
Acutis, il santo millennial conquista tv e cinema
Il biopic Il mio nome è Carlo, domenica su Canale 5, interpretato da Samuele Carrino, racconta la vita del ragazzino stroncato dalla leucemia che usava i social per divulgare la fede cristiana. In ottobre nelle sale un documentario con testimonianze di genitori, amici e sacerdoti sul suo percorso spirituale

«A Bologna Lepore impone un totalitarismo ambiguo»
Davide Rondoni: «Il sindaco gestisce in modo militante la città. Dall'ecologismo di facciata al linguaggio gender nei documenti fino all'impunità dei centri sociali che, in cambio, fanno il lavoro sporco. Questa è da sempre una città di estremismi. Svolta green? Di green vedo la molta erba spacciata»

I fantasmi che ballano alla Corrida di Amadeus
Sullo sfondo del people show in onda sul Nove spuntano gli spettri della Rai e di Corrado. Solo i dilettanti allo sbaraglio riescono a dissolverli per un po'. Ma forse il conduttore si chiede se ha sbagliato a lasciare la tv pubblica per andare su una rete con un palinsesto diviso tra Crozza e i varietà pop

«Il pubblico ha meno pregiudizi dei critici»
Paolo Sorrentino: «Ci sono due modi di vedere un film: sezionarlo nelle sue parti o immergersi nell'emozione: gli spettatori scelgono il secondo. Parthenope è una donna libera che si ostina a restarlo. M'incuriosisce più la Chiesa di Cristo, la ritraggo trasgressiva, non corrotta. Greta Cool non è Sophia»

Breve apologo sui buoni che ci guardano dall’alto
Le élite hanno sempre ragione, ma qualche volta sbagliano i calcoli. Però non demordono, non si arrendono perché sono dalla parte giusta della storia. Sono sempre stati così? Certo, ma ora lo sono un po' di più perché sono i migliori. Forse non sono contenti, ma potrebbe andare anche peggio...
Maurizio Caverzan
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