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«Quante Verità nascoste in Italia ancora da svelare»

Dopo 22 anni in Rai, Milo Infante è appena atterrato sul pianeta Mediaset dove condurrà due programmi su Rete 4: una striscia quotidiana al mattino e una prima serata al martedì, al posto di È sempre cartabianca di Bianca Berlinguer.
Qual è il suo stato d’animo per il debutto: curiosità, entusiasmo, preoccupazione?
Prevale la preoccupazione per l’impegno in una realtà editoriale diversa e in un orario tutto nuovo. Credo sia giusto essere preoccupato perché Mediaset ha delle aspettative sul mio lavoro. Proverò a farlo al mio meglio. Il sentimento prevalente è la preoccupazione unito alla felicità per la nuova avventura.
Mediaset le chiede uno share minimo?
Non ne abbiamo parlato perché la striscia quotidiana di Ore 11 è una sperimentazione. Ci aspettiamo che cresca gradualmente. In Rai, all’inizio, Ore 14 faceva l’1.9% per poi raggiungere punte del 13. Mi sembra che alla presentazione della stagione il presidente Pier Silvio Berlusconi abbia fissato a Natale una verifica.
La preoccupazione maggiore deriva dalla concorrenza per il programma del martedì sera, Verità nascoste, nella collocazione di È sempre cartabianca?
Il martedì è un giorno difficile, con grande pluralità di offerte. Con sintesi volgare si potrebbe dire: so’ ca…i. Affronterò con umiltà Giovanni Floris da una parte e Le Iene dall’altra, oltre alla controproposta della Rai, prima Mi manda Raitre e poi Filorosso di Antonino Monteleone. Una serata affollata, ma a me piacciono le sfide.
Nel pomeriggio di Canale 5 è iniziato anche Verità nascoste – Il diario.
L’ho trovata un’idea coraggiosa e molto generosa. Per farmi conoscere, Mediaset mette a mia disposizione forse il pubblico più ampio che abbia mai avuto in una rete ammiraglia e in una fascia di grande ascolto.
La
condirezione di Videonews, la testata di informazione Mediaset, è il vero motivo del suo abbandono della Rai per l’impossibilità di far coesistere la conduzione e il ruolo di direttore?
No, alla fine anche in Rai erano possibilisti. Tuttavia, nella tv pubblica non ho trovato condivisione della mia idea di sperimentare nuovi formati e nuovi linguaggi. Disponibilità che ho trovato moltiplicata in Mediaset. Quando li ho incontrati la prima volta, Mauro Crippa e Andrea Delogu (direttore generale e vicedirettore dell’Informazione e comunicazione Mediaset ndr) mi hanno raccontato il percorso che avevano in mente per me all’interno dell’azienda, prima ancora di parlare della conduzione dei programmi. Questo mi ha molto gratificato.
Quali sono Le verità nascoste? È un titolo un po’ complottista?
Sono quelle che non abbiamo ancora scoperto. Non sempre la verità processuale coincide con la verità vera o la verità intera di un avvenimento.
Un esempio?
Su Garlasco, considerati i tanti errori commessi, le verità nascoste sono talmente tante che non si sa da dove cominciare.
Prima puntata dell’uno settembre
su Garlasco o sul caso Ranucci?
Dipende da ciò che succede. È la cronaca a comandare, vedremo cosa si scoprirà su Ranucci-Lavitola.
Al posto di Ranucci avrebbe fatto un passo indietro?
Non è facile mettersi nei panni degli altri. La vera domanda è: mi sarei mai seduto a tavola con Lavitola?
L’hanno fatto
fior di editorialisti e direttori di giornali.
Evidentemente Lavitola ha grande capacità attrattiva se persino Paolo Mieli mangiava felice il suo piatto di vongole sgusciate, ma non lo ascoltava nei momenti clou… Per me, in questa fase, Ranucci è una vittima, una vera responsabilità dev’essere provata diversamente. Dobbiamo fare attenzione a non trasformarci noi nei Pm.
Certo, ma sul piano della credibilità di un conduttore del servizio pubblico una riflessione è opportuna.

È una valutazione che fortunatamente deve fare la Rai. Oggi ci chiediamo se il lavoro di Report è stato trasparente, ma la Rai ha tutti i giorni la possibilità di verificare la correttezza dei suoi programmi. Se si considera Report un mondo a parte forse si è vissuto nel far west per anni, ma non credo sia così.
In queste prime settimane a Mediaset quali differenze ha riscontrato rispetto alla Rai nel metodo di lavoro e nel rapporto con i colleghi?
Il rapporto con i colleghi della Rai è sempre stato straordinario, ma a Mediaset ho trovato un affetto che non mi sono ancora meritato. Un’accoglienza che ti avvolge e, dal centralinista al dirigente dell’ottavo piano, ti fa sentire parte di una famiglia.
E sul
metodo di lavoro?
Sto applicando il mio, ma dall’altra parte trovo un’azienda dinamica nella quale il prodotto è al centro di tutto e dove, a fronte di una richiesta, c’è una risposta.
Che cosa pensa guardando alle esperienze di altri colleghi come Gerardo Greco e Bianca Berlinguer arrivati a Mediaset dalla Rai oltre a Myrta Merlino che proveniva da La7?
Sono esperienze molto diverse. Bianca ha portato un format che si sta consolidando e che quest’anno al mercoledì regalerà grandi soddisfazioni. Myrta Merlino è arrivata per condurre un programma ed era legata alle sorti di quel programma.
Vivere a Milano aiuta a star lontani dal «mondo di mezzo», quello dei ristoranti romani dove giornalisti, politici, lobbisti e manager pubblici si danno del tu e dove nascono situazioni complicate?
Assolutamente. È il mondo della Roma che si attovaglia e che Dagospia ha raccontato in maniera eccelsa in tutte le sue declinazioni. Milano è lontana dal sistema di «A Fra’, che te serve?» di evangelistiana memoria.
La Madonnina preserva?
Sì, senza pensare che qui siano tutti stinchi di santi. Anche a Milano si fa politica e si può inciampare. Serve prudenza, devi sapere con chi ti attovagli e cosa vuole la persona che hai davanti.
Com’è riuscito finora a non essere paparazzato dalle testate di gossip?
Non vado nei locali, non vivo il jet set. Ho la mia famiglia, mia moglie e mio figlio. Pensa che certi ambienti non m’invitino a cena? Preferisco declinare perché magari non so bene chi paga il conto e c’è il rischio che devi pagarlo tu, non in contanti ma in favori.
Come valuta il fatto che dopo Garlasco il nuovo cold case sia l’uccisione di Simonetta Cesaroni di 35 anni fa?
Ai tempi di Simonetta Cesaroni non si potevano fare indagini sofisticate come oggi. Per di più, che anche quelle possibili sono state fatte male.
Come per Chiara Poggi?
Basta dire che dal 13 agosto 2007 per tutto questo tempo l’unico sospettato è stato Alberto Stasi. Ad Andrea Sempio, portato in caserma il 14 agosto, non fu chiesto che cosa aveva fatto il giorno prima.
Sono irrisolti anche i casi di
Unabomber, del Mostro di Firenze e di Emanuela Orlandi: i nostri corpi investigativi sono inefficienti?
La piccola Kata scomparsa nel nulla da un hotel di Firenze nel giugno 2023 e non è mai più stata trovata. Le indagini o partono bene subito oppure non si riesce più a recuperarle.
Chi sono i suoi amici nel mondo della televisione?
Non sono tantissimi, una è Monica Leoffredi con cui ho lavorato tanti anni e che mmi ha seguito a Mediaset. Ho buoni rapporti con Fiorello, Antonella Clerici, Amadeus e Carlo Conti, anche se non ci frequentiamo quotidianamente. Molti amici li ho fuori dalla televisione.

 

La Verità, 28 agosto 2026

Una serata di gala con Tapiro per Antonio Ricci

Chissà se adesso Valerio Staffelli inseguirà Antonio Ricci per consegnargli il tapiro. La notizia che Striscia la notizia non è prevista in nessuna formula nel palinsesto 2026/27 è di questi giorni. La conferma viene dal fatto che la gestione degli account del tg satirico è passata direttamente a Mediaset. A inizio luglio, alla presentazione della prossima stagione, Pier Silvio Berlusconi aveva detto che, dopo l’esperimento in prima serata non del tutto riuscito (12,8% di share, 1,9 milioni di telespettatori), erano in corso valutazioni insieme all’inventore e padre storico del programma. Sono trascorsi 38 anni dall’esordio su Italia Uno nel novembre 1988 con Ezio Greggio e Gianfranco D’Angelo dietro il bancone. Televisivamente parlando, 38 anni sono un’era geologica. Oltre ai canali Rai e Mediaset, allora Fininvest, c’erano Odeon tv, Telemontecarlo e Telecapodistria. Le pay tv e le piattaforme non si paventavano nemmeno nei film di fantascienza. Ma, allergico all’informazione paludata dei telegiornali Rai, Ricci colse la necessità di un controcanto, di un racconto dissonante. La genialità fu scegliere lo spartito della satira, dell’ironia e dell’umorismo, non le prediche sussiegose dei professorini. «Una risata vi seppellirà», una frase attribuita all’anarchico Michail Bakunin, era lo slogan-manifesto che aveva accompagnato le ribellioni dei movimenti post-sessantottini. E il tg di Ricci adottò il linguaggio delle gag e dei tormentoni, affidando a un pupazzone morbido e rosso le sue battaglie antipotere. Anche quando il potere aveva il quartier generale ad Arcore, come documentò la miniserie Il Cavaliere mascarato. O, in tempi più recenti, quando la querelle su Giambruno, compagno della premier Giorgia Meloni, colpiva in casa e creava problemi diplomatici a vari livelli. Fare l’elenco dei colpacci di Striscia richiederebbe una pubblicazione a parte. Il vero grande successo è stata la dissacrazione dell’ufficialità, la destrutturazione di un certo giornalismo, il contropelo all’ipocrisia sul «corpo delle donne», la corrosione del bel mondo radical chic, la demolizione dei bigottismi cattolico e comunista. Tutto consacrato in un ciclo di lezioni alla Sorbona. Quell’Italia era forse più scanzonata di quella attuale, ma l’epoca di «È lui o non è lui? Cerrrto che è lui» è tramontata. «Il signor Enzino» è diventato un agit-pro-Pal, uno dei troppi guru di Bianca Berlinguer. E Gerry Scotti il curatore fallimentare di una trasmissione molto più moderna della sua. La consegna del tapiro a Ricci dovrebbe avvenire in una fantasmagorica serata di gala.

 

La Verità, 1 agosto 2026

Pier Silvio loda Giorgia e non chiude a Vannacci

È un Pier Silvio in buona forma quello che mercoledì sera negli studi di Cologno Monzese ha tenuto banco per tre ore illustrando il progetto di tv europea perseguito da MediaForEurope (Mfe), il boom di audience a ruota della Ruota della fortuna, le nuove proposte per la stagione 2026-2027 e non si è risparmiato nelle risposte a tutto campo anche su Roberto Vannacci, Donald Trump e Giorgia Meloni. Rispetto ad altre uscite, sembra subire meno la fascinazione politica, ma qualcosa dice lo stesso. «Gli attacchi di Trump mi hanno infastidito. Stimo il primo ministro, meglio di come si è comportata Giorgia Meloni sarebbe difficile. Ha mostrato equilibrio nel preservare l’alleanza, ma senza mollare il punto. Sono orgoglioso di essere italiano e da italiano devo essere con lei e sono con lei». Il passaggio sul fenomeno Vannacci sembra invece correggere l’aut aut posto di recente dalla sorella Marina tra Forza Italia e il generale. Se alla fine rientrasse nella coalizione, come dovrebbe comportarsi il partito di Antonio Tajani che è venuto qui a Cologno per confrontarsi con voi? «Non ho la presunzione di dire né al governo né a Forza Italia come devono agire nei confronti del generale. È un bravo comunicatore, ma un conto è la propaganda, un altro scrivere un programma politico. Vedremo se quello di Vannacci sarà coerente e compatibile con quello del centrodestra e di Forza Italia». Forse il portavoce di Marina Berlusconi, Manrico Lucchi, presente in sala, avrà preso nota.
Dunque, Berlusconi jr è in forma nonostante l’incidente automobilistico subito alla vigilia del terzo anniversario della morte del padre, al quale si è comunque presentato tonico («volevo fosse una festa con tutti i dipendenti») come stasera. E allora, via a raccontare la nuova tv europea che dall’Italia si allarga alla Germania, dove ora Mfe possiede il 75% di Prosiebensat1, e comprende Austria e Svizzera, oltre al Portogallo, che si aggiunge alla Spagna, dove c’è da sempre. In quest’anno sono successe molte cose. «Non c’era La Ruota della fortuna che ha cambiato un po’ le sorti della tv italiana», rivendica «con orgoglio. E non eravamo ancora sbarcati né in Germania né in Portogallo, per realizzare un agglomerato di tv europea che si poggia sulla tv generalista». Si vede che è una visione che lo motiva perché era già nelle ambizioni di Silvio Berlusconi, quando alla spagnola Telecinco abbinò la francese La Cinq. «Ci lavoriamo come pazzi da settembre», dice Pier Silvio. «Però, a un certo punto, ho capito che dovevamo ripartire da quello che siamo, editori televisivi, investendo sul prodotto, in controtendenza con i broadcaster che disinvestono». Serve un’evoluzione basata su «integrazioni e sinergie…». L’ad di Mfe ripete la parola «coraggio» per fronteggiare le multinazionali digitali con «la creazione di nuovi contenuti davvero crossmediali». I dati consentono buone dosi di ottimismo perché positivi sia in termini di audience che di fatturato. E in anticipo sulle previsioni nel conseguimento degli obiettivi (nel 2025, rispetto al 2020, + 149% di ricavi, + 117% nell’utile netto e + 140% nell’impiego di personale). «Non siamo un fast-food internazionale. Anche sul digitale dobbiamo far vivere i nostri contenuti, creando un’unica digital platform europea», annuncia, facendosi aiutare da slide che evidenziano la presenza di quattro marchi del gruppo (Verissimo, Grande Fratello, Amici e Zelig) nella top 5 dei social network italiani (il quinto è X-Factor). In uno scenario che comprende le guerre, la  variabile Trump e la concorrenza digitale, «la battaglia è tostissima. Ma noi siamo forti perché unici, siamo grandi perché europei», sottolinea Pier Silvio. Evidenziando, in realtà, una dicotomia tra prospettiva continentale e dimensione locale non facilissima da comporre.
Dopo la parte visionaria, tocca a Federico di Chio, direttore generale Marketing strategico, la comunicazione dei risultati della stagione trascorsa e dell’offerta della prossima. I numeri sorridono al Biscione. In prima serata (20.30-22.30) sul totale individui, fino al 10 giugno, cioè prima dell’inizio dei Mondiali di calcio, Mediaset conquista il 38,9% mentre la Rai si ferma al 36,9. Se invece si arriva fino al 4 luglio, Mediaset sale al 39,2% e la Rai si assesta al 37. Cioè, a sorpresa, con i Mondiali, il vantaggio del Biscione aumenta (forse diminuirà ora che i match diventano più interessanti). Ovviamente, il divario è maggiore nel target commerciale 15-64 anni. Su tutto, si stende l’influenza magica della Ruota della fortuna, «vincente tre sere su quattro su Affari tuoi». Nell’ultima stagione tra le 20.30 e le 22.30 lo share di Canale 5 è passato dal 14,3 al 21,3%, 7 punti in più che corrispondono a «un incremento del 50%», rimarca di Chio. Per la nuova stagione, oltre alle conferme dei marchi classici targati Maria De Filippi, al Grande Fratello vip, a un’edizione rinnovata dell’Isola dei famosi condotta da Selvaggia Lucarelli, Canale 5 punterà su alcuni eventi. Si comincia con Una storia importante con Eros Ramazzotti, poi Dive (con le grandi interpreti della canzone italiana), uno show con Gigi D’Alessio per celebrare la canzone napoletana, Un paese mille canzoni diretto dai Pooh e i concerti di Irama, Achille Lauro, Emma e Giorgia. Nella fiction, oltre ai ritorni delle serie con Sabrina Ferilli e Vanessa Incontrada, spicca Il mio nome è Carlo, tv movie sulla vita di Carlo Acutis, programmato il 12 ottobre, nel ventennale della morte. In seconda serata tornerà Risiko di Federico Rampini e spunterà un approfondimento politico di Bianca Berlinguer che, invece, su Rete 4 si sposterà al mercoledì. «È una decisione mia», fa sapere Pier Silvio. «Credo abbia senso che si smarchi da un prodotto concorrente che guarda dalla stessa parte. Andrà in onda al mercoledì e al martedì Milo Infante, che condurrà anche Ore 11», dice a conferma delle indiscrezioni dei giorni scorsi. La novità è il raddoppio dell’access primetime, con Paolo Del Debbio dal lunedì al giovedì e Realpolitik dal venerdì alla domenica. «Non è una bocciatura di Tommaso Labate, il 4% di media lo considero un buon risultato», chiarisce Mauro Crippa, direttore generale dell’Informazione del gruppo. Tutte le altre prime serate della rete all news restano confermate.
Espressa la soddisfazione per l’acquisizione delle Atp finals di tennis di Torino, negato qualsiasi veto alla collaborazione di Barbara D’Urso con la Rai, esternata l’apertura ad Amadeus, «se c’è un progetto editoriale», ora che Urbano Cairo ha detto che i rinnovi contrattuali non sono automatici, va registrata quella verso Enrico Mentana: «Per lui nutro stima, affetto e gratitudine in quanto fondatore del Tg5, perciò porte aperte», butta lì Berlusconi jr, e se son rose… Si chiude sull’agognato anticipo della prima serata: «Se la Rai, che è servizio pubblico, accorcia l’access, noi che siamo tv commerciale, la seguiremo. Un paio di stagioni fa noi avevamo ridotto il nostro, ma dalla Rai non abbiamo visto nessuna reazione. Perciò, adesso stiamo a guardare». E buona estate a tutti.

 

La Verità, 10 luglio 2026

Amadeus lascia Discovery, c’è aria di Mediaset

Era nell’etere. Amadeus lascia Warner Bros. Discovery con due anni d’anticipo sulla scadenza del contratto. Il suo fedele amico e consigliere Rosario Fiorello l’aveva fatto capire più volte. La storia con la Nove era giunta al capolinea. E risoluzione consensuale è stata. «Con Amadeus abbiamo condiviso un percorso importante, affrontato con impegno, dedizione e professionalità», dichiara Alessandro Araimo, amministratore delegato di Warner Bros. Discovery Southern Europe. «Oltre al valore del lavoro fatto insieme, resta un rapporto, anche personale, basato sulla stima e il rispetto reciproco». «Sono stati due anni intensi, ringrazio Alessandro Araimo per la stima, assolutamente reciproca e faccio un grosso in bocca al lupo a tutto il gruppo Warner Bros. Discovery per i progetti futuri», risponde il conduttore.
Tuttavia, oltre la cordialità ufficiale, i flop hanno lasciato il segno da una parte e dall’altra. Nelle casse della multinazionale americana, dove il conduttore era sbarcato a suon di milioni, dieci in quattro anni. E anche nell’autostima del professionista televisivo. «Non sono un pifferaio magico», aveva riconosciuto lui dopo gli ascolti deludenti di Chissà chi è e della nuova Corrida, segnando la differenza da Maurizio Crozza e Fabio Fazio che avevano trascinato sul canale Nove da La7 e dalla Rai i loro seguaci. Amara presa di coscienza. Salvo pochi casi, favoriti da posizionamenti politico-culturali più o meno espliciti, la differenza in televisione la fa l’editore. O, detto diversamente, il contenitore. Nemmeno Pippo Baudo – che era lui – funzionò a Mediaset allora Fininvest.
Ora, alla vigilia della presentazione dei palinsesti 2026/27, ci si chiede dove potrà riapparire l’ex conduttore di cinque Festival di Sanremo consecutivi. Interrogato pochi giorni fa, Giampaolo Rossi, numero uno di Viale Mazzini ha chiuso alla possibilità di un ritorno in Rai: «Ha deciso di andarsene, abbiamo fatto altre scelte». Più percorribile risulta la strada che porta a Cologno Monzese. Nell’ultima stagione Amadeus è stato spesso ospite di prime serate di Canale 5, per esempio come giudice speciale di Amici di Maria De Filippi. E proprio l’influenza di Maria potrebbe avere un peso nella trattativa. Nonostante la presenza di big come Gerry Scotti e Paolo Bonolis, la tv del Biscione appare una destinazione affine a un conduttore che ha nel proprio bagaglio la gestione di grandi show musicali.
Sono passati poco più di due anni da quando, respingendo gli ultimi tentativi di trattenerlo in Rai, Amedeo Umberto Rita Sebastiani aveva annunciato: «È tempo di nuove sfide professionali e personali. È tempo di nuovi sogni». Sfide perse e sogni infranti. Ma ora si ricomincia.

 

La Verità, 27 giugno 2026

«Vorrei parlare di politica senza risse e tifoserie»

Tommaso Labate è il giornalista che rivelò il piano per la rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica. Quella volta il Quirinale smentì con una nota ufficiale, ma poi si sa come andarono le cose. Eppure Labate, cronista politico del Corriere della Sera, conduttore televisivo e radiofonico, si considera ancora un ragazzo di Calabria, precisamente di Marina di Gioiosa ionica, il paese dove, quando può, ritorna. Pier Silvio Berlusconi lo considera «un bravo giornalista e una faccia televisiva». «Sono contento di questa stima, spero di meritarla», abbozza lui.
Come nasce Realpolitik, in onda dal 17 settembre su Rete 4?
Nasce dalla voglia di raccontare la politica oltre la contrapposizione tra le tifoserie, per mostrarne i meccanismi dietro la scena. E per far capire l’attinenza che ha con la vita di tutti i giorni.
Spesso ospite di talk show, già co-conduttore con David Parenzo di In onda e poi al timone di Non è un paese per giovani su Radio 2: come si accinge a questa nuova avventura?
Con lo spirito che mi ha sempre guidato, occupandomi di politica. Cioè con l’assillo di farmi comprendere dal numero più alto possibile di persone. Quando scrivo o lavoro a un programma tv la mia testa è sempre rivolta a chi c’è dall’altra parte. Ora questa urgenza l’avverto ancora di più.
Che eredità raccoglie nella serata di Fuori dal coro di Mario Giordano?
Fuori dal coro non lascia eredità perché si sposta alla domenica. Quanto a Mario Giordano, che avevo intervistato per il Corriere, è stato il primo a scrivermi appena uscita la notizia. Un messaggio bellissimo.
Come farà quando l’Inter giocherà in Champions di mercoledì?
Bella domanda. Spesso, per motivi di lavoro o di famiglia, vedo le partite in differita. Mi sono abituato a sconnettere i dati del cellulare o a viaggiare in treno avvolto in una sciarpa per estraniarmi. Una sera ho viaggiato imbacuccato per preservare la visione notturna di un Inter Spal.
In uno studio televisivo sarà difficile isolarsi.
Infatti, spero che l’Inter giochi sempre di martedì (ride).
Quale sarà la specificità di Realpolitik?
Ci saranno retroscena, analisi, approfondimenti, sondaggi. I programmi che si occupano di politica sono tutti bellissimi.
Questa è una democristianata.
Realpolitik sarà bellissimo in un modo diverso.
Metterà a confronto posizioni opposte?
Preferiamo la contrapposizione sui perché a quella sulle persone. Mi spiego: non mostreremo il servizio su Donald Trump per farlo commentare in studio da chi lo ritiene un genio e da chi lo considera un pericolo per la democrazia mondiale. Diversamente, ci interessa capire perché Trump ha fatto o detto certe cose. Vogliamo capire i meccanismi della politica.
Contenuti sì, tifoserie no?
Esatto. Ci saranno confronti anche accesi, ma sui perché degli argomenti. Avremo ospiti che non si vedono altrove e con un elevato grado di autorevolezza.
Qualche nome?
Se anticipassi gli ospiti, Realpolitik dovrebbe cambiare nome.
Come le sarà d’aiuto l’esperienza di ospite degli ultimi anni?
In questo lavoro tutto è utile. Joseph Conrad si chiedeva come spiegare alla propria moglie che quando guardava fuori dalla finestra stava lavorando. Usare un mezzo pubblico, fare colazione al bar, fare la fila alla cassa non automatica del supermercato, guardare in faccia le persone può essere più utile che andare in tv.
Senza porsi limiti, chi è l’ospite che vorrebbe avere a tutti i costi?
Potrei dire il Papa, ma non lo dico. Mi guida uno scaramantico attaccamento alla realtà. L’intervista agognata è quella che realizzi davvero non quella che sogni.
Il suo debutto prosegue il tentativo di allargare l’offerta giornalistica di Rete 4 iniziato con Bianca Berlinguer?
Quando chiami una persona nuova in un palinsesto di successo allarghi. Se aggiungi un posto a tavola per un amico in più, la tavolata si allarga per forza.
Si presenti con un mini identikit.
Mi chiamo Tommaso Labate, vengo da Marina di Gioiosa ionica, un paesino di 6000 anime, vivo a Roma, sono solidamente attaccato alle mie radici, alla mia identità e alla credibilità che spero di essermi costruito. Tengo molto a tutte e tre queste caratteristiche perché so che se ne perdi solo una poi non la ritrovi più.
È un giornalista progressista, conservatore, di centro?
Un giornalista che si ritiene onesto e che non fa sconti. Nessuno mi ha mai accusato di essere stato sleale o di essermi fatto condizionare da convinzioni personali. Se qualcuno sostiene il contrario sono pronto a difendermi anche davanti a un Gran giurì.
Che cosa guarda in tv?
Tanto calcio e tanto tennis.
E che cosa evita?
Le serie tv. Le trovo complicate da seguire in coppia; uno si addormenta, l’altro no… Preferisco un buon film. Sono un telespettatore più moderno che contemporaneo.
Un bel libro letto quest’estate?
Rimini di Pier Vittorio Tondelli. È la storia di un giornalista che viene mandato a dirigere il dorso adriatico di un quotidiano nazionale. Rileggerlo mi ha dato il senso dell’inizio di una nuova avventura.
Cosa pensa del fatto che Giorgia Meloni non parla volentieri con la stampa italiana?
Penso che con la stampa del proprio Paese si dovrebbe parlare sempre. Non credo nella disintermediazione, che si possa comunicare solo attraverso i propri canali. I giornalisti non sono l’arbre magique della macchina, ma lo sterzo o il cambio, senza i quali la macchina no va o non va bene.
E cosa pensa dell’atteggiamento dei giornalisti alle conferenze stampa di Mario Draghi?
Draghi ha parlato con i giornalisti italiani molto più di quanto ci si aspettasse. Personalmente, non applaudirei nemmeno se la conferenza stampa la tenesse mia madre. Al contrario di molti colleghi, non ho mai pensato che avesse chance di diventare presidente della Repubblica.
Mentre Draghi era di default SuperMario, Meloni dovrebbe essere Mary Poppins ma non lo è?
Su questo mi accodo al carrozzone. Draghi era SuperMario non per il lavoro da premier, ma per il famoso «wathever it takes» pronunciato da capo della Bce. La prova è che Monti, suo omonimo e anche lui presidente di un governo di larghe intese, nessuno l’ha mai chiamato SuperMario.
E la Meloni obbligata a essere Mary Poppins?
Quando sei premier nessuno ti fa i complimenti. Il rispetto delle promesse elettorali è un criterio sopravvalutato oltre che erroneo. Il governo gialloverde si è distinto per aver assolto alle promesse elettorali dei suoi soci: il reddito di cittadinanza da una parte e quota 100 dall’altra. Eppure, oggi chi vorrebbe di nuovo il governo gialloverde? Spesso ci concentriamo sul mantenimento delle promesse e poco sulla loro qualità e i loro effetti sul Paese.

 

Panorama, 17 settembre 2025

La7 e Mediaset «credono» alla fake di TeleMeloni

Poi dice che uno si butta sullo sport e le serie tv. Che altro ci sarà da guardare in televisione, ora che è stato sollevato il lenzuolo dalla programmazione della prossima stagione di Rai, La7 e Mediaset. Et voilà, novità tendenti allo zero. Fantasia latitante. Salvo rare e apprezzabili eccezioni, perché davvero proprio non si poteva fare diversamente, formule e format sono stati in gran parte confermati. La televisione che verrà sarà deprimente come quella che se n’è appena andata. Il telespettatore che si nasconde in noi è sconfortato. Dovrebbe guardare talk show vocianti con esponenti politici di terza fila mischiati a tuttologi ed esperti che surfano dall’emergenza sanitaria a quella bellica fino a quella climatica? Dovrebbe sintonizzarsi su programmi di approfondimento che in realtà sono ciclostilati di propaganda antigovernativa a prescindere? Oppure varietà ridanciani e cheap con il solito giro di ospiti, anch’essi, a loro volta conduttori o ex conduttori di programmi della medesima scuderia di agenti, quando non della medesima rete tv, in tournée promozionale? O forse il telespettatore medio dovrebbe essere soddisfatto dei morbosi contenitori di cronaca nera che riempiono i pomeriggi delle reti ammiraglie? O magari delle rubriche di gossip e infotainment sugli amorazzi transeunti dei divetti dello showbiz. O dei reality epidermici utili a promuovere mezze figure o a riciclare personaggetti in caduta libera, eppure inflazionatissimi e sovraespostissimi nei primetime delle tv commerciali? ChiareFerragne, DiletteLeotte, AndreiPennacchi, Elodie e Mahmood, StefaniMassini, StefaniFresi, RobertiBurioni, PiniInsegni, GiulieDeLellis, Luchi&Paoli, MassimiGiannini, GeppeCucciare, PaoliConticini, SareManfuso, OscarFarinetti… ci vorrebbe un altro Rino Gaetano in grado di aggiornare con un nuovo capitolo il catalogo della sua strepitosa Nuntereggae più. In assenza, si mette mano al telecomando e si cerca la via di fuga. Appunto, sport e serie tv. In acronimo: S&St. Stop, con rare eccezioni. Gli altri acronimi, Ts&R (Talk show e Reality), oppure VI&G (Varietà, Infotainment e Gossip), hanno ampiamente stancato.
Insomma, personalissima abitudine, la tv generalista non si guarda più, salvo eccezioni.
Ma andiamo con ordine.

Altro che TeleMeloni

Il 27 giugno scorso, un venerdì nel quale i giornaloni rifrangevano i lustrini dei Bezos convolati a nozze sul Canal grande, la Rai ha presentato la sua collezione autunno-inverno 2025/2026. Ci si aspettava l’epocale annuncio di un programma affidato alla reietta Barbara D’Urso. Era la notizia tanto attesa. Invece, nisba. Delusione serpeggiante fra gli addetti al pissi pissi. Barbaria (copy Dagospia) avrà forse qualche ospitata. O magari gareggerà a Ballando con le stelle. Per il resto, spulciando le cronache, si scopre Whoopi Goldberg guest star della soap Un posto al sole, Kevin Spacey bentornato protagonista di una sit com su Raiplay e l’immancabile serata evento pedagogica di Roberto Benigni che, magari con Sergio Mattarella in prima fila, ci racconterà San Pietro. Detto che l’innesto più o meno estemporaneo di tre attori non fa linea editoriale, va aggiunto che, oltre alle conferme di prammatica (Carlo Conti, Antonella Clerici, Milly Carlucci, Stefano De Martino, Marco Liorni e Francesca Fagnani), si registrano soprattutto alcune defezioni. Non che si perda chissacché con la fine di Citofonare Rai2 della coppia Paola Perego Simona Ventura – quest’ultima passa a Mediaset per condurre Il Grande fratello dei Nip. O con lo spegnimento di Epcc dell’eterno giovane Alessandro Cattelan, anche lui in rotta verso Cologno Monzese. Di buono c’è che Viale Mazzini non ha le porte girevoli e ai segnali di pentimento di Amadeus e Flavio Insinna, transfughi un anno fa da TeleMeloni, ha opposto un netto «la Rai non è un albergo». Purtroppo, e paradossalmente, segnali di vero telemelonismo non se ne sono visti. Almeno ci si sarebbe potuti dividere; si sarebbe litigato, discusso, polemizzato. Niente. Un grigiore avvilente. Con la discussa eccezione di Affari tuoi («un game al limite del gioco d’azzardo», secondo Pier Silvio Berlusconi) ci si chiede se nella Rai di questi anni si sia imposto un titolo, un volto, un format che abbia lasciato un segno degno di nota nelle abitudini dei telespettatori? Deserto. Unica possibile àncora di salvezza, Rosario Fiorello e la sua squadra.

Propaganda d’opposizione

L’inesistenza di qualcosa che possa davvero chiamarsi TeleMeloni risulta doppiamente divertente perché gli altri editori si sono strutturati per contrastare quella che si è rivelata una colossale fake news. Secondo tradizione, La7 ha presentato la nuova stagione all’Hotel Four Season di Milano. Anche qui, tante conferme e minuscole novità. Il presidente Urbano Cairo ha sottolineato il carattere indipendente della rete e rivendicato la plausibilità di una quota di canone per il servizio pubblico al quale assolve. Richiesta che è apparsa un filo sopra le righe. Se fino a qualche anno fa, quando il tg di Enrico Mentana e le sue maratone influenzavano effettivamente il palinsesto tale provocazione poteva risultare ragionevole, oggi che con i vari Otto e mezzo, La torre di Babele, DiMartedì, Piazzapulita e Propaganda Live, la linea editoriale è spiccatamente militante, questa richiesta suona velleitaria. Chissà se le paturnie trapelate ai vertici del tg siano dovute all’avvolgente contesto propagandistico del canale. Per dire, Federico Rampini, l’unico conduttore che non ha issato l’antimelonismo sul frontespizio delle sue inchieste, si sposterà su Canale 5. A La7, infatti, per non lasciare spazio a dubbi, oltre alle conferme di tutta la linea – salvo il quiz preserale In Famiglia di Flavio Insinna, cancellato – le novità del prossimo anno saranno l’innesto di Roberto Saviano con sei ritratti di personaggi della criminalità, le Lezioni di mafie di Nicola Gratteri e una serata speciale sulla storia della P2 affidata all’attore Fabrizio Gifuni, ispirato dall’ex pm di Mani pulite Gherardo Colombo. Un pizzico di telemagistratura non guasta mai.

Ravvedimenti e alternative

Anche le reti Mediaset hanno scartato verso sinistra per compensare la presunta correzione a destra di Viale Mazzini. È un processo iniziato un paio di anni fa, con gli innesti di Bianca Berlinguer e di Myrta Merlino. La quale, sostituita da Gianluigi Nuzzi a Pomeriggio 5, si prenderà un anno sabbatico in attesa di nuove idee. Si sa come vanno queste cose: salvo i conduttori pifferai che si portano il pubblico da casa, raramente una tessera s’incastra felicemente nel nuovo mosaico. E comunque, «il retequattrismo non esiste», ha assicurato Mauro Crippa, responsabile dell’informazione della casa. Forse no, perché da Nicola Porro, al quale verrà affidato anche il preserale Dieci minuti dopo il Tg4, alla striscia di Paolo Del Debbio alle inchieste sul campo di Mario Giordano ci sono parecchie sfumature di differenza. In ogni caso, partendo dalla chiusura di certi inguardabili reality («i programmi più brutti che abbia mai visto», Berlusconi jr. dixit) e arrivando al Risiko del già citato Rampini su Canale 5, al programma di retroscena politici di Tommaso Labate fino al ritorno in video di Toni Capuozzo con dei ritratti dei grandi del Novecento, si nota un certo, salutare ravvedimento. Insomma, qualche eccezione in attesa di conferma forse s’intravede.
Nel frattempo, ci si può consolare con il torneo di Wimbledon su Sky, il finale di stagione della strepitosa MobLand su Paramount+ prodotta da Guy Ritchie e la terza pluririnviata stagione di Teheran su Apple Tv+. Qui si va sul sicuro.

La Verità, 11 luglio 2025

Pier Silvio delude gli anti Berlusconi: niente politica

È un Pier Silvio Berlusconi tuttocampista quello che incontra i giornalisti nella conferenza stampa di fine anno. Un Pier Silvio box to box, come si dice in gergo calcistico. Anzi, propenso alle incursioni nelle diverse aree di competenza. La politica innanzitutto, compresi i rapporti con il governo di Giorgia Meloni che negli ultimi mesi hanno registrato qualche increspatura. Poi la Rai, Sanremo, l’Europa, Giambruno e annessi, le alterne fortune di Striscia la notizia. Eccetera eccetera. Spesso è così perché a queste serate partecipano giornalisti televisivi, politici, economici, sportivi e di costume. Stavolta l’amministratore delegato di Mfe-Mediaset sembra più generoso e generalista del solito, complice un 2024 «eccezionale», con il titolo cresciuto del 25,4% e i ricavi del 7,7%. «Dal Covid abbiamo cambiato passo: MediaForEurope è il primo broadcaster europeo», sottolinea Berlusconi jr. Lo confermano i dati sugli utili: rispetto a quelli cumulati tra il 2016 e il 2019, quelli del quadriennio 2020-2024 «sono più che raddoppiati e superano il miliardo di euro». Ottimi anche i riscontri sull’audience, alla pari con la Rai nell’intera giornata (36,8% di share contro il 36,7) e molto superiori nel target commerciale: Mediaset al 39,5% e Rai al 31,3.

Si comincia. «Non ho nessuna intenzione di entrare in politica. Né ora né mai», scandisce il ceo di Mediaset, smentendo previsioni e scenari di siti e giornali interessati a vederlo in campo, forse perché orfani del grande nemico o ancor più perché desiderosi di scardinare gli equilibri della maggioranza. Invece no, mappa obsoleta. Perché pare proprio che Pier Silvio voglia mandare messaggi rassicuranti, come si evince dai motivi del «non entro in politica. In primo luogo perché amo Mediaset, l’azienda e tutti quelli che ci lavorano. Il mio posto è qui e credo che il mio lavoro non sia finito. Il secondo motivo è che non ritengo serio improvvisarmi in un mestiere che non è il mio senza fare gavetta». Infine, il terzo motivo, «il più importante», dice l’ad Mediaset. «C’è già un governo stabile e che sta facendo bene. Pensate a cosa sta succedendo in altri grandi Paesi europei come Francia e Germania. Da noi c’è stabilità».

Un piccolo dissenso persiste sull’abbassamento del canone a 70 euro, ma è circoscritto all’iniziativa della Lega. «Salvini mi sta molto simpatico», premette, «ma non capisco perché faccia questa battaglia. Se togli delle entrate da una parte poi le devi prendere da un’altra e io trovo giusto che la fiscalità generale vada a finanziare la sanità e la scuola, per dire. Credo che la politica dovrebbe avere un occhio di riguardo per la Rai e per l’audiovisivo in generale. L’idea di abbassare il canone mi pare strampalata. Siamo il Paese dove si investe di meno in questo settore: indebolirlo ancora aprirebbe le porte alle multinazionali». Anche dalla possibile concorrenza sul Festival di Sanremo Berlusconi jr si tira fuori, per il momento: «Non ho capito esattamente che cosa sta succedendo, è tutto un po’ fumoso… La Rai è il motore del Festival e da italiano mi auguro che rimanga lì. Se un giorno sarà sul mercato valuteremo come tv commerciale».
Oltre la politica e le relazioni con la concorrenza, risponde a tutte le domande, comprese quelle su Andrea Giambruno, la cui vicenda, a ben vedere, non è così lontana dalla politica. «Prima o poi tornerà in onda anche se oggi non ci sono progetti che lo riguardano. La responsabilità di un programma (Diario del giorno su Rete 4 ndr) è più importante che andare in video». Di recente gli è stato negato il nullaosta per la partecipazione a Belve. «Non c’è stato un divieto, Andrea è un giornalista Mediaset. Quando arrivano delle richieste da parte della Rai o di altre televisioni si valutano. Se c’è qualcuno che è disposto a intervistarlo è giusto che vada a raccontare le cose prima da noi… Il nostro è un atteggiamento protettivo nei suoi confronti, e non solo», allude. Nel capitolo «correzioni al palinsesto» ecco che la più significativa riguarda Striscia la notizia. «È innegabile che stia vivendo un momento faticoso, dopo 37 anni di storia è normale che succeda. Parlo spesso con Antonio Ricci e sono fiducioso che trovi la strada per tornare a crescere. Per il futuro non escludo un’alternanza di prodotto», ipotizza per la prima volta il capo di Mediaset, «ma oggi conto molto su Antonio». E proprio Ricci rassicura: «Striscia sta pian piano risalendo, al 99,9% è la trasmissione più vista della serata di Canale 5».

Altra revisione necessaria, ma certamente con meno implicazioni, è quella per La Talpa: «Il prodotto non è venuto perfetto, non aveva i polmoni adatti per Canale 5, mentre il suo aspetto crossmediale ha funzionato bene. Non escludo di riproporre un progetto del genere». La stessa speranza, però confortata da ottimi ascolti e dalla riuscita del format, riguarda This is me, condotto da Silvia Toffanin. Conferme arrivano per Barbara Palombelli e Federica Panicucci. Diletta Leotta è una possibilità anche se per ora non ci sono progetti disegnati su di lei, mentre Myrta Merlino lascerà Pomeriggio 5 per un altro progetto. Auguri a tutti.

 

La Verità, 13 dicembre 2024

Ballando con la D’Urso fra commedia e realtà

Che farà e dirà Barbara D’Urso dopo un anno e mezzo di esilio dalla tv? Sapientemente dosata e centellinata in tutta la serata, ricompare su Rai 1, a Ballando con le stelle, programma rivale di Tu sì que vales di Maria De Filippi, sorprendentemente battuto otto giorni fa (ma sabato si è preso la rivincita per un punto di share: 25,4 a 24,4 per cento di share). Già nella prima pillola la desaparecida si toglie un sassolone dalle décolleté: adesso che sono fuori dalla tv, in tv è sparito il trash. Il secondo ciottolo spunta quando, parlando dell’attrazione per la danza, dichiara che il sabato guarda Ballando, «dico davvero», una scuola, una seduzione. Si vedono le foto di lei in tutù alle lezioni, accompagnata dalla mamma fino alla sua prematura scomparsa e, con questa, addio pure alla danza. Il vero macigno rotola prima dell’esibizione da ballerina per una notte: dopo anni di armonia nella coppia, la rottura per decisione unilaterale infrange il sodalizio di successo (polemiche e infortuni). Il bersaglio mai nominato è Pier Silvio Berlusconi.
Ma a Ballando con le stelle si balla e la moglie ripudiata se la cava a passo di salsa e bachata, prima dell’atteso confronto con l’acerrima Selvaggia Lucarelli, celata dietro il suo stesso cartonato. Tra rivelazioni annunciate, messaggi trasversali e silenzi ammiccanti lei è la Maria Teresa Boccia dello show. Che continui a ballare e smetta di presentare. Ma la vittima si ribella e butta lì che prima o poi tornerà. Essendo anche commedia, nel reality di Milly Carlucci molto si recita e non solo dalle parti della giuria. Lucarelli è la strega cattiva, Guglielmo Mariotto e Fabio Canino sono i cicisbei di corte, Carolyn Smith la preside(nte), Ivan Zazzaroni interpreta sé stesso riccioli compresi, Alberto Matano in versione Village People. Tra i concorrenti, Luca Barbareschi è un agnellino languido, Sonia Bruganelli l’antipatica di professione. Nella commedia, quella più nella parte è la ribelle al ruolo di capro espiatorio. Si vede che l’ha studiata parecchio. Nella realtà, la cessazione del rapporto con Mediaset è il primo atto di emancipazione di Pier Silvio dal padre. Altri ne sono seguiti.

Post scriptum Intervistato dal Corriere della Sera, Fabio Fazio ammette e omette. Ammette, finalmente, che il meglio del suo programma è il Tavolo, «vero jazz televisivo», omaggio ad Arbore. Omette, tra le persone con cui ha lavorato, il nome di Carlo Freccero, savonese anch’egli, cui deve Quelli che il calcio e Anima mia; e, tra coloro che non gli «hanno rinnovato il contratto», il nome di Carlo Fuortes. Scherzi della memoria.

 

La Verità, 7 ottobre 2024

«Contento per Malpensa, Sala si occupi di Milano»

Niente da fare, Pier Silvio Berlusconi non si riesce proprio a iscriverlo a Forza-Italia-Viva, il partito larvatamente macroniano che alligna in alcuni ambienti dell’establishment del Nord. Resta un forzitaliano e basta, senza aggiunte. Non è assimilabile alla schiera di coloro che patiscono il complesso d’inferiorità della sinistra. Alcuni volenterosi colleghi provano a tirarlo da quella parte, ma lui, pacatamente (come direbbe Crozza/Veltroni), si riappropria della giacca e si risistema. «Non ho mai, mai, mai commissionato un sondaggio, né io né Mediaset, che riguardi me e la politica. È una balla assoluta e totale. Se vado a Roma qualche giorno ogni due o tre settimane è solo perché lì c’è una parte importante della nostra attività, la Fascino (società di Maria De Filippi che produce i successi Mediaset ndr), e per incontrare alcuni investitori. La politica non c’entra».
Come al solito, alla presentazione dei palinsesti Mediaset della prossima stagione a Cologno Monzese, si parla di tutto: dall’andamento economico del gruppo («molto positivo, siamo il primo broadcaster europeo»), alle radio, alla crossmedialità centrata sulla vitalità della tv generalista. Ma stavolta, esaurite cifre e numeri in poche slide, a tenere banco è proprio la politica a tutto campo. TeleMeloni, per dire, non esiste né in Rai né nella tv commerciale. «Lo so che vi do un dispiacere», si scusa l’amministratore delegato, «ma tutto si può dire, tranne che in Italia non ci sia libertà di parola. Magari si sarà commesso qualche errore, si sarà fatta qualche scelta sbagliata, ma questo lo si è già detto». Quanto a Mediaset, «siamo un editore ecumenico. Non siamo un giornale, ma un’intera edicola. Ci sono il Tg5, il Tg4, Bianca Berlinguer, Mario Giordano, Paolo Del Debbio, Pomeriggio 5… tante voci, c’è pluralismo. Le novità sono benvenute, ma non c’è nulla che va male. Caso mai si tratta di aggiungere, non di togliere». Flop anche del secondo tentativo di arruolamento.
Ciò che invece provoca la reazione di Pier Silvio è l’idea della Lega di alzare il tetto di affollamento pubblicitario per la Rai così da abbassare il canone: «È un pasticcio assoluto. Il contrario di quello che andrebbe fatto», sentenzia. «La Rai senza canone vorrebbe dire migliaia di licenziamenti e questo significherebbe distruggere il mercato». A stretto giro, in una nota ufficiale la Lega si dice «lieta di confrontarsi con l’ad di Mfe-Mediaset e la sua azienda sul futuro dell’offerta televisiva italiana, ivi compreso il miglioramento della tv pubblica. Il dialogo è sempre utile, anche perché l’obiettivo è migliorare la concorrenza e la qualità complessiva del prodotto». Si vedrà.
Sull’altro fronte, un ulteriore stop a certi ammiccamenti viene dal commento all’intervista nella quale Marina Berlusconi si è detta in maggior sintonia con la sinistra sui diritti civili. «La parola comunista mi si addice quanto la parola interista», premette Berlusconi jr sgombrando il campo da ogni ambiguità. «Marina ha espresso un’opinione personale e come editore e, ovviamente, è libera di farlo. La difesa dei diritti civili è nel Dna di ciò che ci ha tramandato mio padre. Ma è una battaglia di modernità e di civiltà che non è né di destra né di sinistra», precisa Pier Silvio, correggendo garbatamente la sorella. L’eredità lasciata dal padre, confida più tardi il secondogenito, comprende anche «il fascino della politica in termini di adrenalina, avventura, spinta, rapporto con la gente io lo sento, è qualcosa che ahimè sento di avere. Parlare con le persone è stato il mio mestiere per più di 30 anni, perché questo fa la tv. Ma un conto è partecipare a una grande avventura elettorale, un altro è il sacrificio della vita politica di tutti i giorni. E poi che cosa fai, il conflitto di interessi come lo gestisci? Vendi tutto? Molli tutto in mano a qualcuno? Non è una faccenda leggera».
Altre possibilità di arruolamento sulla politica internazionale. Che cosa pensi della situazione in Francia e delle elezioni americane? «Per fortuna che in Italia c’è un governo stabile… La stabilità fa bene ai cittadini, alle aziende e agli imprenditori. Povera Francia. Sulla leadership americana di oggi faccio fatica a esprimermi». L’ultimo argomento paludoso è l’intestazione dell’aeroporto di Malpensa. «Tutto ciò che viene intitolato alla memoria di nostro padre a noi figli non può che fare piacere perché lo stramerita. Noi non siamo stati coinvolti, lo abbiamo saputo alla fine e forse le modalità potevano essere diverse. Era prevedibile che ci sarebbe stata polemica. Ma soprattutto», sottolinea Pier Silvio, «quello che non mi piace è chi oggi fa polemica sulla polemica. Lo trovo terribile». Più tardi, parlando al gruppo di giornalisti più nottambulo, Berlusconi jr specifica che si rivolgeva al sindaco Beppe Sala. «Cosa c’entri che tiri in ballo mia sorella sui social? Di’ se sei favorevole o no. Non rompere. Puoi anche dire che sei contro per mille motivi, ma non fare polemica sulla polemica. Sala pensasse a Milano. Io vivo in Liguria, ma tutte le volte che vengo qui dico che è un disastro: traffico, delinquenza, buche…». Inevitabile, la replica piccata del primo cittadino milanese, nel frattempo precipitato al 19° posto della classifica dei sindaci: «Io userei la dedica dell’aeroporto per fare politica? Vorrei ricordare che in Italia c’è un partito che porta il nome Berlusconi. L’intitolazione non è un atto politico?». Intanto, proseguendo nella loro strategia di travisamento, ieri i siti di alcune testate nazionali titolavano: «Pier Silvio: un errore intitolare Malpensa a mio padre». La mistificazione è servita.

 

 

 

A Del Debbio la striscia di Rete 4, Diletta Leotta new entry per condurre La Talpa

«La serata dei paccheri», come l’ha ribattezzata il padrone di casa di Cologno monzese, è un gioco di società che alterna chicche e smentite. Le chicche sono quelle che Pier Silvio Berlusconi, Ceo di Mediaset, Federico Di Chio, direttore generale marketing strategico, e Mauro Crippa, direttore generale informazione, dispensano durante la presentazione della prossima stagione. Le smentite, invece, sono quelle che colleziona la fiction della narrazione corrente, uscita clamorosamente bocciata dalla serata. Da giorni leggiamo anticipazioni sul ridimensionamento dei programmi cosiddetti «sovranisti», invece si apprende che la vera novità del palinsesto di Rete 4 sarà la striscia dell’access primetime affidata a Paolo Del Debbio al posto di Bianca Berlinguer. La quale, a sua volta, raddoppia con un nuovo appuntamento la domenica virato sull’inchiesta, in un’altra serata competitiva contro Che tempo che fa sul Nove e il Report allungato su Rai 3. Non si sa ancora se quello di Del Debbio, che manterrà Diritto e rovescio al giovedì, sarà solo il primo segmento di una staffetta oppure se si allungherà a tutto l’anno, sta di fatto che «abbiamo un gruppo di professionisti che ci consente di fare gioco di squadra», sottolinea Berlusconi jr. Non è del tutto escluso un ritorno di Bianca Berlinguer, dunque, o l’impego di qualcun altro, da gennaio. «Ciò che più conta è che Rete 4 è protagonista di un riposizionamento unico nella storia della tv, da rete di telenovele a rete di approfondimenti e informazione, con una ricchezza di proposta e di conduzioni che non ha eguali all’estero», sottolinea Crippa al fianco dell’amministratore delegato e poi al tavolo dei direttori delle maggiori testate presenti, alla faccia del siluramento imminente come – altra smentita – ci raccontano certe indiscrezioni. Restando a Rete 4, l’altra novità è la riedizione di Freedom condotto da Roberto Giacobbo, il sabato sera, che completa la settimana di produzioni interne della rete.
Più d’una, come accennato, le chicche. Il rinnovo per altri due anni del rapporto con Il Volo e con il duo Pio e Amedeo, per testarli su altri progetti oltre la vis comica controcorrente. Confermate tutte le serate di Maria De Filippi, gli altri giochi e varietà, si rivedrà La Talpa, reality molto discusso per gli eccessi trash. «Ma stavolta ne faremo una versione glam», sintetizza Pier Silvio, «con la conduzione di Diletta Leotta a cui do il benvenuto in Mediaset». Andrà in onda free da ottobre, prima su Infinity e poi su Canale 5 (salvo la puntata finale anticipata sull’ammiraglia) con l’intenzione di creare una sinergia tra piattaforme, e completerà un trittico di reality inaugurato dal nuovo Temptation island e dal Grande fratello, sulla rampa a inizio settembre. Altra novità su Canale 5, due serate speciali per «celebrare i grandi artisti nati ad Amici, il format con il quale Maria De Filippi sta scrivendo un pezzo di storia della musica italiana». Sarà una produzione Fascino in collaborazione con Verissimo, che vedrà fianco a fianco Maria e Silvia Toffanin, cui sarà affidata la conduzione. Musica al centro anche di una serie di concerti evento di Andrea Bocelli, Vasco Rossi, Pooh, Annalisa e Laura Pausini, quest’ultimo anticipato da una sorta di doc a puntate che inizierà su Infinity. Infine, si allarga all’intrattenimento anche Italia 1, con Max working e le performance di Max Angioni, e Il Formicaio, versione italiana di un format comico spagnolo.
In conclusione, una serata dei paccheri dall’alto contenuto tele-calorico. Alla quale, con inusitata auto-smentita, si è sottratto proprio Pier Silvio Berlusconi, preferendo un ricco piatto di bresaola.

 

La Verità, 18 luglio 2024

Berlusconi jr: «Mediaset primo editore italiano»

Bianca Berlinguer e Myrta Merlino confermate. Il Grande fratello, promosso, rimandata L’Isola dei famosi. L’espansione di Discovery Warner Bros? «Mi sembra una televisione che guarda indietro. È curioso scoprire che si accende un ipotetico terzo polo con conduttori e format presi dalla Rai. Sì, hanno provato a portarci via Maria De Filippi con una super offerta, ma siamo strafelici che Maria sia rimasta con noi». Su TeleMeloni: «La Rai non dovrebbe inseguire il successo dell’audience con singoli programmi. L’allungamento di Affari tuoi, un giochino che non richiede nessuna competenza per vincere, non è in linea con la missione del servizio pubblico». Enrico Mentana? «Le nostre porte sono sempre aperte».
È un Pier Silvio Berlusconi che si concede a 360 gradi quello che annuncia ai giornalisti convocati a Cologno monzese per un bilancio sulla stagione 2023-2024 che «siamo il primo editore italiano». Da settembre a inizio giugno le reti del Biscione hanno raggiunto nelle 24 ore il 40,8% di ascolto medio sul target 15-64 anni, mentre la Rai si ferma al 31,2. Anche nel target complessivo, sempre nelle 24 ore, la tv commerciale supera la tv pubblica: 37,7 contro 36,8% di Viale Mazzini. L’unica fascia dove Mediaset non vince è quella che va dalle 20,30 alle 22,30, dove l’espansione di Affari tuoi è decisiva. Anche per questo «Antonio Ricci sta lavorando per rendere più moderna e competitiva Striscia la notizia».
Tuttavia, sottolinea Pier Silvio, per Mediaset «non sarà possibile mantenere il primato ora che arrivano gli Europei di calcio». Comunque, Canale 5 e Rete 4 resteranno accese tutta l’estate. «Dario Maltese condurrà Mattino 5 e Simona Brachetti Pomeriggio 5», annuncia Mauro Crippa, direttore dell’informazione, mentre la coppia composta da Roberto Poletti e Francesca Barra sarà al timone dell’access prime time di Rete 4. Niente fughe in avanti, però. «Dei nuovi innesti siamo soddisfatti», assicura Berlusconi jr «Myrta Merlino a Pomeriggio 5 ha fatto un buon lavoro e il prodotto è migliorato. Di Bianca Berlinguer siamo molto soddisfatti, il prime time va alla grande. Si sa che l’access prime time è difficile per Rete 4, ma siamo soddisfatti e stiamo lavorando a nuovi prodotti con Bianca. E non abbiamo motivi per non riconfermare questo Pomeriggio 5 con Myrta Merlino».
Se battere la Rai non è la mission principale, ciò che conta è il volume di contatti offerto agli investitori grazie al sistema integrato che combina tv lineare e digitale, radio e Web. Anche per questo nel primo semestre del 2024 si confermerà la crescita della raccolta pubblicitaria del 6% registrata nello stesso periodo del 2023. Per documentare i motivi di soddisfazione Berlusconi jr racconta: «In passato, quando incontravo gli investitori ne uscivo sempre un po’ contrariato perché sentenziavano immancabilmente che la tv generalista era morta. Stavolta ci hanno chiesto come abbiamo fatto a ribaltare questa previsione, a conquistare ulteriore centralità e consolidare i nostri fondamentali». Perciò da Cologno si guarda con fiducia crescente a Mediaset for Europe con Spagna e Germania. Ma restando al «piccolo e superaffollato mercato italiano, il sistema Mediaset batte i giganti del Web», sottolinea Pier Silvio, spiegando col direttore marketing strategico Federico Di Chio che il gruppo ha raggiunto una quota di spettatori settimanale di 95,9 milioni (YouTube è a 38 milioni, Netflix a 13,5). La Rai però ribatte e contesta le cifre fornite da Mediaset: «La Rai nei primi cinque mesi del 2024 si conferma primo editore televisivo in Italia, distanziando le reti Mediaset nell’intera giornata e nel prime time». E Ancora: «Considerando le reti generaliste, la Rai ha circa 5 punti di vantaggio su Mediaset nell’intera giornate e ben oltre 7 punti di vantaggio nella prima serata. Va evidenziato come sia aumentato il divario tra Rai 1 e Canale 5 nel prime time rispetto allo stesso periodo del 2023. Nel 2024 Rai 1 ha fatto registrare un +7,3% di share rispetto a Canale 5».

 

La Verità, 6 giugno 2024