
Acutis, il santo millennial conquista tv e cinema
Il biopic Il mio nome è Carlo, domenica su Canale 5, interpretato da Samuele Carrino, racconta la vita del ragazzino stroncato dalla leucemia che usava i social per divulgare la fede cristiana. In ottobre nelle sale un documentario con testimonianze di genitori, amici e sacerdoti sul suo percorso spirituale

«Vile l’Unione europea che minaccia l’arte»
Massimo Cacciari: «La lettera con l'ultimatum alla Biennale per chiudere il padiglione russo è una vergogna. Buttafuoco tenga duro, se resisterà gli dirò bravo, se dovesse cedere, tenendo conto di tante pressioni non mi scandalizzerei. Non mi stupisce il silenzio degli intellettuali, hanno le loro convenienze»

Ci sono cast e paesaggio, ma poi spunta Bisio
In Uno sbirro in Appennino funziona il contorno, mentre zoppica il protagonista, un commissario controvoglia, con i traumi del passato da mettere a tacere, gli amori incompiuti che rispuntano e indagini condotte con la psicologia più che con la ricerca delle prove. Dopo tanti tentativi manca sempre Montalbano

Due poliziotti rivali a Oslo come a Gotham city
In Detective Hole, la serie nordic noir di Netflix firmata da Jo Nesbø, si scontrano due investigatori, uno tormentato dalla dipendenza dall'alcol, l'altro ossessionato dalla missione di ripulire l'umanità dalla spazzatura. Intanto bisogna stanare un serial killer, autore di macabri omicidi con rituali religiosi

«Un intellettuale non di sinistra è un’anomalia»
Andrea Minuz, autore dell'imperdibile Egemonia senza cultura: «La formula gramsciana è riconoscibile in quello che accade in Rai considerata come bottino dei vincitori e nelle facoltà universitarie dove si studia Moravia e non Giuseppe Berto. L'emblema di questo sistema è Veltroni, un uomo network»
Maurizio Caverzan
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