Acutis, il santo millennial conquista tv e cinema

Il biopic Il mio nome è Carlo, domenica su Canale 5, interpretato da Samuele Carrino, racconta la vita del ragazzino stroncato dalla leucemia che usava i social per divulgare la fede cristiana. In ottobre nelle sale un documentario con testimonianze di genitori, amici e sacerdoti sul suo percorso spirituale

«La bellezza è visibile anche da chi non vede»

Vincenzo Mollica, storico inviato del Tg1, racconta cosa lo mantiene sereno malgrado la cecità e il Parkinson: «Queste patologie mi spronano a cercare l'essenza della vita. Ho l'aiuto della mia famiglia e della fede, Gesù è fonte permanente di speranza». E poi parla dei suoi amici, da Fellini a Mina a Celentano

«Contento per Malpensa, Sala si occupi di Milano»

Pier Silvio a tutto campo ai palinsesti Mediaset: «Mio padre mi ha trasmesso la passione per la politica, ma come si fa con il conflitto d'interessi? L'idea di abbassare il canone Rai è un pasticcio. TeleMeloni? Non esiste, forse qualche scelta è sbagliata. Povera Francia, l'Italia ha un governo stabile»

«Le donne vere vittime del neofemminismo»

Annina Vallarino smonta le nuove contestazioni: «Sono rivendicazioni d'élite, come quelle sul linguaggio, portate avanti dalle star di Hollywood. Sono davvero così frustrate? La femminocrazia produce incomunicabilità. SI vuole riformare il maschio e femmiinilizzarlo come Timothee Chalamet»

«La nostra grande bellezza è il cristianesimo»

Antonio Socci: «Nel mio libro racconto la Toscana, scrigno a cielo aperto del tentativo umano di avvicinarsi a Dio. Se i vertici della Chiesa ne avessero coscienza non parlerebbero di premierato. L'Italia è la culla dell'Occidente e questa terra ne è il cuore. Non sono stato invitato alla Fiera di Francoforte»

Maurizio Caverzan

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