X Factor funziona, ma gli serve una rinfrescata

Siamo alla dodicesima edizione ed è inevitabile che una sottile patina di routine si sia posata anche sulla superficie scintillante di X Factor, obiettivamente lo show musicale più innovativo degli ultimi anni (Sky Uno, ore 21.19, share del 4.9%). Del resto, il meccanismo è quello e di lì non si scappa. Esibizioni dei concorrenti, giudizi dei giurati, televoto e ballottaggio finale tra i meno gettonati. L’altra sera gli otto candidati rimasti in gara presentavano i loro inediti, in alcuni casi essendone anche gli autori, in altri giovandosi di collaborazioni più o meno prestigiose. Gli ospiti della serata erano i Subsonica, che hanno presentato il nuovo album e la relativa tournée non senza una velata allusione politica («Cominciamo dall’Europa, una terra senza confini e veniamo solo dopo in Italia, piena di confini»), e gli Hooverphonic. Francamente, nulla di epocale.

Dopo che la stagione scorsa aveva registrato una certa dose di contrasti tra Manuel Agnelli e Fedez, propensi a una ricerca musicale più spinta, e Mara Maionchi e Levante, più favorevoli alle cover, quest’anno si è cercato di evitare conflitti e polemiche che avrebbero potuto rendere faticoso lo svolgimento della gara. Non sono mancate ugualmente alcune punture reciproche (anche l’altra sera tra Agnelli e Fedez), ma complessivamente la convivenza è rimasta all’interno di canoni costruttivi. La riconosciuta versatilità di Alessandro Cattelan ha sempre comunque sciolto i piccoli momenti d’impasse. L’innesto a metà percorso del buonista Lodo Guenzi, leader del gruppo Lo stato sociale, al posto di Asia Argento, accantonata per i noti motivi, ha reso ulteriormente prevedibili le dinamiche dietro il bancone. Rispetto a qualche edizione fa, quando giudici come Mika o Skin conferivano profilo internazionale al talent, adesso si privilegia l’immediatezza e la maggior presa su gusti e mercato discografico domestico. Anche il cambio di direzione artistica da Luca Tommassini a Simone Ferrari ha contribuito a confezionare uno show forse più elegante, ma di minor impatto scenico. Che l’eleganza non sia particolarmente apprezzata di questi tempi lo dimostra anche l’eliminazione di Renza Castelli della squadra di Fedez, interprete di Cielo inglese, un brano sofisticato, sicuramente eterogeneo rispetto al rap e al melodico dominanti.

In estrema sintesi, stiamo sempre parlando di uno spettacolo musicale di grande qualità, ma forse, per non adagiarsi troppo sui successi, urge una nuova iniezione di fantasia.

 

La Verità, 24 novembre 2018

La corte di Corona svela una Berlinguer inedita

A Bianca Berlinguer piacerebbe che Mauro Corona regalasse la scultura di una ballerina. La gradirebbe più di una maternità con bambino. La rivelazione è scaturita da uno dei dialoghi borderline che ormai fanno parte del copione di #cartabianca (Rai 3, martedì, ore 21.20, share del 5.80%, in crescita). Il duetto tra l’ex imbronciata direttora del Tg3 con il cognome che profuma austerità e il buon selvaggio – scultore alpinista scrittore sempre in tv – è l’incipit fisso della puntata. La coppia funziona e conviene piazzarla all’inizio per stimolare l’Auditel. Duettano, flirtano, giocano di fioretto con allusioni e ruvide galanterie che svelano il lato femminile di BB che nessuno sospettava. La principessa e il barbaro. La signora di Roma e il montanaro. La giornalista in total black e lo scultore con i bicipiti scoperti che dissemina il suo eloquio di citazioni più o meno precise. Il gioco dei contrasti diventa sinergia. Quanto le abbiamo giovato noi? E quanto le ho giovato io?, si sono rimbalzati a inizio collegamento. Dopo il servizio sulle valli del Veneto colpite dal maltempo Corona annuncia che andrà a prendersi qualche pino cembro per scultura. «Così ne farà qualcuna anche per noi». «Una per lei di sicuro». «Grazie. E che scultura mi farebbe? Voglio espormi…». «Non certo una ballerina». «Oddio, se mi voleva fare una ballerina non è che mi offendevo. Per me andava bene». «Per lei farei una maternità, una mamma col bambino. Poi ci metto san Giuseppe vicino…». «Beh, come la Madonna non mi ci vedo molto…». Scorre un breve filmato dal profilo Facebook in cui lo scultore modella un crocifisso con la motosega. «Noi con la motosega depiliamo le nostre donne senza ferirle, non abbiamo bisogno di corsi e patentini», butta lì Corona in polemica con le normative. Lei procede con la scaletta prestabilita, ma non resiste e chiosa: «Comunque, io con quella motosega non mi farei mai depilare. Non so le donne di là». «Se vuole provare io le garantisco l’immunità». «Solo l’immunità, perché per il resto non si sa come va a finire, potrebbe accadere di tutto». «Quando vengo a Roma porto la motosega». «Ma non speri nella depilazione». Questo è il tenore. Il consiglio dei ministri, l’assoluzione di Virginia Raggi, l’attacco dei grillini ai giornalisti sono incorniciati nel flirt. L’intervista dura quasi un terzo del programma. Quando arriva Maria Elena Boschi che assiste all’uscita di Luigi Di Maio da Palazzo Chigi il meglio c’è già stato. Con Albano Carrisi si parla ancora un po’ di politica, ma di più di vita privata del cantante, tra Romina Power e Loredana Lecciso.

BB ha imparato, BB è cambiata.

 

La Verità, 15 novembre 2018

Renzi, Veltroni e Dandini: ecco la flashback tv

Cronaca di una serata flashback nella tv italiana. Su Rete 4 a W L’Italia oggi e domani c’è Matteo Renzi con un titolo déjà vu: «Adesso parlo io». Qui siamo al tempo imperfetto e la share si ferma al 2.53%. Su La7 ospiti di Piazza pulita ci sono prima Walter Veltroni, segretario del Pd fino al 2009, poi Pier Luigi Bersani, suo successore anche nel partito (passato prossimo; 4.81%). Su Rai 3 invece ritorna La tv delle ragazze con Serena Dandini: passato remoto segnalato anche nel titolo: Gli stati generali 1988-2018 (5.98%).

È la tv degli ex, riportati in vita dalla macchina del tempo che troneggia nei nostri salotti. Sembra una serata revival, meglio: una sorta di Isola dei famosi della politica, con ex famosi in cerca di rilancio. Cosa dice, per esempio, l’ex Renzi? «Noi (maiestatis) siamo ontologicamente diversi da Lega e 5 stelle». E esemplifica parlando dei vaccini, cavallo di battaglia di stretta attualità. Nello stesso momento, da Corrado Formigli l’ex Veltroni sta dicendo che gli elettori del M5s non andrebbero insultati (Renzi aveva appena sentenziato che appartengono a un movimento di estrema destra). La vera novità della serata però è La tv delle ragazze. Per inciso: la sera prima su Rete 4 c’era La Repubblica delle donne di Piero Chiambretti e la domenica sera su Rai 3 invece va in onda Le ragazze condotto da Gloria Guida, e ora Dandini si chiede perché gli uomini siano così sgomenti. Dal canto suo esibisce in quota azzurra The Maschilisti, ennesimo travestimento di Elio e le storie tese. L’ospite politico è naturalmente Emma Bonino che esorta a perseguire ulteriori conquiste femminili «perché nessuno ci regalerà niente». Tra la parodia del telegiornale del cambiamento e la valletta gialloverde, Sabina Guzzanti inscena una Maria Elena Boschi che si esercita per Ballando con le stelle e tratteggia un Marco Travaglio in pieno delirio narcisista. Le citazioni del programma originale sono chiosate da un’intervista al suo creatore Bruno Voglino. Scorrono i volti più o meno storici della satira al femminile con la sola, incomprensibile, esclusione di Alessandra Casella. Chiude la serata Francesca Reggiani alias Federica Sciarelli alla ricerca della sinistra scomparsa che «non si trova dal 4 marzo. Qualcuno la dà per morta». La diagnosi c’entrerà qualcosa con tutta questa tv passatista? Sarà mica una forma di accanimento terapeutico?

Aldo Grasso ha scritto che fra vent’anni per capire la società del 2018 gli storici guarderanno talk e reality. Meglio avvertirli di tralasciare la serata dell’8 novembre per evitare vertigini da flashback.

La Verità, 10 novembre 2018

Asia e Fabrizio, propellente per tv di plastica

«Andiamoci piano, io Fabrizio l’ho visto due volte. Dico: due volte». Asia Argento vorrebbe tenerla bassa, ma risulta difficile da ospite d’onore di CR4 – La Repubblica delle donne, il talk tempio del gossip di Piero Chiambretti che su queste cose ci si tuffa e, insieme ad Alfonso Signorini, ci ha costruito l’ultima tranche di carriera (Rete 4, mercoledì, ore 21.25, share del 4.36%). Fabrizio, non tutti son tenuti a saperlo, è Corona: tra lui e Asia è scoccata indomita passione, come documenta la cover di Chi in edicola. I due si sono incontrati e trovati, uniti dalle ingiustizie che hanno subito, affinità vedremo quanto elettive. Argento, per esempio, non ha ancora metabolizzato il licenziamento «via mail» dalla giuria di X Factor per una cosa che assicura di non aver fatto.

Sebbene i neoamanti si siano visti appena due volte, la serata di Rete 4 veleggia su retroscena della relazione, estremi che si attraggono, tecnica dello scoop e messaggi social commentati dalle «ministre» del governo Chiambretti, in verità eterogeneo assai, oltre che dall’immancabile Cristiano Malgioglio. Ci sono molteplici aspetti da sviscerare e angoli dark da illuminare. Il Fabrizio che ha conosciuto Asia è una persona così diversa da quella vista al Grande Fratello Vip, «qualcosa l’avrà fatto arrabbiare». E allora, per difendere l’idea verificata di persona di «un uomo intelligente e profondo e che ha sofferto», meglio cambiare canale imbattendosi proprio in quel X Factor da cui è appena stata licenziata. Che disdetta. La story però è succulenta e ricca di connessioni, a cominciare da quella con il movimento Me too, per proseguire con il ricatto dell’ex attore prodigio Tommy Bennett e il rapporto con il masterchef suicida Anthony Bourdain… Sulla faccenda si pronunciano anche padre e madre. Comprensivo Dario Argento, caustica Daria Nicolodi, di cui viene mostrato il pungente tweet, omettendo però la replica della figlia che dal cristallino pulpito impartisce lezioni di buona condotta, prima di trincerarsi nella privacy.

Insomma, il prodotto da supergossip è rifinito con i fiocchi e ci sarà tanto da scrivere. Asia e Fabrizio sono una manna, il contraltare di Albano e Romina Power. Ora che anche la liason tra Matteo Salvini e Elisa Isoardi è svanita ce n’è più che mai necessità e un’accoppiata più propellente, apoteosi del maledettismo patinato, era difficile immaginarla. Per Signorini e Chiambretti è un invito a nozze irrinunciabile. Ma il risultato è una televisione prevedibile e carnevalesca, più rivolta verso ieri che proiettata al domani.

La Verità, 9 novembre 2018

Fazio, Gruber e lo spettro fasullo del fascismo

Domenica l’altra, presentando il sindaco di Riace Domenico Lucano, anziché dire che lo aveva invitato perché faceva notizia, Fabio Fazio ha spiegato che Che tempo che fa propone «una tv inclusiva». Chissà che cosa ne pensa uno come Morgan, cancellato da tutti i programmi faziani, Festival di Sanremo compreso. Oltre all’immancabile Carlo Cottarelli, con il suo cachet immune dalla spending review di Viale Mazzini, l’altra sera Fazio ha incluso Andrea Camilleri e Lilli Gruber (Rai 1, domenica ore 20.35, share del 14.7%). Dopo la promozione del monologo teatrale su Tiresia, l’autore del Commissario Montalbano si è detto confortato dalla cecità che gli risparmia di «vedere certe facce ributtanti che seminano odio». Il riferimento era a Matteo Salvini perché arrivava dopo un inserto in cui, presentando l’istituzione di una Commissione parlamentare contro l’intolleranza e il razzismo, la senatrice a vita Liliana Segre esortava a «lavorare contro la fascistizzazione del senso comune, che sta appena un gradino sopra quell’indifferenza che 80 anni fa ha coperto di vergogna l’Italia fascista». A tutti – Fazio, Segre e Camilleri – suggerirei timidamente la lettura dell’editoriale del Corriere della Sera di ieri di Paolo Mieli, storico, oltre che ex direttore di quello stesso giornale: «Si può dissentire da ognuna delle misure prese in questi mesi dal governo Conte. In molti, moltissimi casi sarebbe persino doveroso reagire. È altresì necessario esprimere queste critiche nei modi più espliciti ed energici… Ma», scrive Mieli, introducendo una corposa carrellata di accuse di fascismo, «è quasi sempre sbagliato evocare – per dar forza a discorsi del genere – il ritorno di un regime fascista». A corroborare l’artificioso discorso, Fazio e i suoi ospiti hanno enfaticamente citato la strage nella sinagoga di Pittsburgh, dimenticando al contempo la ben più prossima sevizia mortale di Desirée Mariottini nel quartiere di San Lorenzo a Roma.

In chiusura di serata Lilli Gruber è venuta a presentare il suo libro, L’inganno, sul Sudtirolo laboratorio della strategia della tensione. Un’intervista molto recitata. «Quali sono le implicazioni che ha una storia apparentemente lontana con il presente?», ha chiesto tutt’altro che ingenuamente Fazio, innescando il comizietto in trasferta della conduttrice di La7. «Vedo una voglia di tornare indietro, una voglia di muri, un concetto di identità che è quasi antistorico», ha incalzato Lilli prima dell’accorato appello finale: «Fabio, io sono molto preoccupata per la tenuta della nostra Europa… Vogliamo un po’ di bene a quest’Europa».

Non sarà che la tv inclusiva faziana è un filino strabica, per non dire militante?

La Verità, 30 ottobre 2018

La spontaneità della Clerici non salva «Portobello»

Era comprensibilmente emozionata Antonella Clerici alla prova d’esordio di Portobello, oltre quarant’anni dopo il debutto di Enzo Tortora. L’esame era di quelli particolarmente ostici, considerato il confronto inevitabile con una delle pietre angolari della televisione degli ultimi decenni. Da lì, infatti, dalle varie rubriche di quel programma, nacquero altrettanti spin off: da Carràmba che sorpresa a I cervelloni, da Chi l’ha visto? a Stranamore, solo per citarne alcuni. La Clerici era ben consapevole dell’azzardo in cui si è infilata, tuttavia ha fortissimamente voluto scommettere sull’impresa scegliendo di abbandonare La prova del cuoco per affacciarsi in prima serata, per altro contro il solidissimo Tú sí que vales di Maria De Filippi. Coraggiosa, la Clerici, niente da dire. Il risultato è stato inequivocabile: 28.8% di share per il talent di Canale 5 contro il 20.2 del mercatino tv di Rai 1. In fondo, a ben guardare, si tratta di due programmi nazionalpopolari. Anzi, considerate le provenienze di alcuni dei concorrenti, il primo si può definire internazionalpopolare.

Non era la competizione con la concorrenza, però, a emozionare e motivare il rischio della Clerici. Bensì l’impegnativo paragone con l’illustre antenato: diversi il contesto e il linguaggio televisivo, identici in gran parte si sono rivelati gli altri ingredienti. Il pappagallo innanzitutto, la cui presenza ha suscitato eccessive critiche dagli animalisti. Poi Carlotta Mantovan, moglie di Fabrizio Frizzi, nel ruolo di guida delle telefoniste che fu di Renée Longarini (tra quelle arruolate da Tortora c’erano Paola Ferrari, Gabriella Carlucci, Carmen Russo, Eleonora Brigliadori). Le cabine per i vari inserzionisti, tra i quali spiccavano Carlo Verdone in versione rockettara alla ricerca di rarità discografiche e un meno azzeccato inventore, deciso a raddrizzare la Torre di Pisa. Uguali anche le varie rubriche, a cominciare dal «Dove sei?», con il commovente ricongiungimento tra due fratelli o la ricerca dei salvatori di un gruppo di studenti rimasti imprigionati in una grotta 35 anni fa. La Clerici si è affidata alla spontaneità, smarrimenti compresi, all’interno di un format vintage dai tempi fin troppo rallentati. L’onestà va apprezzata, ma c’è molto da limare, una volta intrapresa questa strada. Tuttavia, dopo la riedizione di Rischiatutto allestita due anni fa da Fabio Fazio, anche questa operazione, a metà fra autocelebrazione e effetto nostalgia, consolida la sensazione che l’innovazione dell’intrattenimento non sia esattamente il punto di forza di questa Rai.

La Verità, 4 ottobre 2018

Manifest e quei misteri che cambiano la vita

Quando c’è la curiosità di vedere come va a finire vuol dire che è stato fatto un buon lavoro. Poi se si raccontano bene anche le storie personali, le premesse sono buone. È partita lunedì sera Manifest, la nuova serie prodotta dal premio Oscar Robert Zemeckis che, raccogliendo sulla Nbc oltre 10 milioni di telespettatori nel giorno della messa in onda, ha registrato il miglior esordio per un drama dal debutto di Blindspot nel 2015. Da noi i 13 episodi sono visibili su Premium Stories (canale 317 di Mediaset Premium e 122 di Sky Italia) con una settimana di differenza dalla programmazione americana.

La storia ricorda da vicino la trama di Lost, motivo per cui gran parte della critica si è mostrata scettica, lamentando assenza di novità e scarsa ricerca autoriale. Anche qui i protagonisti sono un gruppo di passeggeri di un aereo. Ma mentre nel serial firmato da J.J. Abrams in seguito a un’avaria il velivolo atterrava su una misteriosa isola tropicale, qui le persone salite sul volo 828 della Montego Air partito dalla Giamaica il 7 aprile 2013, dopo una improvvisa turbolenza, tornano a casa a New York cinque anni e mezzo dopo. Per loro, però, sono passate solo le poche ore del volo. La misteriosa discrepanza temporale complica non poco le esistenze. La poliziotta Michaela che doveva sposare Jared lo trova maritato con la sua migliore amica. Cal, figlio di Ben, affetto da leucemia, può rientrare in un protocollo di cura, scoperto da Saanvi anche lei passeggera di quell’aereo, che nel frattempo ha mostrato la sua efficacia. La madre di Michaela e Ben, invece, è morta, e a loro non resta che ricordare il suo mantra: «Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio», dalla lettera di Paolo ai Romani, capitolo 8 versetto 28 (gli stessi numeri dell’aereo). Affiora così la componente mistery della storia. Perché, quasi fossero dei prescelti, i reduci dal volo sono trasformati e si trovano in possesso di nuove facoltà psichiche che permettono loro di prevenire eventi tragici.

Senza grandi ambizioni sperimentali e costruita su una trama semplice anche se non banale, rivolta a un pubblico in prevalenza femminile, Manifest mette a tema il senso di precarietà dell’esistenza muovendo da una domanda implicita: chi saremmo se, d’un tratto, fossimo privati delle nostre sicurezze, dei nostri affetti e dei nostri progetti? Come cambierebbe la nostra vita? A che cosa ci attaccheremmo? Interrogativi non marginali, tanto più nei tempi precari nei quali viviamo, che gli autori svolgono in chiave mistery. Registro plausibile quanto più solide resteranno le vicende dei protagonisti.

La Verità, 3 ottobre 2018

Asia e Lory, usare la tv per poter tornare in tv

Nadia Toffa, Asia Argento, Lory Del Santo: tre donne assai diverse tra loro, ma con qualcosa in comune. Nel giro di 24 ore, tra domenica e ieri sera, sono state tutte protagoniste della scena mediatica con confessioni, annunci più o meno a effetto, dichiarazioni assortite. Nadia Toffa è tornata su Italia 1 a condurre Le Iene dopo la lunga pausa cui l’hanno costretta le terapie per il cancro di cui ha diffusamente parlato nei suoi profili e nel libro di prossima uscita (Fiorire d’inverno, Mondadori). Asia Argento è stata ospite di Non è L’Arena di Massimo Giletti su La7 per replicare all’intervista a Jimmy Bennett, l’ex attore che l’accusa di averlo violentato in una camera d’albergo quand’era ancora minorenne, fornendo la sua versione dei fatti. Lory Del Santo ha spiegato al pubblico del Grande Fratello Vip il motivo per cui ritiene che il reality di Canale 5 sia «l’unico posto» nel quale sentirsi protetta e elaborare il lutto del figlio Loren morto suicida a 19 anni. Come si vede, tre vicende molto diverse. Ma con un minimo comun denominatore che non è solo l’appartenere a vario titolo al mondo dello spettacolo, bensì il fatto di usare la televisione come fosse un social network. Il più potente dei social network. Tra i vari dispositivi tecnologici non c’è soluzione di continuità. I messaggi, post o confessioni che siano, convergono nella stessa direzione e si distribuiscono dalla tv ai social e viceversa. Il tratto comune però non riguarda solo l’hardware, il dispositivo scelto. Ma anche il contenuto. Pure su questo la rivoluzione digitale e i social network esercitano la loro potente influenza. Detto in sintesi: il privato è pubblico. Chiara Ferragni e Fedez insegnano. Prima Facebook, e adesso in modo ancora più smart, Instagram, hanno elevato all’ennesima potenza il cambiamento. Nei social si pubblicizza la propria sfera privata. I panni, anche quelli puliti come nel caso della conduttrice delle Iene, si mostrano in pubblico. È significativo anche il fatto che protagoniste di questa tendenza siano soprattutto le donne, quasi a confermare che l’universo femminile è più interessante, o solo più bisognoso di visibilità e legittimazione di quello maschile. Si fa un post e si va in tv per parlare di una malattia, di uno scandalo sessuale, di un dolore materno. Per spiegare le proprie scelte, per aumentare i follower, per convincere i telespettatori, per portare dalla propria parte l’opinione pubblica, per mettersi al centro del villaggio e magari per ritornare in televisione. La tendenza è confermata dal proliferare di altri programmi incentrati su confessioni private, outing, rivelazioni intime…

La società dell’egolatria non sa più cos’è il pudore.

 

La Verità, 1 ottobre 2018

Tra radical chic e pop, Cattelan è mainstream

Si è aperta con una lunga e volutamente esplicita citazione di Birdman di Alejandro González Iñárritu la puntata d’esordio di E poi c’è Cattelan a teatro, primo di sei appuntamenti con Alessandro Cattelan dal Franco Parenti di Milano (Sky Uno, matedì, ore 21.15). Birdman (4 Oscar nel 2015) narra la vicenda di un attore cinematografico divenuto famoso interpretando un supereroe, ora caduto in disgrazia, che decide di dedicarsi al teatro. Inseguito da un Valerio Mastandrea truccato da supereroe che lo esorta a non montarsi la testa, Cattelan ribatte che vuole continuare a fare ciò di cui è capace, ovvero la tv. «Ma la voglio fare qui, a teatro», s’incaponisce. «Il teatro è il luogo dove la gente va a soffrire per sentirsi intelligente», lo fulmina Mastandrea. Ma non c’è niente da fare, perché il gioco dell’esperimento di Sky è proprio ribaltare la prospettiva. Di solito è il teatro che cerca una legittimazione di massa entrando nel piccolo schermo, stavolta la televisione ne cerca una intellettuale chiudendosi in un palcoscenico. Fin qui l’operazione è stimolante. Come se la caverà il linguaggio televisivo tra le quinte del Franco Parenti? I giochi e le interviste del conduttore, pardòn, dell’intrattenitore più talentuoso dell’ultima generazione, reggeranno sul palco? Dopo il prologo, il monologo di Cattelan raffina l’interrogativo: cos’è colto e cos’è di massa? Oggi va di moda il concetto di radical chic, etichetta inflazionata, usata a proposito e sproposito, appena uno si azzarda a mangiare con le posate. In realtà è una categoria larga, che accomuna persone che amano dai Baustelle a Sofia Coppola, dai dischi in vinile al sushi, dal twist al calcio, la lista è lunghissima. Al mondo radical chic va opposto il pop, come suggerisce giustappunto il nuovo numero di Studio su «Cos’è il pop italiano?», e che non c’entra nulla con il populismo. Per inciso, in copertina c’è Cattelan. Il quale, con la leggerezza e la verve che gli riconosciamo, provvede a mischiare le categorie, a rompere gli steccati, a scolorire le etichette.

In attesa di Andrea Bocelli, Chiara Ferragni, Alex Del Piero e Roberto Saviano, gli ospiti della serata erano Tommaso Paradiso, frontman dei The Giornalisti, che ha registrato un vocale di dieci minuti per Fabri Fibra, e Emily Ratajkowski, attrice e star di Instagram con 19 milioni di follower. Un vocale su Whatsapp e i post su Instagram. Forse non si capisce bene cos’è pop e cos’è radical chic, ma di certo è chiaro cos’è mainstream: Cattelan e i suoi ospiti.

 

La Verità, 27 settembre 2018