Vannacci e il momento Gronchi rosa di La7

Muniti di popcorn, si era in tanti l’altra sera, sintonizzati su La7. E, bisogna ammetterlo, l’ospitata di Roberto Vannacci a Otto e mezzo non ha tradito le attese. Oltre al regalo del quasi record di ascolti (9,9% di share e 1,7 milioni di telespettatori conquistati senza che Enrico Mentana ne annunciasse la presenza nel talk show che seguiva il tg), il generale può appuntarsi al petto la medaglia di aver trasformato Lilli Gruber e la sua degna spalla, Lina Palmerini, editorialista del Sole 24 ore, in imprevedibili sostenitrici del governo Meloni. Una vera chicca. Una primizia assoluta.

Con tanto di blob di comizi e dichiarazioni – un inedito per il talk gruberiano – si parlava del rapporto con la Lega di Matteo Salvini. Bene: il fondatore di Futuro nazionale l’avrebbe machiavellicamente usata per costruirsi pian piano il suo partito. Insomma, un Salvini vittima, finito nelle fauci del generale cattivo. L’altra novità è stata quando, contestando la remigrazione, le due intervistatrici hanno preso le difese di Giorgia Meloni, meritoriamente impegnata in Europa per far approvare il decreto Asilo sui migranti. Pur di attaccarlo, pur di far cadere Vannacci in contraddizione, tornava utile schierarsi persino dalla parte dell’odiato premier. Momento stracult. Da pizzicotti controprova, sto sognando o son desto?

Anche i muri più monolitici hanno qualche fessura, qualche minuscola crepa. Com’è stata questa smentita della descrizione di La7 fatta proprio da Mentana a un festival della televisione. La rete nella quale va in onda il suo tg è ciò che era Rai 3 fino a qualche anno fa. Una rete monocorde, nella fattispecie antimeloniana, in cui i vari conduttori suonano tutti lo stesso spartito. E difficilmente potrebbero condurre altrove il loro programma (a differenza del suo tg che potrebbe essere riproposto ovunque). Ecco perché Gruber e Palmerini «salviniane» e «meloniane» sono roba da Blob, da Tivuteca, da Techetechetè dell’informazione. Sono il Gronchi rosa di La7. Un unicum come se, ai tempi, Michele Santoro e Marco Travaglio avessero spezzato una lancia in favore di Silvio Berlusconi.

Gruber e Palmerini schiumavano e si stizzivano davanti all’interlocutore che replicava, in pieno controllo, con i suoi argomenti tutti d’un pezzo. Ma, à la guerre comme à la guerre, non gli risparmiavano colpi bassi. «Lei è un marito fedele?»; «E se scoprissimo che lei è gay?»; «E se sua figlia le dicesse di essere omosessuale?»; «Nell’idea di Vannacci la moglie lava i piatti per il coniuge».

Che autogol metterla sulla rissa con un generale…

 

La Verità, 12 giugno 2026