Chissà perché Dori Ghezzi non dice chi stima a destra
Dori Ghezzi è di sinistra e si è già esposta parecchio. C’è da capirla se dosa le parole, se misura le rivelazioni anche con qualche salutare reticenza. Essere la moglie vedova di un venerato poeta, di un cantautore anarchico e libertario com’era il suo Faber, dev’essere un compito piuttosto impegnativo. A volte anche gravoso, come in questi giorni, e sia detto senza alcuna ironia. Bisogna proteggere la memoria dell’ex compagno. Evitare che lo si spacci come un’icona della sinistra, come hanno fatto decine di pubblicazioni e centinaia di talk show mainstream, e guai a chi eccepisce. Tutelarne l’indipendenza impedendo che qualcuno lo arruoli e lo inscatoli nello schema dei migliori, cosa che lui per primo avrebbe aborrito. Fabrizio De André si proclamava «anarchico e libertario» e di sicuro avrebbe demolito quella forma di razzismo culturale che emana dal senso di superiorità di certi ambienti di sinistra, cantautori compresi, quando guardano dall’alto in basso chi non appartiene alla loro cerchia.
Ieri il Giornale ha pubblicato una lunga intervista nella quale Dori Ghezzi ha ricostruito i fatti accaduti durante il concerto in memoria di De André nella tenuta di famiglia in Sardegna. Ha ribadito le cose dette per smontare la contestazione di Matteo Salvini, presenza indesiderata per una insofferente ragazza in shorts jeans, e per rispondere alla nipote Alice, figlia di Cristiano, che aveva immaginato suo nonno cacciare il segretario leghista dal concerto stesso. Niente di tutto ciò, ha rimarcato Dori: «Fabrizio non mandava via nessuno. Se c’erano contestazioni politiche ai suoi concerti, le sedava e invitava tutti ad ascoltare e confrontarsi. Per lui la musica doveva unire». In buona sostanza, per tutelare l’irriducibilità del marito, Dori Ghezzi ha difeso Salvini, «che conosce a memoria tutte le canzoni di Fabrizio» e ha diritto ad assistere ai concerti, perché, ha sottolineato, «non ci sono selezioni, non ci sono esami di ammissione». Chissà come saranno state lette queste parole dai benpensanti che già le rinfacciano la disponibilità al dialogo con «uno come Salvini». Tanto più che, indifferente all’ulteriore scandalo, Dori si è spinta a rivelare che una volta lei e Faber stavano per votare uno di destra, per le sue doti, il capo della forestale… Poi non se ne fece nulla perché il Partito sardo d’azione riuscì a non farlo candidare. Il pepe dell’intervista, però, arriva nella coda quando la compagna di De André risponde alla domanda se, pur essendo di sinistra, c’è una figura di destra che stima? «Sì, ma non voglio parlare di questo. Non voglio fare nomi», ha chiuso lasciandoci con la curiosità. Chi sarà mai la personalità di destra che gode della stima della moglie dell’autore più irregolare e anarchico della canzone italiana? Un’altra donna di carisma? Il frequentatore dei concerti in memoria del marito? Qualcun altro che si muove più nell’ombra? C’è da capirla, si diceva. C’è da capire questa sua piccola reticenza pro-sopravvivenza. Avete presente quanti anatemi e scomuniche si è beccato Francesco De Gregori solo per aver detto che non si sente obbligato ad avere un’opinione su tutto e a schierarsi su Gaza o l’Ucraina durante i concerti. Bene, immaginatevi la disapprovazione dell’establishment, il disappunto dei salotti chic, le sopracciglia di Fabio Fazio e Lilli Gruber, il digrignare di Massimo Giannini e Andrea Scanzi se la sagoma del destrorso avesse fatto capolino nelle parole di Dori… No, molto meglio non farlo quel nome.
La Verità, 13 agosto 2026
