«Quante Verità nascoste in Italia ancora da svelare»
Dopo 22 anni in Rai, Milo Infante è appena atterrato sul pianeta Mediaset dove condurrà due programmi su Rete 4: una striscia quotidiana al mattino e una prima serata al martedì, al posto di È sempre cartabianca di Bianca Berlinguer.
Qual è il suo stato d’animo per il debutto: curiosità, entusiasmo, preoccupazione?
Prevale la preoccupazione per l’impegno in una realtà editoriale diversa e in un orario tutto nuovo. Credo sia giusto essere preoccupato perché Mediaset ha delle aspettative sul mio lavoro. Proverò a farlo al mio meglio. Il sentimento prevalente è la preoccupazione unito alla felicità per la nuova avventura.
Mediaset le chiede uno share minimo?
Non ne abbiamo parlato perché la striscia quotidiana di Ore 11 è una sperimentazione. Ci aspettiamo che cresca gradualmente. In Rai, all’inizio, Ore 14 faceva l’1.9% per poi raggiungere punte del 13. Mi sembra che alla presentazione della stagione il presidente Pier Silvio Berlusconi abbia fissato a Natale una verifica.
La preoccupazione maggiore deriva dalla concorrenza per il programma del martedì sera, Verità nascoste, nella collocazione di È sempre cartabianca?
Il martedì è un giorno difficile, con grande pluralità di offerte. Con sintesi volgare si potrebbe dire: so’ ca…i. Affronterò con umiltà Giovanni Floris da una parte e Le Iene dall’altra, oltre alla controproposta della Rai, prima Mi manda Raitre e poi Filorosso di Antonino Monteleone. Una serata affollata, ma a me piacciono le sfide.
Nel pomeriggio di Canale 5 è iniziato anche Verità nascoste – Il diario.
L’ho trovata un’idea coraggiosa e molto generosa. Per farmi conoscere, Mediaset mette a mia disposizione forse il pubblico più ampio che abbia mai avuto in una rete ammiraglia e in una fascia di grande ascolto.
La condirezione di Videonews, la testata di informazione Mediaset, è il vero motivo del suo abbandono della Rai per l’impossibilità di far coesistere la conduzione e il ruolo di direttore?
No, alla fine anche in Rai erano possibilisti. Tuttavia, nella tv pubblica non ho trovato condivisione della mia idea di sperimentare nuovi formati e nuovi linguaggi. Disponibilità che ho trovato moltiplicata in Mediaset. Quando li ho incontrati la prima volta, Mauro Crippa e Andrea Delogu (direttore generale e vicedirettore dell’Informazione e comunicazione Mediaset ndr) mi hanno raccontato il percorso che avevano in mente per me all’interno dell’azienda, prima ancora di parlare della conduzione dei programmi. Questo mi ha molto gratificato.
Quali sono Le verità nascoste? È un titolo un po’ complottista?
Sono quelle che non abbiamo ancora scoperto. Non sempre la verità processuale coincide con la verità vera o la verità intera di un avvenimento.
Un esempio?
Su Garlasco, considerati i tanti errori commessi, le verità nascoste sono talmente tante che non si sa da dove cominciare.
Prima puntata dell’uno settembre su Garlasco o sul caso Ranucci?
Dipende da ciò che succede. È la cronaca a comandare, vedremo cosa si scoprirà su Ranucci-Lavitola.
Al posto di Ranucci avrebbe fatto un passo indietro?
Non è facile mettersi nei panni degli altri. La vera domanda è: mi sarei mai seduto a tavola con Lavitola?
L’hanno fatto fior di editorialisti e direttori di giornali.
Evidentemente Lavitola ha grande capacità attrattiva se persino Paolo Mieli mangiava felice il suo piatto di vongole sgusciate, ma non lo ascoltava nei momenti clou… Per me, in questa fase, Ranucci è una vittima, una vera responsabilità dev’essere provata diversamente. Dobbiamo fare attenzione a non trasformarci noi nei Pm.
Certo, ma sul piano della credibilità di un conduttore del servizio pubblico una riflessione è opportuna.
È una valutazione che fortunatamente deve fare la Rai. Oggi ci chiediamo se il lavoro di Report è stato trasparente, ma la Rai ha tutti i giorni la possibilità di verificare la correttezza dei suoi programmi. Se si considera Report un mondo a parte forse si è vissuto nel far west per anni, ma non credo sia così.
In queste prime settimane a Mediaset quali differenze ha riscontrato rispetto alla Rai nel metodo di lavoro e nel rapporto con i colleghi?
Il rapporto con i colleghi della Rai è sempre stato straordinario, ma a Mediaset ho trovato un affetto che non mi sono ancora meritato. Un’accoglienza che ti avvolge e, dal centralinista al dirigente dell’ottavo piano, ti fa sentire parte di una famiglia.
E sul metodo di lavoro?
Sto applicando il mio, ma dall’altra parte trovo un’azienda dinamica nella quale il prodotto è al centro di tutto e dove, a fronte di una richiesta, c’è una risposta.
Che cosa pensa guardando alle esperienze di altri colleghi come Gerardo Greco e Bianca Berlinguer arrivati a Mediaset dalla Rai oltre a Myrta Merlino che proveniva da La7?
Sono esperienze molto diverse. Bianca ha portato un format che si sta consolidando e che quest’anno al mercoledì regalerà grandi soddisfazioni. Myrta Merlino è arrivata per condurre un programma ed era legata alle sorti di quel programma.
Vivere a Milano aiuta a star lontani dal «mondo di mezzo», quello dei ristoranti romani dove giornalisti, politici, lobbisti e manager pubblici si danno del tu e dove nascono situazioni complicate?
Assolutamente. È il mondo della Roma che si attovaglia e che Dagospia ha raccontato in maniera eccelsa in tutte le sue declinazioni. Milano è lontana dal sistema di «A Fra’, che te serve?» di evangelistiana memoria.
La Madonnina preserva?
Sì, senza pensare che qui siano tutti stinchi di santi. Anche a Milano si fa politica e si può inciampare. Serve prudenza, devi sapere con chi ti attovagli e cosa vuole la persona che hai davanti.
Com’è riuscito finora a non essere paparazzato dalle testate di gossip?
Non vado nei locali, non vivo il jet set. Ho la mia famiglia, mia moglie e mio figlio. Pensa che certi ambienti non m’invitino a cena? Preferisco declinare perché magari non so bene chi paga il conto e c’è il rischio che devi pagarlo tu, non in contanti ma in favori.
Come valuta il fatto che dopo Garlasco il nuovo cold case sia l’uccisione di Simonetta Cesaroni di 35 anni fa?
Ai tempi di Simonetta Cesaroni non si potevano fare indagini sofisticate come oggi. Per di più, che anche quelle possibili sono state fatte male.
Come per Chiara Poggi?
Basta dire che dal 13 agosto 2007 per tutto questo tempo l’unico sospettato è stato Alberto Stasi. Ad Andrea Sempio, portato in caserma il 14 agosto, non fu chiesto che cosa aveva fatto il giorno prima.
Sono irrisolti anche i casi di Unabomber, del Mostro di Firenze e di Emanuela Orlandi: i nostri corpi investigativi sono inefficienti?
La piccola Kata scomparsa nel nulla da un hotel di Firenze nel giugno 2023 e non è mai più stata trovata. Le indagini o partono bene subito oppure non si riesce più a recuperarle.
Chi sono i suoi amici nel mondo della televisione?
Non sono tantissimi, una è Monica Leoffredi con cui ho lavorato tanti anni e che mmi ha seguito a Mediaset. Ho buoni rapporti con Fiorello, Antonella Clerici, Amadeus e Carlo Conti, anche se non ci frequentiamo quotidianamente. Molti amici li ho fuori dalla televisione.
La Verità, 28 agosto 2026
