

Sarà rivincita. La partita che tutti aspettano. Domani sul campo centrale dell’All England club di Wimbledon Jannik Sinner e Carlos Alcaraz si troveranno nuovamente di fronte dopo la sfida epica vinta dallo spagnolo a Parigi poco più di un mese fa. «Sarà difficile fare meglio che al Roland Garros», ammette il campione italiano sollecitato al termine del match vinto contro un Novak Djokovic orgoglioso e commovente allo stesso tempo. Onore a lui, il giocatore più vincente della storia del tennis. Un grande. «Non so che cosa succederà domenica. È un grande onore trovarmi di fronte a Carlos. Cerchiamo di spingerci l’un l’altro sempre al limite. Spero che sarà una bella partita per noi, ma anche per voi», ha detto Jannik dopo aver menzionato i suoi familiari: «Qui ci sono mio padre e mio fratello ed è ancora più bello raggiungere questo risultato davanti a loro».
Dopo quella dei Big three, con la seconda finale consecutiva tra loro, siamo ufficialmente entrati nell’era dei Big two. Jannik e Carlos, la Volpe rossa e il Lupo nero. È questo l’esito dei due match di ieri in cui Alcaraz ha regolato l’americano Taylor Fritz (6-4, 5-7, 6-3, 7-6) e il numero 1 del mondo ha sconfitto il campione serbo con il punteggio di 6-3, 6-3, 6-4. Una partita praticamente senza storia, se si eccettua un breve momento d’incertezza all’inizio del terzo set. Per Sinner sarà la prima finale a Wimbledon, per Carlos la terza consecutiva e la disputerà da campione in carica. Con questo risultato Jannik s’iscrive alla ristretta cerchia di giocatori che nell’era open hanno raggiunto la finale in tutti gli slam (Rod Laver, Ken Rosewall, Ivan Lendl, Stefan Edberg, Jim Courier, Andre Agassi, Roger Federer, Rafa Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray).
Dopo il ghiotto antipasto tra il numero 2 e il numero 5 del ranking che hanno espresso un ottimo tennis, con pochi tatticismi, grande prevalenza dei servizi e una qualità maggiore dello spagnolo nel gioco a rete e di tocco, c’era enorme attesa per la sfida tra la Volpe rossa e il Diavolo nero del tennis mondiale. Due giocatori di uguale forza mentale, due agonisti formidabili. Entrambi sono reduci da incidenti causati da due scivolate sull’erba. Un infortunio al gomito che consiglia ancora all’altoatesino la protezione di una manica elastica, un fastidio all’inguine per il serbo che lo farà chiamare il fisioterapista all’inizio del terzo set. Ma dopo un’ora e 55 minuti di gioco, con 12 ace e 36 vincenti, la superiorità di un Sinner vicino alla perfezione si è dimostrata schiacciante in tutte le zone del campo. Una macchina. La Volpe rossa ne trarrà grande fiducia in vista della finale di domani e per il proseguimento della stagione. Il Diavolo nero dovrà riflettere e forse riconoscere che questi regimi cominciano a essergli estranei.
Non era per nulla scontato. Sì, è vero, nel bilancio dei precedenti, 5 a 4 in favore dell’altoatesino, gli ultimi quattro match li aveva vinti lui. Ma nessuno si era disputato sull’erba dove entrambe le volte il Djoker aveva prevalso. Nei quarti di finale del 2022, rimontando sotto due set a zero. E l’anno dopo, quando aveva regolato Jannik in semifinale in tre set. Dopo quel match, Sinner aveva detto che il divario si era assottigliato. Ci aveva visto giusto. La svolta è avvenuta pochi mesi dopo, nella semifinale di Coppa Davis disputata a Malaga, novembre 2023. Un set pari, sul 5 a 4 del terzo, servizio Sinner, Djokovic ha tre match point consecutivi che possono decretare l’eliminazione dell’Italia spianando la strada alla Serbia verso l’agognata insalatiera. Invece, Sinner si ribella, ribalta la situazione e vince 7 a 5. Da lì, tutto è cambiato. Ma qui, come detto, siamo sull’erba che ha visto trionfare sette volte il campione serbo. Quando due atleti giocano lo stesso tipo di tennis, di solito vince il più giovane e prestante, quello che tira più forte. Tuttavia, tre variabili non andavano trascurate. La prima: quanto avrebbe condizionato la superficie di Wimbledon? La seconda: quanto avrebbero contato l’esperienza e il temperamento indomito del diabolico Nole? Infine, la terza componente, la motivazione: quanto avrebbe influito sul rendimento del trentottenne probabilmente al passaggio dell’ultimo treno per aggiudicarsi lo slam numero 25 e uguagliare gli otto successi sull’erba di Roger Federer?
L’inizio del match è fondamentale e il nostro campione appare subito concentratissimo. L’idea è tenere alto il ritmo, per non offrire appigli all’avversario. Al terzo gioco è già break in favore dell’altoatesino. È una battaglia di ace. L’italiano è meno falloso, più concreto e autorevole. Nei suoi turni di battuta quasi non si gioca. Nel nono game il serbo annulla due set point e gli viene in aiuto il servizio, ma al terzo deve soccombere e Sinner incamera il 6-3. Anche all’inizio del secondo l’italiano conquista subito il break e quando serve concede pochissimi punti all’avversario (due nel primo set e quattro nel secondo). Novak non sa cosa inventarsi per arginare l’onda. Prova con il serve and volley e qualcosa incassa. Il pubblico lo incoraggia nella speranza di veder allungare la partita. Ma dopo 69 minuti di gioco, Sinner è avanti due a zero. Dopo aver chiamato il fisioterapista, al secondo gioco del terzo set Djokovic ottiene il break poi tiene il suo turno di servizio e sale tre giochi a zero. È il colpo di coda del Diavolo. Mentre Jannik accusa un calo e smarrisce la prima di servizio. Nel quarto gioco Nole ha la palla per il doppio break, ma non la sfrutta e in un attimo si ritrova tre pari. Adesso affiora la stanchezza del vecchio campione e la difficoltà a reggere ritmi troppo elevati. Sinner si rinfranca e chiude senza incertezze. Appuntamento a domenica.

 

La Verità, 12 luglio 2025

Sinner dirada le nubi e ritrova il tennis migliore

Flavio Cobolli non ce l’ha fatta. Al termine di un match giocato per lunghi tratti alla pari ha dovuto inchinarsi alla maggior esperienza e abitudine a queste altitudini agonistiche del 38enne Novak Djokovic. Nelle più rosee previsioni, con la vittoria sia di Flavio che di Jannik Sinner avremmo avuto una semifinale tutta azzurra sul verde di Wimbledon, un inedito assoluto, con la certezza di un finalista italiano. Invece no. Sinner ha regolato in tre set il baldanzoso, ma ancora acerbo Ben Shelton (7-6, 6-4, 6-4 il punteggio), mettendo in mostra un tennis autorevole, solido e produttivo in una partita in cui ha evidenziato una superiorità netta e il risultato finale non è mai stato in discussione. Invece, Cobolli è uscito sconfitto, ma a testa alta, dal confronto con il diabolico Nole, vecchia volpe dell’All England club, dove ha alzato già sette volte la coppa del re. Ora Novak e Jannik si sfideranno per l’accesso alla finale (per l’ex numero 1 serbo è la quattordicesima semifinale a Wimbledon) presumibilmente contro Carlos Alcaraz che dovrebbe avere compito facile contro Taylor Fritz.
Era una delle giornate più dense e cariche di aspettative della storia recente del tennis italiano che, pure, in questi ultimi anni ci sta regalando emozioni e soddisfazioni in serie. Una giornata resa ancora più unica dall’annuncio del ritiro di Fabio Fognini, talento superlativo del nostro tennis.
Il numero 1 mondiale, un ragazzo e un campione nel quale possiamo con un certo orgoglio riconoscerci, era chiamato a diradare le nubi addensate all’orizzonte dopo la sconfitta con Alcaraz nell’apocalittica finale di Parigi, la precoce eliminazione al torneo di Halle, il salvataggio rocambolesco causa infortunio di Grigor Dimitrov che due giorni fa qui a Wimbledon lo stava dominando nel gioco, il dubbio di aver sbagliato il momento per licenziare il preparatore atletico Marco Panichi e il fisioterapista Ulises Badio. Tutti fantasmi convenuti sul campo 1 (curiosamente non il centrale), alleati del temibile mancino Ben Shelton che aveva regolato in quattro set un encomiabilissimo Lorenzo Sonego. Al contrario, Cobolli fronteggiava senza pressioni di sorta il suo idolo storico di 15 anni più vecchio di lui, ma presentatosi in grande spolvero. Flavio aveva fin qui disputato un ottimo torneo, potendo esibire gli scalpi dell’emergente Jakub Mensik e dell’esperto e ostico Marin Cilic.
Dopo le poco probanti vittorie nei primi tre turni con avversari modesti e la deludente esibizione contro Dimitrov, anche a causa dell’infortunio al gomito che fin dal primo gioco ne ha condizionato il rendimento («10 km in meno sia nel servizio che con il dritto») per Jannik, Shelton è un avversario impegnativo. Dotato di un servizio potente, di un ottimo dritto e atleticamente esuberante. Un bel banco di prova, anche se i precedenti sono 5 a 1 in favore di Sinner. L’inizio è una partita a scacchi. Jannik non appare condizionato dall’infortunio al gomito. Tiene la battuta con relativa facilità e mette in mostra un gioco ordinato e redditizio, basato sul ritmo e la profondità dei colpi. Qualche sbavatura invece per l’istintivo Shelton, finché si arriva al tiebreak: sotto 0 a 2, il campione altoatesino infila sette punti consecutivi e incassa il primo set nel quale ha limitato a zero gli errori gratuiti. Nel primo gioco del secondo set però deve subito annullare due palle break che, se trasformate, avrebbero sicuramente galvanizzato l’avversario. Shelton si tiene in corsa grazie agli ace, ma il tennis di Sinner è solidissimo. Rispetto ai match precedenti l’italiano sembra un altro giocatore: lucido, concentrato, pragmatico. Un brivido percorre il team quando, dopo aver steccato un dritto in risposta, si tocca il gomito e nel suo turno di servizio commette più errori che nel resto del match giocato finora. Ma è un attimo. Jannik si ricompone e ritrova i suoi colpi, insistendo sul rovescio dell’avversario che gli porta diversi punti. Il break al decimo gioco vale la conquista del secondo set. La partita sembra mettersi in discesa. Il campione altoatesino concede meno all’avversario e sa giocare meglio i punti decisivi. Si va avanti e il finale sembra scritto. Il gatto sa come incastrare il topo. Che infatti non ha scampo. Al decimo gioco, la prima palla break è anche un match point. Ne serviranno altri due per aggiudicarsi l’incontro, approdare alla semifinale, unico giocatore italiano ad arrivarci per due volte sul verde di Wimbledon.
Cobolli parte bene, pur dovendo salvare palle break quasi in ogni turno di servizio, finché deve cedere nell’ottavo game e Djoko va a servire per il set. Ma la reazione di Flavio è da campione e sorprende l’ex numero 1, ottenendo il controbreak immediato. Davanti al suo mito, il tennista romano gioca senza timori reverenziali e conquista il tiebreak con due ace consecutivi. Il secondo set è quasi senza storia. Dopo aver strappato il servizio all’avversario, Nole fila via fino al 6-2. C’è più battaglia nei due set successivi, che Djokovic si aggiudica per 7-5 e 6-4. A Cobolli non sono mancate le occasioni per ribaltare il pronostico in favore di un giocatore infinito di 38 anni e con sette vite a disposizione. A domarlo ci proverà Sinner domani.

 

La Verità, 10 luglio 2025

Carlos re di Parigi dopo una partita che è già storia

Una guerra sportiva. Una partita epica. Un thriller con colpi di scena a raffica. La rivalità più accesa ed entusiasmante che lo sport mondiale annovera ha offerto uno spettacolo straordinario. La prima finale di uno Slam tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz la vince il numero 2 del mondo che conferma il successo di un anno fa qui sul Phlippe Chatrier di Parigi e ribadisce la sua supremazia sulla terra rossa. Una partita che resterà nella storia del tennis. I tre match point non sfruttati nel quarto set Jannik se li sognerà a lungo. Il campione italiano ha pagato la lontananza di tre mesi dalle competizioni e il fatto di non essere stato messo alla prova, salvo che da Novak Djokovic, dagli avversari precedenti avendo vinto tutti i set disputati. Più la partita diventava una maratona muscolare più le sue probabilità di vittoria diminuivano. Anche la sua corsa per il Grande Slam s’interrompe.

Dopo il ghiotto antipasto del doppio, primo Slam conquistato dalla formidabile coppia formata da Jasmine Paolini e Sara Errani, in questo momento la più forte in assoluto sulla terra battuta (Roma 2024 e 2025 e, sullo stesso campo di ieri la medaglia d’oro delle Olimpiadi), ecco il piatto forte di giornata. Jannik contro Carlos. La Volpe rossa contro il Lupo nero. Equilibrio e solidità contro varietà e passione. Sinner più forte di testa, Alcaraz sul piano atletico.

Si parte subito con il piede sull’acceleratore. Il primo gioco del match è già un romanzo, manifesto del match che seguirà. Sinner deve annullare tre palle break prima di aggiudicarselo dopo 12 minuti. Jannik non è fluidissimo, sente la partita, il servizio non lo assiste e al quinto gioco subisce il break, ma subito ritrova il 3 pari. Entrambi giocano meglio quando rispondono, questo spiega le numerose palle break. Finalmente l’altoatesino si sblocca, tiene il servizio a zero e al decimo gioco si prende il primo set. È una partita tattica, più mentale che fisica e più congeniale al numero 1 che evita di sollecitare il dritto dell’avversario e dal 4 pari vince 5 giochi di fila portandosi sul 3 a 0 nel secondo. 13 a 11: Sinner ha più vincenti dello spagnolo. Ora la prima entra con continuità e i suoi turni filano veloci. Alcaraz non entra piu in campo per rispondere alla seconda. Anzi, è lui a perdere la prima e a commettere un paio di doppi falli. Ma resta in partita e con le smorzate cerca di mischiare le carte. Jannik non concede nulla, dà sempre peso e profondità ai suoi colpi per togliere a Carlos il tempo per ricamare. Sul 5 a 3 per Sinner al servizio, Carlos va 0-30 e poi fa il controbreak. Lo spagnolo alza il livello e il pugno vincente. La Volpe rossa si concentra sul suo tennis e all’undicesimo gioco sciorina tutto il repertorio, dritto lungolinea, smorzata, pallonetto e poi ace per portarsi 6 a 5. Al tie break Jannik si porta 4 a 2 con un dritto lungolinea che gela lo spagnolo. Alla terza occasione Sinner incamera il secondo set. La partita non è finita, ma ora, per prendersela, Alcaraz deve vincere tre set consecutivi, e Sinner, che non ne ha ancora ceduto uno in tutto il torneo, dovrebbe perderli. Il terzo set inizia con break e controbreak. Carlos deve inventarsi qualcosa, magari sfruttando il calo dell’avversario che affiora dopo due set molto lottati. Jannik perde due servizi consecutivi e lo spagnolo sale 4 a 1. Ora Alcaraz è galvanizzato all’idea dell’impresa e il pubblico lo spinge. Sinner perde il primo set del torneo e si va al quarto.

Lo spagnolo urla «vamos» e spara i suoi dritti sul lato destro del rivale che, invece, è in riserva. Ma è sempre lì. Contiene l’esuberanza dell’avversario fino a recuperare un po’ di rapidità negli spostamenti. Al settimo gioco ottiene il break a zero con una meravigliosa smorzata. Poi vince il suo turno e conquista l’opportunità di servire per il match. La Volpe rossa sente il traguardo vicino e conquista tre match point consecutivi sul servizio di Alcaraz. Che però non trasforma. Carlos lo riaggancia sul 5 pari e poi lo supera 6 a 5. Nel tie break, avanti 2 a 0, Sinner rimette in corsa il rivale giocandogli una palla sul dritto da esplodere. Alcaraz serve due ace consecutivi e va a prendersi il quarto set. Non doveva accadere. Il match è completamente girato. Lo spagnolo è impetuoso, l’italiano impreciso. Ma il thriller deve ancora mostrare il suo meglio. Jannik perde subito il servizio, accusa un accenno di crampi. Si rimette in sesto e tenta una resistenza stoica. Alcaraz lo martella di palle corte. Ma lui non demorde e lo riagguanta in extremis sul 5 pari. Si decide tutto in un tie break ai 10 punti. Lo spagnolo è più fresco e sfodera il suo tennis superlativo. Appuntamento a Wimbledon.

 

La Verità, 9 giugno 2025

Jannik pensiona Nole, ma ora si erge Carlitos

Niente terra rossa tricolore. Niente Italia contro Italia, Lorenzo Musetti contro Jannik Sinner. Sarà ancora Italia Spagna, la finale del Roland Garros. Il numero 1 del mondo contro il numero 2 Carlos Alcaraz, originario della Murcia. Un dualismo che il talento di Carrara non è ancora riuscito a incrinare. Al termine di un match, giocato per due set alla pari con Alcaraz, Musetti ha dovuto ritirarsi per un infortunio alla coscia sinistra. Finché è stato bene, Lorenzo, ora sesto nel ranking, ha mostrato un tennis più qualitativo di quello dell’avversario. Dispiace che, come a Monte Carlo, anche ieri Musetti abbia dovuto arrendersi per un problema muscolare, conseguenza del gioco dispendioso cui l’aveva costretto Alcaraz. Per diventare un campione c’è ancora un po’ di «strada da fare». Ma il percorso è tracciato.

Sul Philippe Chatrier ci sono due italiani semifinalisti in uno Slam: non accadeva dal 1960, sempre a Parigi, con Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola. Si inizia con la sfida artistica, la terza in due mesi tra Musetti e Alcaraz, a Monte Carlo e Roma ha vinto lo spagnolo. Lorenzo inizia bene, senza patire l’emozione della posta in palio e si vedono più vincenti che errori. In tribuna anche Dustin Hoffman commenta con un wow un tracciante dell’italiano. Meglio non impostare il match sulla potenza, però. Alcaraz è meno baldanzoso del solito. Simone Tartarini, coach di Musetti, sollecita attenzione nei «colpi d’inizio gioco» per non lasciare l’iniziativa all’avversario. Quando entra la prima, Musetti vince facile il punto. Sul 5 a 4 per Lorenzo, le prime due palle break concesse da Alcaraz sono altrettanti set point: un errore di dritto dello spagnolo consegna il primo set all’italiano.
In questa primavera sul rosso Musetti è definitivamente sbocciato. Tartarini ha dato concretezza e ordine tattico all’enorme talento del suo giocatore, a volte tentato dai virtuosismi. La condizione atletica sembra sorreggerlo anche in difesa. Il tennis di Lorenzo ha una definizione superiore a quella di Carlos. Del quale, però, bisogna attendere la reazione. Che puntualmente arriva. Con un dritto sulla riga di fondo e una controsmorzata millimetrica lo spagnolo conquista il break. Ma Musetti gli strappa di nuovo il servizio e pareggia. Si va al tie break: Alcaraz deve vincerlo se non vuole trovarsi sotto di due set e allora sale di livello. Dopo un errore di Musetti, un nastro amico porta lo spagnolo sul 5 a 1. Siamo un set pari, ma il tie break è la svolta. Musetti accusa una lesione muscolare alla coscia sinistra. Il terzo set finisce in un battito di ciglia. Inevitabile il ritiro per non mettere a rischio il seguito della stagione.

All’ora dell’aperitivo va in scena la semifinale titanica, il maestro contro l’allievo che l’ha superato (tra i quali si è stesa un po’ di ruggine per le dichiarazioni dell’ex numero 1 sul caso Clostebol): il bilancio fra Sinner e Novak Djokovic è di 4 vittorie a testa. Sulla terra l’esperienza conta, ma i duellanti giocano un tennis a specchio, solo che Jannik fa tutto un filo meglio ed è più giovane di 15 anni. Il piano del serbo è evitare gli scambi lunghi, ricorrendo alla smorzata. Ma anche se il dritto è un po’ impreciso, al quinto gioco l’italiano ottiene il break. Perso il primo set, il diabolico Djoker inizia a colpire meglio. Per lui è obbligatorio vincere il secondo set, ma dopo un’altra smorzata inefficace, subisce il break al settimo gioco. Però la prima latitante di Sinner gli consente di rientrare sul 5 pari. Adesso i vincenti si susseguono e dopo due ace, uno con la seconda, Jannik si prende anche il secondo set. Davanti a Nole, che ha rinfoderato le palle corte, c’è l’Everest. Anche perché il servizio dell’italiano ora funziona. Il decimo gioco è un romanzo: Nole non trasforma tre set point, contesta una chiamata out dell’arbitro, vince con uno smash il punto successivo, ma il gioco se lo prende Jannik. Si arriva al tie break e Sinner che sa giocare al meglio i punti decisivi, se lo aggiudica. Grande onore allo sconfitto, «il migliore della storia del nostro sport», garantisce Jannik. Che è approdato alla finale senza aver perso un set.

Domani sul Philippe Chatrier, dopo il doppio femminile con Jasmine Paolini e Sara Errani, toccherà a lui vendicare Musetti. Sarà la prima volta che Sinner e Alcaraz si sfideranno in una finale slam. Lo spagnolo potrà difendere il successo del 2024 e rimarcare la sua supremazia sul rosso. Per Sinner sarà un match per continuare a puntare al Grande Slam.

 

La Verità, 7 giugno 2025

Talento e regolatezza, il tennis di Sinner «è futuro»

Adesso comincia la nuova vita. Già da stasera. In campo contro Holger Rune. Bad boy della next gen. Comincia la nuova vita del good boy Jannik Sinner. Per avere un’altra conferma che è now gen. Finalmente, al quarto tentativo, ha rotto il tabù del Djoker, imbattibile numero 1. Sarà lui quello del futuro, come recita in un martellante spot pubblicitario? Servono nuove vittorie. Nuovi chiodi ben piantati nella parete verso la vetta. Qualcosa si potrebbe capire già in serata, quando in palio ci sarà la qualificazione per le semifinali del Master Atp di Torino, il torneo tra coloro che hanno totalizzato più punti nel corso della stagione. Lo strafottente ventenne danese ora allenato da Boris Becker sarà molto riposato, reduce com’è da una partita durata solo tre games a causa del ritiro di Stefanos Tsitsipas. Tutt’altra storia il match epico di oltre tre ore contro Novak Djokovic, ben raccontato su Sky da Elena Pero e Paolo Bertolucci, di gran lunga la coppia di commentatori più affiatata e competente di tennis (ben coadiuvata da Ivan Ljubicic e Paolo Lorenzi).

Per il campione di Sesto Pusteria, era la madre di tutte le partite. Diventerà la matrice della nuova vita? L’esame di laurea finalmente superato. Solido, autorevole, convincente, il nuovo Sinner non si è deconcentrato nemmeno quando il campione serbo ha tentato di allentare la tensione con qualche arma di distrazione extra campo. La polemica per il tifo del pubblico schierato con l’efebico Capel di carota. La contestazione dell’arbitro per la mancata chiamata di un let. Imperturbabile Sinner. La forza mentale, la concentrazione, la capacità di reazione e di non scoraggiarsi nei momenti difficili sono le sue doti migliori. La testa, insomma, prima ancora dei colpi. Lo ha sempre dimostrato e lo si è visto anche l’altra sera sul 3-2 per Nole, quando ha cancellato un’insidiosa palla break con un ace a 207 km/h. Un fatto che da qualche tempo si ripete con maggior frequenza. Oltre a dargli più punti facili, riducendo il carico di fatica complessivo di ogni match, ora il servizio lo tira fuori anche dai momenti difficili. Ci vogliono freddezza e fiducia. Il servizio è il colpo nel quale ultimamente è migliorato di più, seconda palla compresa. Darren Cahill, il coach che da un anno e mezzo si è aggiunto a Simone Vagnozzi e Umberto Ferrara nel team dell’altoatesino, l’ha sempre detto: la forza di un giocatore si misura dalla qualità della seconda di servizio. Detto fatto. La battuta è il primo mattone della casa. Il colpo della fiducia e della sicurezza su cui sono nati i successi di questo scorcio di 2023 in cui ha battuto per la prima volta sia Daniil Medvedev che, appunto, Djokovic. Il nuovo Sinner è spuntato al torneo di Pechino di fine settembre, dove ha sconfitto prima il numero 2 Carlos Alcaraz e poi, in finale, il russo numero 3 (conquistando a sua volta la quarta casella del ranking). Vittoria confermata qualche settimana dopo a Vienna.

È in quest’autunno che Sinner ha fatto il salto di qualità, speriamo definitivo. Non c’è più traccia del giocatore che aveva frequenti problemi fisici, più volte costretto al ritiro per infiammazioni all’anca o per le vesciche ai piedi. Nemmeno si registrano più quei «passaggi a vuoto» che lo sconnettevano per qualche momento dalla partita. Pause di qualche minuto che gli facevano infilare serie di errori che lo obbligavano a faticosi recuperi. Equilibrio, solidità, autocontrollo sono tratti altoatesini. Come l’innato understatement. Dotazioni che lo differenziano dagli altri pretendenti alla successione del Djoker. L’esuberante Alcaraz, dotato di un talento tanto vario quanto complicato da gestire, il predestinato per gran parte degli addetti ai lavori. L’arrogante e altrettanto talentuoso Rune, portato ad andare sopra le righe. Il potente e promettente Ben Shelton, forse ancora un po’ acerbo. Sinner è un altro animale, un altro esemplare. Disciplinato, sereno, tutt’altro che privo di emozioni, ma in grado di gestirle. I geni contano. Il pubblico non solo di Torino se n’è accorto e se n’è innamorato. «We are all Sinners» (siamo tutti peccatori ndr), recitava un cartello sulle tribune del Pala Alpitour, durante il match dell’altra sera. «Non esiste cosa più bella che battere il numero 1 al mondo. Sono riuscito a giocare i punti più importanti nel modo migliore. Con voi – rivolto al pubblico – abbiamo vinto insieme», ha detto a caldo dopo la partita.

Gli screzi di qualche settimana fa per non aver risposto alla convocazione per la Coppa Davis sono archiviati. Sinner è un atleta e un tennista diverso. Talento e regolatezza. C’è il tipo di giocatore che sfodera spesso i colpi più spettacolari, ma alla fine la partita la vince l’avversario – di esempi ne abbiamo. E poi c’è Capel di carota, uno capace sia di giocare in difesa a un ritmo unico sia, quando serve, di ricamare. «Right energy» lo ha incoraggiato da bordo campo Cahill in un momento delicato della partita con il Djoker. Di energia giusta, positiva, avrà bisogno anche stasera contro quel demonio di Rune. Per capire ancora di più se lui, Jannik Sinner, è futuro.

 

La Verità, 16 novembre 2023