Dopo il boom del tennis la Rai ripensi al suo sport
Il ciclone Coppa Davis si abbatte (anche) sul palinsesto di Rai 1. Posticipato di un’ora e mezza l’inizio del Tg1 di venerdì sera per vedere come andava a finire la partita al cardiopalma tra il nostro Flavio Cobolli e il belga Zizou Bergs. Cancellata, a furor di audience, Domenica in del pomeriggio festivo (salvo un piccolo assaggio con Mara Venier e il redivivo Teo Mammucari, proprio lui) per raccontare la finale che ci ha consegnato la terza insalatiera consecutiva. La piccola rivoluzione impone almeno un paio di considerazioni. Se la tv pubblica decide di rinviare l’inizio del telegiornale delle 20 e di spianare il contenitore per famiglie della domenica, istituzioni assolute di «nostra signora televisione», significa almeno due cose. La prima è che si è accorta dell’importanza dell’evento e del fatto che il pubblico lo segue con passione non trascurabile. La seconda è che, quando lo decide, anche la pachidermica Rai sa essere elastica e scattante.
Aiutati dalla buona piega presa dalla competizione, gli ascolti hanno premiato la capacità di reazione dei dirigenti di Viale Mazzini. Venerdì all’ora di cena il tennis azzurro ha conquistato 2,5 milioni di telespettatori e il 16,9% di share, mentre domenica pomeriggio il trionfo di Cobolli e Berrettini è stato seguito da oltre 3,6 milioni di persone (24,5%), oltre 5 milioni (con punte oltre i 6), sommando anche gli ascolti di SuperTennis, per il match finale. Sono numeri che giustificano le avance del presidente federale Angelo Binaghi: «Chiediamo alla Rai, d’ora in poi, di riconoscerci i diritti garantiti al calcio perché Cobolli non ha nulla in meno di Scamacca». Ma oltre alla rivendicazione di maggiori spazi e introiti dei dirigenti della Fitp, anche quelli della Rai potrebbero trarre qualche conseguenza dal boom di ascolti. In primo luogo, riconsiderando le scelte rinunciatarie riguardo l’acquisizione dei diritti di molte discipline sportive, dal rugby al basket. E, in seconda battuta, valutando un maggior impegno nella formazione di giornalisti e commentatori specializzati. Troppo improvvisata è risultata la coppia allestita per l’occasione composta da Maurizio Fanelli, tradizionale voce del basket, e Omar Camporese, non certo un habitué delle telecronache. Dov’era Adriano Panatta, abituale commentatore dei match di Jannik Sinner e volto fisso della Domenica sportiva? Mara Venier, invece, ha approfittato dell’inattesa vacanza per invitare i giornalisti del più importante quotidiano italiano e consolarsi con un doppio paginone autobiografico. I suoi inguaribili fan avranno potuto alleviare la crisi di astinenza.
La Verità, 25 novembre 2025









