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Se Dio, patria e famiglia di Lilli sono orfani di Mazzini

Appuntisce lo sguardo e tende il labbro Lilli Gruber quando rivolge la domanda con la quale chiude la conversazione con alcuni dei suoi ospiti di questi giorni: «Lei si riconosce nello slogan Dio, patria e famiglia?». Chissà, forse ha in mente il manifesto esibito a una manifestazione da Monica Cirinnà in cui commentava la triade con un elegante «che vita di merda». Oppure pensa alla sentenza di Enrico Letta, secondo il quale la formula cela un inevitabile «ritorno al patriarcato». Il più delle volte, però, la conduttrice di Otto e mezzo su La7, non ottiene piena soddisfazione. Purtroppo, verrebbe da aggiungere. Qualche giorno fa, per esempio, Letizia Moratti è stata colta di sorpresa perché fino a quel momento si era discusso di Europa ed economia, ma tant’è. L’ex sindaco di Milano e attuale vicepresidente della Lombardia non è una habitué dei talk show per cui ha improvvisato una risposta insapore. Del tipo: credo nella famiglia e nel nostro Paese (Dio non pervenuto), ma la società evolve e si trasforma (che è un’espressione che si porta sempre, qualsiasi cosa voglia dire). Mercoledì sera, invece, è toccato a Romano Prodi rispondere al quesito. Collegato da Bologna, dopo aver confermato il suo voto a Pierferdinando Casini perché si fa più festa in cielo per una pecorella smarrita che torna all’ovile che per tante fedeli, l’ex premier e commissario europeo ha borbottato che lo slogan non lo infastidisce. Come cattolico crede in Dio, ha una famiglia tradizionale ed è solito difendere l’Italia. Il problema è un altro. Quale, presidente? «Il problema è se lo slogan ci riporta indietro a certe culture del passato». Ah, ecco! Prodi si era appena detto lusingato perché Lina Palmerini l’aveva chiamato professore, che non è una diminuzione… Tanto più ci si aspetterebbe che non si appiattisse sulla vulgata gauchiste. Quali sono le pericolose culture del passato alle quali rimanda la triade più gettonata del momento? Mica si parlerà per caso del Ventennio di cui «gli italiani dovrebbero vergognarsi»? Nel corso del programma il fantasma non è stato scoperto, ma è più di una vaga sensazione che sia sempre ben accovacciato e camuffato sotto il tavolo dove fa gli onori di casa la soave Dietlinde. Perciò corre l’obbligo di dare una notizia a lei e agli adoranti telespettatori. La triade Dio, patria e famiglia è stata coniata da Giuseppe Mazzini in un testo fondante del Risorgimento intitolato Doveri dell’uomo (1860), scritto in polemica con i rivoluzionari francesi che insistevano solo sui diritti. Da allora è passato un secolo e mezzo, ma certe situazioni sembrano immutabili.

 

La Verità, 23 settembre 2022