
Acutis, il santo millennial conquista tv e cinema
Il biopic Il mio nome è Carlo, domenica su Canale 5, interpretato da Samuele Carrino, racconta la vita del ragazzino stroncato dalla leucemia che usava i social per divulgare la fede cristiana. In ottobre nelle sale un documentario con testimonianze di genitori, amici e sacerdoti sul suo percorso spirituale

Preoccupati e boomer, al cinema ritornano i papà
«Noi e loro», «La casa degli sguardi» e «Adolescence» riscoprono genitori che fanno lavori tradizionali e sorpassati dalla contemporaneità, ma che si misurano con i deragliamenti esistenziali dei figli. Non facendo i padri-amici o dando risposte preconfezionate, ma essendo presenti: è già qualcosa

Spot-incubo: ruoli ribaltati e cani invece di figli
La pubblicità è sempre più ostaggio delle formule della modernità chic. Qualche sera fa, uno dopo l'altro, un messaggio in cui mentre lui apparecchiava con cura la tavola lei tagliava l'erba e i rami degli alberi e un altro su un'auto a sette posti per una famiglia numerosa, composta da una coppia e 5 bestiole

Benigni, giullare del Colle, sogna una Ue che non c’è
La presunta TeleMeloni concede 140 minuti senza pubblicità al premio Oscar per raccontare un'Europa inesistente. In realtà è un disegno delle élite intellettuali che taglia le radici greco-cristiane, si regge sulle emergenze e vorrebbe eliminare l'obbligo dell'unanimità, unico baluardo di democrazia

Il viaggio di Adolescence nell’inferno dei ragazzi
Imperdibile la serie di Netflix che racconta in quattro drammatici episodi gli adolescenti ostaggi dei social. È una storia che mette a nudo l'impotenza degli adulti, dai professori e agli psicologi, estranei a mondi che nascondono bullismo, frustrazione e rabbia. Come vediamo in tanti tragici fatti di cronaca
Maurizio Caverzan
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